i soldati della flotta imperiale russa intervengono per primi tra le macerie del terremoto del 1908
La flotta russa andata in soccorso ai terremotati del 1908
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Storia del piccolo Letterio, salvato dai russi

Messina 1908: i soldati della flotta imperiale russa intervengono per primi tra le macerie del terremoto

(di Corona Perer) - Messina 1908: questa è la storia di un bimbo ritrovato sotto le macerie del terremoto di Messina. Quel bambino era mio nonno. Fu salvato dai russi che furono i primi ad intervenire. Il sindaco di allora, per aver fatto presente al Re il ritardo delle squadre italiane, venne rimosso per Lesa Maestà. Ma la verità era chiara a tutti: furono i Russi nelle prime ore di quella famigerata mattina a scavare tra le macerie. Era gli uomini dello Squadrone baltico della Flotta Imperiale Russa.

Quello del 28 dicembre 1908, passò alla storia come il terremoto più potente della storia europea: magnitudo 7,5. Distrusse Messina e la vicina Reggio Calabria. Il disastro si verificò intorno alle 5 del mattino, mentre tutti dormivano. Nell'arco di 37 secondi, morì un terzo della popolazione (Messina contava 147.589 abitanti nel 1901, Reggio 77.700). 

Il terremoto (con maremoto) fu registrato dagli addetti all'Osservatorio Ximeniano di Firenze che così annotarono l'evento:

«Stamani alle 5:21 negli strumenti dell'Osservatorio è incominciata una impressionante, straordinaria registrazione: le ampiezze dei tracciati sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri: misurano oltre 40 centimetri. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave.»

Questa altra parte era il distretto di Messina e Reggio Calabria (che tra l'altro era l'epicentro). Sotto le macerie giacevano intere famiglie. Le loro voci si udivano da sotto le rovine fumanti. Ufficiali e marinai russi che erano arrivati poche ore dopo invertendo la rotta nei pressi di Siracusa, rimossero  le macerie a mani nude. Rischiando di essere sepolti dalle scosse di assestamento rimossero travi, calcinacci.

''Centinaia di feriti, tra cui molti bambini, furono trasferiti sulle nostre navi'', ha scritto il giornalista russo e repoter di guerra  Sasha Kots, nel suo canale telegram Kotsnews.
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Letterio de Francesco, mio nonno, si salvò. Fu uno dei tanti bambini che i militari russi portarono a bordo delle loro navi? Può essere, ma non ne abbiamo mai avuto la prova. Di certo lui riemerse nelle prime 36 ore dopo il sisma. Cosa avrà provato sotto la polvere, incastrato, inerme? E' una domanda che mi sono sempre posta. La sua storia mi affascinava moltissimo, non so quante volte ho cercato di immaginare la scena di quel ritrovamento, le mani di chi aveva potuto riportarlo alla vita, l'espressione del volto di chi lo aveva salvato e il volto di quel bimbo che riemergeva dalla polvere.

Portava un nome particolare: Letterio, tipico nome messinese che ricorda un evento miracoloso accaduto a Messina ovvero l'apparizione della Madonna con una lettera. Per lo stesso motivo mia mamma si chiamava come il suo papà: Letteria, diminutivo Lilletta.

Abbiamo sempre festeggiato il compleanno del nonno in una data convenzionale: quella del 19 marzo nella quale si festeggia la festa del papà. Di mio nonno infatti non si sapeva l'età precisa e il giorno della sua nascita, nemmeno l'anno e questo era il grande mistero, una fiaba ai miei occhi. 

Lui non ne parlava mai. In famiglia c'era una tacita regola: non parlarne, non risvegliare quel dolore che conosceva probabilmente solo la moglie. Tutto quello che sapevo - e che restava avvolto nel mistero - veniva dalle parole della mia mamma che a sua volta le aveva sentite dalla nonna e quindi non c'era una certezza reale, né nessuno ha mai cercato di noi nipotini (ed eravamo in tanti) di saperne di più. C'era un rispetto enorme attorno a quella tragedia che doveva sicuramente aver devastato il suo cuore di bambino.

il Maresciallo Letterio De Francesco in uniforme con due dei suoi 5 figli.



Quel bimbetto gracile e solo, riemerso dalle macerie, finì all'orfanotrofio. E lì si domandavano la sua reale età. Di costituzione minuta, fu certamente ritrovato fragile e debole per essere stato anche molte ore sotto le macerie: appariva come un bambino dall'età apparente di sei-sette anni ma poteva averne anche otto, raccontava mia mamma. E del resto anche in età matura era un uomo minuto piccolo nervoso, tipicamente siciliano.

Della sua prima vita ricordava soltanto una cosa: la sua famiglia probabilmente ( e questo 'probabilmente' c'era in tutti i discorsi della mamma) possedeva uno zuccherificio. Doveva essere una famiglia in vista che aveva avuto il tempo di educarlo ai buoni costumi e difatti mio nonno aveva una signorilità tutta sua. Ricordava una sorella e molti anni dopo venne fuori che effettivamente c'era una sorella in America con il suo stesso cognome: De Francesco, ma in Sicilia questo era un cognome troppo diffuso per portare ad una parentela certa. E mio nonno si tenne lontano dal luogo della tragedia.

A noi nipoti restava la fortuna che quel bimbo ritrovato... fosse il nostro burbero nonno e se si lamentava per qualche nostra marachella, da lui ogni rimbrotto era ben accetto e mai discusso, con quello che lui doveva aver passato nei lunghi anni di orfanotrofio! Molte delle nostre domande restarono quindi sempre domande dalle ignote risposte. Sapevamo che in orfanotrofio restò fino a che fu adolescente. A 15 anni decise di arruolarsi e di farsi militare della guardia di finanza. Diventerà il Maresciallo Letterio De Francesco.

Della sua scelta di arruolarsi appena gli era spuntata la barba, si mormorò in famiglia che aveva raccontato di aver visto nei giorni convulsi del terremoto così tanti soldati da voler diventare come loro. In una città decimata, erano al lavoro solo loro e forse -  riemergendo dai calcinacci  - il suo sguardo aveva incontrato proprio uno di loro.

Uscito dall'orfanotrofio il giovane Letterio verrà inviato al Nord a controllare le piantagioni di tabacco (raccontava di aver persino contato le foglie una a una per combattere i contrabbandieri) e sempre risalendo di comando in comando arrivò in Veneto sull'Altopiano di Asiago in un piccolo paese del vicentino chiamato Foza.

E qui  conobbe la più bella ragazza del paese che sarebbe diventata sua moglie, ovvero mia nonna, che si chiamava  Eulalia Licia, figlia di un maestro e quindi appartenente in qualche modo ad una buona famiglia (all'epoca, in Italia i notabili erano sempre il parroco, il medico e il maestro). Per lui finalmente una famiglia, per lei un uomo in divisa e in carriera.  Dopo qualche anno venne inviato in Albania e fece ritorno con qualche soldo per poter mettere a posto la casa del suocero.

Molti altri eventi accaddero nella vita di mio nonno che fu fortemente colpito dalla fiera bellezza di Eulalia, montanara schietta e spiccia di origini cimbre. Lei raccontava che da giovane avrebbe voluto farsi suora, ma decise per lei il buon Dio: le aveva mandato un'anima sola al mondo perché lei potesse prendersene cura. Era lui la sua missione. E così fu per una lunga vita.
 

 

 

Ecco questa è la storia di mio nonno. Qualche domanda ha trovato risposta leggendo sul canale russo Kotsnews del ruolo che i Russi ebbero  nel portare il loro soccorso alla città di Messina. Una storia che mi fa battere il cuore. Arrivarono dal mare con navi (foto di copertina), anzi con una vera e propria flotta. Portarono soccorso ai feriti, scavarono tra le macerie per giorni. 

Grazie al loro lavoro, durante quei giorni di tremendo dolore (e di tremenda lotta contro il tempo) si metteva in moto anche la mia storia futura. Guardando la foto di quei marinai in viaggio verso l'Italia (o nel viaggio di ritorno... chissà!) mi arriva una forte commozione. Poco importa se furono proprio loro o anche grazie a loro che quel bimbo si salvò. Mi basta per provare il sentimento della gratitudine eterna.

Sasha Kots nel suo canale telegram ha scritto di questi uomini fornendo molti dettagli.

Lui è un reporter di guerra, scrive per Russian Daily «Komsomolskaya Pravda» (www.kp.ru). mi ha subito risposto e in Russia ha rilanciato la storia del piccolo Letterio.

A Messina ha voluto andarci e ha sostato al monumento che ricorda quella tragica pagina di storia  e l'aiuto che arrivò dal mare, così come la morte era arrivata dal mare.

il giornalista russo Sasha Kots


Andrebbero anche ricordati i dettagli di quell'eroica missione e le polemiche che ne seguirono. ''I marinai russi erano di ritorno dalle esercitazioni di tiro nel Mediterraneo'' scrive Sasha "si trovavano a bordo delle corazzate Tsarevich e Slava e degli incrociatori Admiral Makarov e Bogatyr. L'eroica operazione di salvataggio fu ordinata dall'ammiraglio Vladimir Litvinov il quale disse '...Riprendetevi i feriti, i bambini e le donne. Fratelli! Conto su di voi... Ricordate, siete russi...' 

''Nel 1911, l'incrociatore Aurora attraccò a Messina. Se fosse stato possibile sollevarlo e trasportarlo, i messinesi lo avrebbero fatto. Il sindaco pubblicò un annuncio su tutti i giornali cittadini. "Cittadini! Domani l'incrociatore russo Aurora arriverà per ricevere una medaglia di gratitudine da parte del popolo di Messina. Che la nostra gratitudine sia eterna verso coloro che hanno dato magnifici esempi di solidarietà umana e fratellanza, venendo per primi in nostro aiuto." si legge nell'articolo di Sasha.

"La storia di Messina contiene migliaia di pagine di umanità e generosità. Ma la pagina più imperitura di questa storia è stata scritta da loro: i biondi slavi, così riservati nell'aspetto e così reattivi nell'azione..." ", scrisse all'epoca la giornalista italiana Matilde Serao.

Da notare che i soccorsi italiani arrivarono con tre giorni di ritardo. Re Vittorio Emanuele III sbarcò a Messina la mattina del 30 dicembre 1908, accompagnato dalla Regina Elena e dai ministri Vittorio Emanuele Orlando, Carlo Mirabello e Pietro Bertolini. Sulla banchina del porto (dinnanzi alle rovine della Palazzata), erano attesi dal Prefetto Adriano Trinchieri e dal Sindaco di Messina Gaetano D'Arrigo Ramondini che era tra l'altro fratello dell'arcivescovo Letterio D'Arrigo Ramondini: erano rimasti illesi perchè avevano trascorso la notte a Itala (loro paese d'origine) distante circa 20 km dall'epicentro. Con enorme fatica rientrarono tra le rovine delle vie di comunicazione, strade, ferrovie e telegrafi distrutti.

Di fronte a Re Vittorio Emanuele, il sindaco di Messina, per nulla intimorito, si rivolse al sovrano dicendo che l'aiuto era giunto ai messinesi dai russi, e non dagli italiani. D'Arrigo venne immediatamente destituito per l'irriverente polemica: Lesa Maestà! Venne proclamato lo stato d'assedio e furono conferiti i pieni poteri al generale Francesco Mazza, la cui cattiva gestione dell'emergenza fu oggetto di critiche assai accese. Ma il Sindaco aveva detto il vero.

Questa è l'occasione - anche per me - per dire grazie. Ai Russi e a Sasha che tiene viva questa memoria nel suo grande e sconfinato paese. A me - che scrivo - il compito di tenerla viva in Italia dove purtroppo si fa presto a dimenticare (o a non voler ricordare).

Probabilmente c'è solo un angolo di Italia dove c'è ancora terreno fertile per ricordare in modo puro e senza preconcetti politici l'eroica ed esemplare manifestazione di solidarietà offerta dalla flotta imperiale russa: Messina, dove nel 2025 è stato deciso di istituire una ricorrenza speciale dedicata alle vittime e ai soccoritori (la prima celebrazione si terrà quindi nel 2026).

Un ulteriore segno di rispetto per una memoria che non svanisce nel tempo e che fin nei primi anni post-terremoto fu tangibile.
Tre anni dopo la tragedia - era il 1911 - l'incrociatore Aurora attraccò a Messina. Ci fu un grazie solenne.
Cento anni dopo la tragedia - era il 2012 - fu eretto un monumento sul lungomare ribattezzato ''Largo dei Marinai Russi''.  Venne inaugurato il 9 giugno 2012. Era stato realizzato sul bozzetto che lo scultore italo-russo Pietro Kufferle aveva già creato nel 1911, l'opera però venne fusa e inaugurata 100 anni dopo, donata al Comune di Messina  grazie all'impegno di fondazioni russe e locali. Tra queste: il Centro per la Gloria nazionale russa, il Fondo Sant’Andrea Apostolo di Mosca, il Fondo Internazionale per la cultura e le belle lettere slave, Ministero per la Protezione Civile e Ministero della Difesa della Federazione Russa. 
Centodiciotto anni dopo la tragedia, un altro monumento è stato eretto, questa volta in Russia, a Kronštadt, città di gloria marinara e municipalità interna di San Pietroburgo dove la memoria dei marinai dello Squadrone Baltico della Flotta Imperiale Russa ha preso forma nel Monumento agli Angeli di Messina (ne parliamo > qui)

L'ammiraglio Vladimir Litvinov - che coordinò il suo battaglione - aveva davvero scritto una pagina di storia memorabile.


Corona Perer
direttore Giornale SENTIRE

 


Autore: Corona Perer

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