
Doménikos Theotokópoulos, detto El Greco, a Venezia
La vita di El Greco fu una sorta di immenso romanzo
Doménikos Theotokópoulos, soprannominato El Greco, nacque a Creta nel 1541 quando l’isola era ancora un territorio della Repubblica di Venezia. Una scuola pittorica, quella veneto-cretese, a metà, per più di quattro secoli, tra Oriente bizantino e Occidente latino.
A 26 anni, dopo aver dato prove singolari legate al linguaggio della tradizionale icona bizantina, Dominikos Theotokopoulos, divenuto poi El Greco, si trasferisce a Venezia, allora ricca metropoli in pieno fermento artistico, in cerca di fortuna. Lì entra in contatto con le botteghe di Tiziano in primis, Tintoretto, Bassano e ne rimane talmente folgorato da cambiare il suo modo di dipingere, trasformandolo da iconografo ortodosso in un artista innovativo e rivoluzionario.
La vita di El Greco fu una sorta di immenso romanzo di formazione svoltosi tra le capitali culturali del Mediterraneo. Tra queste c'era Venezia come racconta la mostra L'oro Dipinto - El Greco e la pittura tra Creta e Venezia (fino al 29 settembre 2025 a Palazzo Ducale). Una grande esposizione allestita nelle sale dell’Appartamento del Doge che consente un focus sulla pittura veneto cretese dedicata alla stagione pittorica fiorita nell’isola Creta nel periodo di conquista veneziana.
Dopo la Caduta di Costantinopoli (1453) Candia diventa il più importante polo artistico per l’antica tradizione bizantina, alla quale si richiamano fedelmente oltre cento botteghe di “madoneri”, soprattutto autori di immagini devozionali popolari. Parallelamente Venezia – come una nuova Bisanzio - vede l’arrivo di un numero sempre maggiore di opere e di artisti dall’isola dell’Egeo: “pittori iconografi” in viaggio o immigrati tra Creta, le isole dello Ionio e la capitale. Il risultato fu l’incontro e l’originale sintesi tra la nativa impronta aulica bizantina - già una delle anime essenziali della stessa tradizione veneziana - e il linguaggio figurativo occidentale, prima tardogotico, poi rinascimentale, umano-centrico, naturalistico e vivace.
Nella natia Creta muove i primi passi nell’educazione alla tradizione postbizantina per giungere a Venezia, il viaggio imprescindibile per gli autori dell’epoca, intorno al 1567. L’incontro qui è con e con l’arte sorprendente del maturo Tiziano, di Bassano, di Tintoretto. Una tappa cruciale, prima del passaggio per Roma e poi in Spagna, dove si impone come il geniale El Greco.
Inevitabile l’affondo sul periodo delle Guerre di Morea: la città di Candia - attuale Heraklion - assediata dagli ottomani e strenuamente difesa dai veneziani cade nel 1669 con la resa trattata dal capitano generale Francesco Morosini. L’attività dei pittori iconografi e delle loro botteghe si dovette forzatamente trasferire nelle altre isole venete, come Corfù e Zante; è qui che riprendono a lavorare e inviare opere Theodoros Poulakis, Elias Moskos, Lambardos, Prete Victor e altri. Alcuni scelsero di trasferirsi nella stessa Venezia, come Emmanuel Tzanes.
El Greco fu apprezzato dai suoi contemporanei anche come architetto e scultore. Era solito progettare e realizzare per intero le composizioni artistiche che decoravano gli altari non solo intervenendo come pittore, come fece, ad esempio per l'Hospital de la Caridad.
Uno dei principi fondamentali dello stile di El Greco è il primato dell'immaginazione e dell'intuizione sulla rappresentazione soggettiva della creazione. Rifiutò i principi di misura e proporzione per innovare. Credeva che la grazia fosse l'obiettivo principale dell'arte e che il colore fosse l'elemento più importante e allo stesso tempo meno governabile di un dipinto, perciò dichiarò che il colore aveva la supremazia rispetto all'immagine.
La personalità e il lavoro di El Greco furono fonte di ispirazione per il poeta Rainer Maria Rilke che gli dedicò poesie basate sull'immagine dell'Immacolata Concezione.Il suo genio visionario ispirò artisti del calibro di Picasso e Cézanne. Il suo legame con la cultura veneta è evidente nella “Maddalena”, opera che risente della profonda influenza che Tiziano esercitò sull'artista. Il quadro fu protagonista del film del 2007, “El Greco”, diretto dal regista greco Yannis Smaragdis.

Palazzo Ducale nel 2025 ha reso omaggio al pittore che ispirò i poemi di Rilke con la mostra L'ORO DIPINTO. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia che ha legato con un unico filo le vicende storiche, artistiche, gli equilibri diplomatici e la devozione nel Mediterraneo lungo la rotta tra Venezia e Creta, la Candia dal XIII secolo, perla dello Stato da Mar della Serenissima. L’oro dipinto, proprio quello che fa risplendere di luce spirituale le icone, è stato il protagonista della mostra a Palazzo Ducale curata dalla Direttrice Scientifica di Fondazione Musei Civici Chiara Squarcina, dal responsabile del Museo Correr Andrea Bellieni e dalla Direttrice Generale Museo Bizantino e Cristiano di Atene Katerina Dellaporta.
La mostra ha ospitato la Fuga in Egitto (1570 circa), eccezionale prestito dal Museo del Prado di Madrid.

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*
AVVISO: Le foto di questa pagina





Commenti (0)
Per lasciare un commento