foto: il museo dell'occhiale Pieve di Cadore
foto: il museo dell'occhiale Pieve di Cadore
Attualità, Persone & Idee

Comunicare il territorio: viva i piccoli musei !

La domanda del futuro è orientata al turismo esperienziale

di Corona Perer** - I musei sono comunicazione del territorio:  comunicazione di un passato, e quindi traghettano verso il futuro. Sono segni della memoria, donano la cultura, la tradizione. E i musei locali – in particolare - sono piccoli tesori dove va a ranicchiarsi l’identità in tempi in cui la commistione può far perdere i riferimenti e porta spaesamento.

I piccoli musei dicono l'anima dei territori. Favoriscono il turismo esperienziale: oggi c'è talmente domanda di senso, che c'è necessità di un nuovo modo di fare turismo.

Ma perchè questo arrivi al visitatore... serve l'emissore. Ecco allora il lavoro che si deve fare un lavoro anche su chi vive nei territori. Perché l'anima di un luogo esca, bisogna sapere chi si è, amarsi, farsi ambasciatori della propria terra (citerò più tardi solo qualche esempio). Sapere chi siamo è sempre importante.

Spesso i territori non sanno di avere un’anima e quindi non ci credono abbastanza.
Ed invece i territori hanno sempre un anima, anche quelli che sembrano non averla perchè sono solo agglomerati industriali. La loro anima è evidentemente economica. I territori che hanno un peso specifico (che io chiamo “anima”) hanno una marcia in più.

Un esempio: la Valsugana ha la sua anima in Alcide Degasperi. E gli operatori hanno costruito attorno a questo grande contenuto tanti prodotti di grande fascino (i giardini d'Europa, gli eventi internazionali, il Museo, una Fondazione).
Per fare un parallelo, a Canale d'Agordo, c'è  un Papa (ed è il Papa del Sorriso, quindi questo territorio comunica gioia), c'è una fondazione, un ciclo di eventi, un museo bellissimo: impossibile non uscirne con grande commozione dentro, ha strumenti interrativi, ottimo allestimento e poi conserva la voce del Papa, quella voce ''flebile'' che in un atto della Curia che sembrava di ostacolo e un difetto alla sua elezione di vescovo e che comunica pace e dolcezza. Arriva di stanza in stanza, tocca dentro.

Spesso si pensa ai grandi numeri e ci si demoralizza: ci sembra che non avremo gli strumenti per farli, che non ce la faremo, perchè manca personale, risorse, attenzione, collaborazione, rete...ecc.
E invece no! Basterebbe lavorare seriamente sui contenuti e allora il turismo vince perchè è un turismo che offre all'ospite l'esperienza.

 Con l’emergenza sanitaria Covid19 è arrivata una grande opportunità: il turismo di qualità, il turismo dei piccoli numeri e di prossimità. E' il turismo esperienziale, emozionale.  Che richiede formazione, rete, comunicazione. Che è poi il turismo lento, il turismo della scoperta, quello che NON si apre al turista mordi-e-fuggi - di cui nessuno dovrebbe mai avere bisogno - anche perché al territorio non lascia nulla e spesso si porta dietro anche il panino...

Piccola parentesi a tema sulla gastronomia dove risiede tutto lo spirito del territorio. Fare gastronomia tipica e locale è fare narrazione del territorio, attraverso una storia di prodotti e cultura della terra che comunica però anche valori antichi. Oggi si cerca proprio questo: cose vere, autentiche, emozioni, testimoni e testimonianze. Si pensi al grande successo dei cammini a tema. Ne citiamo qualcuno:

1) VIA FRANCIGENA sulle orme di SAN FRANCESCO
Acquapendente, l’Alta Tuscia, fin dall’antichità percorsa dai pellegrini che volevano raggiungere Roma e la tomba di Pietro, tappa obbligata per umili viandanti e mercanti,  papi e teste coronate. La costruzione dell’Autostrada del Sole spostò l'asse di comunicazione che passava per la via Cassia, ma la via Francigena è restata perchè si è lavorato in comunicazione: sull’anima di questo luogo.

2) La ROMEA STRATA poggia su due evangelisti San Marco e San Luca.
Si snoda in un percorso più trasversale tra Padova, Verona e Trentino ed è legata a santi significativi. Ciò che rende interessante questa Via è la straordinaria presenza delle spoglie di ben due evangelisti: San Marco nella Basilica di Venezia e San Luca a Santa Giustina di Padova.

4) CAMMINO DI SAN ROMEDIO raffigurato solitamente con il bastone e la conchiglia del pellegrino, in compagnia di un orso, e perciò patrono dei pellegrini e degli escursionisti. Parte in Tirolo Austriaco dalla chiesa barocca di Thaur dove esiste una radicata tradizione del culto al santo e decine di abitanti di Thaur portano il nome Romedius e arriva in Trentino. Cammino recente, ideato nel 2014 da Hans Staud, guida alpina e il decano di Thaur, Martin Ferner. Percorso a piedi in 12 tappe, lungo 180 chilometri toccando 7 passi per complessivi 9.600 metri di dislivello, un impegnativo trekking fino agli ultimi 131 scalini di accesso al santuario di San Romedio, in Trentino, scalini che a quel punto devono essere davvero molto faticosi.

5) Nell’area tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia c’è un reticolo di itinerari  circondati da un Appennino che sale e scende fino a Roma ed intercetta la Via Francigena, l’Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba e il Duomo di Fidenza e la Via Matildica del Volto Santo, nel feudo che fu di Matilde di Canossa, 285 chilometri da Mantova a Lucca passando per Reggio Emilia. C'è anche la Via degli Abati (o Francigena di montagna) un antico itinerario alto-medievale seguito dai monaci del monastero di San Colombano di Bobbio per arrivare a Roma, attraversando  l'Appennino Tosco-Emiliano tra Piacenza, Parma e Massa Carrara: 190 km complessivi di  mulattiere e sentieri.  

6) non si contano i cammini a tema: Cammino degli Ulivi e strade del vino. Per i 700 anni dalla morte di Dante è nato anche il Cammino di Dante.

7) la VIA DEI PAPI  profuma di santità e rimanda a Pio X, a Giovanni Paolo II sui boschi di Lorenzago, Papa Gregorio XVI, nato nel 1765 a Mussoi, frazione di Belluno, Papa Luciani vostro compaesano.

Investire sui "Cammini a tema" è saggio e produrre molto in termini devozionali/emozionali al “viandante”. Ma servono servizi lugo il cammino perchè uno senta la voglia di raccogliere la sfida di 15 tappe tra le valli del Cordevole e del Piave, da Canale d'Agordo a Venezia. Un cammino che va suggerito, sponsorizzato e comunicato. Bisogna farlo credendoci e con ferrea volontà.

Ma chi comunica? Solo gli esperti di comunicazione? No. In Valsugana ad esempio si è lavorato con i giovani. Il territorio che si è certificato per la sua sostenibilità (tra i primi al mondo) ha creato team di giovani disponibili a far sì che al turista non arrivi solo lo scorcio bello per il selfie, ma anche il sorriso di chi vive ed è disponibile a dire “Qui è bello starci”. Non è un imperativo, occorre esserne convinti per cui si è lavorato con le scuole e gli istituti professionali, alberghiero in primis.Come diceva Ferrari il turismo è un fatto di chia viaggia e di chi ospita, è incontro, relazione.

In Primiero si sono inventati una sedia rossa con una campanella agli angoli del paese di Mezzano. Il turista suona la campana e su quel punto si affaccia un residente che racconta cosa fare, cosa vedere, cosa assaggiare. Non è solo una trovata geniale, è un vero e proprio esperimento di cittadinanza attiva: chi vive il luogo ti sa dire storie, ti sa dare indicazioni. Serve essere disponibili, accoglienti. Serve sorriso, anche quando la giornata è nata storta. Non è facile.

Per fare comunicazione territoriale non basta nemmeno un aperitivo al tramonto, a Falcade, postato da una bella bloggers. Occorre prepararsi e andare alla sostanza delle cose.


** intervento:
In occasione del 42° incontro estivo con Papa Albino Luciani (2020)
''I musei nelle Dolomiti: un'opportunità per cultura e spiritualità''
con la partecipazione di Alberto Ferrari, Stefano Perale, Corona Perer.

 

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