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Case ed efficientamento energetico

Lo spauracchio dei valori catastali e la corsa ai pannelli solari

Li vende anche Alibaba.com a 35 dollari l'uno. Case ed efficientamento energetico hanno determinato un fenomeno: la corsa ai pannelli solari.

Con la speculazione sui costi energetici, il martellamento sulla conversione energetica e sulle politiche green, il prodotto pannelli solari è candidato a entrare nel paniere delle famiglie italiane alle prese con bollette da capogiro e con il costante aumento del bilancio familiare.

L’efficientamento energetico delle abitazioni nell’ambito del piano per la riduzione delle emissioni di CO2 collegato all’obiettivo “Fit for 55”, è anche lo strumento che regolerà il valore di mercato degli immobili  va causa della direttiva EPBD (energy performance of buildings directive).

La direttiva punta a far si che dal 2050 tutte le abitazioni nella UE siano a emissioni zero, cioè a massima efficienza. Per fare questo bisogna da un lato introdurre strette normative sulle nuove costruzioni, ma dall’altro bisogna efficientare, in modo forzato, quelle esistenti. Il che rivouzionerà inevitabilmente anche i valori catatali.

La bozza della nuova EPBD prevede che, a partire dal 2027, gli Stati vietino la vendita e l’affitto degli immobili di classe inferiore alla classe energetica E.

Dal 2030 l’asticella si alzerà alla classe energetica D, per escludere poi dal mercato dal 2033 gli immobili delle classi inferiori alla C.

Si dovrebbe procedere più lenti per gli appartamenti in condominio: classe minima E per venderli o locarli dal 2030, D dal 2033 e C dal 2040.

Per tutti, il divieto di vendita potrà essere superato se l’acquirente si impegna a raggiungere la classe energetica minima indicata dalla direttiva entro tre anni dalla stipula dell’atto di vendita.

Gli edifici nuovi dovranno essere a emissioni zero dal 2030 e quelli pubblici dal 2027. Esistono delle deroghe, ma sono oggettivamente minimali e riguardano immobili agricoli, industriali o iolati con superficie inferiore da 50 mq.

Uno spauracchio che porterà molti a vendere: si calcola che 2,15 milioni di immobili in Italia siano anteriori al 1918. Il che avrà nuove pesanti ripercussioni sul mercato immobiliare e dei mutui.

 


Si calcola che l’87% degli immobili italiani sia in classe D o inferiore. A questo punto i proprietari saranno nella necessità di:

spendere decine di migliaia di euro in ristrutturazioni immobiliari costose;
adattarsi ad avere una casa che viene a valere ZERO e che non potranno vendere né affittare. Probabilmente potranno, al limite, utilizzare come prima casa.
Non solo. Vogliamo citare il report Banca d’Italia sulla Ricchezza delle famiglie italiane, quello spesso citato quando si parla di “Imposta patrimoniale”, soprattutto all’estero.

A fine 2020 la ricchezza netta delle famiglie italiane è pari a 10.010 miliardi di euro, 8,7 volte il loro reddito disponibile, registrando una crescita dell’1% (circa 100 miliardi) rispetto al 2019. Le abitazioni, principale forma di investimento delle famiglie, rappresentano quasi la metà della ricchezza lorda. Le attività finanziarie risultano in crescita rispetto all’anno precedente, soprattutto per l’aumento di depositi e riserve assicurative, mentre il totale delle passività è pressoché stabile

Dato che un bene che non è vendibile ha, per sua natura, un valore zero circa il 40% della ricchezza delle famiglie italiane rischia di scomparire nel nulla.

In prefetto stile sovietico poi la Commissione prevede dei piani nazionali  con delle tabelle di marcia con obiettivi stabiliti a livello nazionale e indicatori di progresso misurabili, con obiettivi fissati per il 2030, 2040 e 2050. Ristrutturare diverse milioni di case italiane è un obiettivo…. impossibile, considerando che in due anni di 110% se ne sono ristrutturate poco più di 300 mila. Però tutto va bene, a quanto pare.

Siete pronti a spendere decine di migliaia di Euro per efficientare la vostra casa secondo i voleri della UE nei prossimi anni e senza neppure più l’aiuto del 110%?

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