
L'Islam a tavola
Regole alimentari digiuno e feste
L’Islam a tavola ha le sue regole. Come nell’Ebraismo e nel Cristianesimo, anche nell’Islam vi sono alcune regole sociali, giuridiche e alimentari: è la modalità quotidiana attraverso cui un musulmano concretizza gli insegnamenti del Corano e di Maometto. E' una cucina ricca di spezie, c'è molto cardamomo, e anche molto miele (nei dolci).
I musulmani possono mangiare e bere quasi tutto, rispettando però tre regole principali:
1. non mangiano la carne di maiale e qualsiasi cibo che contenga i suoi derivati;
2. non bevono bevande alcoliche;
3. non consumano carne che non sia stata macellata in modalità appropriata, cioè halal (lecita).
In molte grandi città d’Italia è ormai comune vedere esercizi di macelleria che garantiscono la vendita di cibo islamicamente lecito, ed anche ristoranti e mense si vanno attrezzando per rispondere a questo particolare bisogno.
È poi tradizione diffusa per il musulmano il recitare prima del pasto la basmala (una preghiera che, tradotta, dice: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso”).
Per il resto i musulmani non hanno alcuna difficoltà nel mangiare insieme, dovendo unicamente rispettare per sé queste norme.
Il digiuno nel mese di Ramadan
Il termine “Ramadan” indica il nono mese del calendario islamico, un mese sacro di digiuno perché è: “Il mese in cui fu fatto discendere il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza” (Sura II, v.185).
Il digiuno, durante il sacro mese di Ramadan, è uno dei cosiddetti “pilatri” dell’Islam, gli atti fondamentali del culto senza i quali non è possibile essere musulmani: perciò ogni credente dell’Islam, ad eccezione di categorie particolari come i bambini, gli anziani e gli ammalati, è tenuto a compiere questi gesti che esprimono esteriormente la fede.
Poiché il calendario islamico si basa sul mese lunare, di soli 28 giorni, ogni anno il Ramadan cade in una diversa stagione. Gli stessi musulmani verificano le date di inizio e fine chiedendo ai loro imam o consultando internet, cosa questa assai facile e raccomandabile per chiunque organizzi dei pasti con loro.
Il digiuno del Ramadan comincia all’alba e finisce al tramonto, quando si interrompe con l’iftar, la cena tradizionale dal valore religioso. Dopo il maghrib (preghiera del tramonto) le famiglie musulmane si ritrovano insieme per consumare il pasto in un clima di festa, iniziando per tradizione col consumare uno o tre datteri, come faceva lo stesso Muhammad per rompere il digiuno. All’inizio del Ramadan i musulmani si augurano “Ramadan mubàrak” (Ramadan benedetto) oppure “Ramadan kàrim” (Ramadan generoso); loro rispondono dicendo “Allahu akràm” (Dio è il più generoso).
‘Aid al-Fitr: la fine del digiuno
Avvicinandosi la sera dell’ultimo giorno di Ramadan, i musulmani attendono con impazienza il sorgere della luna nuova, segnale della fine del mese di digiuno e quindi dell’inizio della seconda festa più importante dell’anno:
‘Aid al-Fitr dura ben tre giorni, inaugurati nella moschea con una particolare preghiera e discorsi ufficiali. In questo tempo i fedeli offrono ai poveri una particolare elemosina, ci si scambia visite con parenti ed amici, si fanno piccoli doni, si preparano i cibi caratteristici di questa festa e si visitano le tombe dei propri cari.
La “festa del sacrificio” Aid al-Adha
Aid al-Adha: per i musulmani la festa religiosa più importante dopo quella di fine Ramadan; viene anche chiamata 'Id al-kabir, cioè “festa grande” :
Aid al-Adha: la parola a ḍḥā deriva dalla radice araba < Ḍ- Ḥ-Y>, richiama il significato di "sacrificare", e si ricollega al ricordo delle prove che sarebbero state superate dal profeta Ibrāhīm e dalla sua famiglia, formata nel caso specifico da Hāgar e dal loro figlio Ismaele/Ismāʿīl.
Cosa si celebra? Eid-Al-Adha celebra il sacrificio che Abramo era pronto a commettere per dimostrare la sua fedeltà a Dio, che lo ricompensò mandando un animale da sacrificare al posto di suo figlio Isacco. Perché questo episodio è così centrale per i musulmani? Perché Islam significa letteralmente sottomissione a Dio.
Ismaele per gli arabi era il figlio avuto da abramo con la schiava Agar. L'Eid al Adha è tradizionalmente celebrato con il sacrificio simbolico di una pecora. Durante l'ʿĪd al-Aḍḥā, ogni parte dell'animale sacrificato viene utilizzata con rispetto, inclusi i tagli meno nobili come le frattaglie. Il fegato è tra le prime cose che si cucinano, spesso a colazione o pranzo il giorno stesso della festa.
ABRAMO e le sue due donne: Sara ed Agar
Sara che avrà un figlio in tarda età (Isacco) era la moglie di Abramo. Sterile e incapace di avere figli aveva consentito ad Abramo di unirsi con la sua serva: il figlio che fosse nato sarebbe stato accolto dalle sue braccia e quindi questo le dava lo status di madre. La profezia sulla discendenza di Abramo, fondamentale nella tradizione ebraica, islamica e cristiana, si basa su tre pilastri divini:
- una discendenza numerosa (come le stelle del cielo),
- la terra di Canaan come suo possesso
- la benedizione universale tramite lui e i suoi discendenti,
L'alleanza di Dio con Abramo che si realizza attraverso il patto stipulato con Dio, segnato dalla circoncisione: Isacco (e poi Giacobbe) il suo erede principale mentre dalla cacciata di Agar Ismaele da il via alla discendenza semitica degli arabi.
DAL LIBRO DELLA GENESI
“In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò”. Abram, che era a capo di una tribù, riceve la visita di Dio, che gli parla, stabilisce con lui un’alleanza, promettendo di farlo divenire padre di una moltitudine.
È proprio questo il significato del suo nuovo nome, Abramo. L’incontro con Dio gli ha cambiato la vita, lo ha condotto per sentieri sconosciuti, gli ha aperto orizzonti inesplorati. Dio si è reso presente alla vita di Abramo come un imprevisto inatteso e sconvolgente, ma anche come promessa di vita nuova e radiosa. Così è anche per noi, nella misura in cui ci abbandoniamo fiduciosi alla volontà di Dio e accogliamo con fiducia i Suoi progetti sulla nostra vita. Abbandonarsi e arrendersi a Dio significa entrare nella Vita.
Autore: Corona Perer
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