Viaggi & Reportages

Il vero turismo è lento e responsabile

E' l'incontro con i popoli a dare senso al viaggio - di Corona Perer

(Foto di copertina - Petra2015, C.perer) - Ora che il turismo è stato terremotato dal Covid19, sarà bene cominciare a porre qualche domanda e a tentare qualche risposta. Probabilmente torneremo in tenda o in camper, cercheremo un campeggio, andremo a piedi oppure affitteremo un alloggio. Dicono gli esperti che il turismo sarà di prossimità: andremo non troppo lontano, useremo la nostra auto, faremo vacanze come accadeva negli anni '60: con parsimonia e in autonomia. Vale dunque la pena di chiedersi anche cosa è viaggiare e ''come'' viaggiare.

Viaggiare è incontrare, sperimentare, ascoltare, cercare di capire, fare spazio all'altro nel momento in cui andiamo a occupare uno spazio non nostro.

E' l'incontro con i popoli a rendere importante e sensato un viaggio. E' la conoscenza, il contatto, la relazione, lo scambio il vero obiettivo del viaggiatore. Certo, quando si va in vacanza si vuole anche stare comodi, ma è possibile ritenere un "viaggio" all'estero quello che si fa imbarcandosi da un aeroporto per calarsi dentro un villaggio a pacchetto all-inclusive?

Partiamo quindi anzitutto da una definizione: se si parte anche per favorire l'economia locale del luogo in cui ci si sta recando, rispettando non solo la natura ma anche la cultura di ogni paese, con la curiosità di voler scoprire, cercando di avere un rapporto autentico con i luoghi e le popolazioni visitate, scegliendo piccole strutture fuori dai tour operator e decidendo di viaggiare privilegiando treni o mezzi pubblici allora ...si sta facendo turismo responsabile.

Viaggiare responsabile significa privilegiare strutture private, riducendo al minimo l'impatto ambientale e sociale, in un'ottica di sostenibilità perchè gli interessi delle comunità locali vengono prima dei tuoi di turista.

Le comunità hanno diritto ad essere protagoniste dello sviluppo sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio e devono beneficiare del turismo non solo in termini di reddito ma anche in termini di qualità della vita, aspetti che purtroppo non sempre coincidono.

Attorno alla centralità delle comunità ospitanti ruota il principio chiave del turismo responsabile, che suggerisce di acquistare prodotti autentici, assaggiare i piatti tipici, visitare i mercati e i luoghi di ritrovo frequentati dagli abitanti del posto, magari accompagnati da un mediatore culturale.

Un esempio: perchè prendere un taxi se in quel paese è radicata la tradizione del taxi collettivo, più economico e dove l'incontro con la popolazione locale è naturale?

Per farlo occorre informazione e con Internet oggi questo non è più un problema. Scartando a priori i portali del turismo commerciale e usando bene i motori di ricerca potrete informarvi sui progetti di sviluppo presenti nel territorio che andate a visitare e quindi potrete decidere di recarvi nelle strutture al di fuori dei grandi tour operators.

Ad ogni viaggiatore è richiesta consapevolezza (delle conseguenze delle proprie scelte) e preparazione al viaggio (informandosi adeguatamente sulla destinazione). Comportandosi da ospite più che da turista, ogni viaggiatore può diventare responsabile: andare in un altro paese infatti significa andare "in casa d'altri".

Infine una raccomandazione: ogni tour operator responsabile dovrebbe fornire informazioni sul viaggio tramite cataloghi realistici, in cui il paese da visitare non venga presentato in modo fuorviante, ma anzi venga descritto dando spazio a informazioni ambientali, socio-economiche e di attualità. Il turista inoltre ha il diritto e il dovere di chiedere al tour operator informazioni sulle ricadute ambientali, economiche e sociali del proprio viaggio e dunque pretendere la trasparenza del prezzo. Siamo consapevoli se ci poniamo qualche domanda: a guadagnarci è solo il tour operator? Quanto resta alle popolazioni del luogo? Verrà spontaneo cercare alternative.
 


Autore: Corona Perer

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