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Patrick Zaki: resta in carcere

Egitto: le peggiori carceri del mondo

Nuova proroga: Patrick Zaki resta in carcere. La pressione internazionale si fa sentire, ma ancora non basta. Bologna lo ha nominato cittadino onorario, ma certo nessuno si illudeva che questo potesse bastare, è però un segnale importante.

Alla
Biblioteca Classense di Ravenna è stato trovato un modo originale per raccomandare il distanziamento: usare una sagoma con l'immagine di Patrick Zaki lo studente egiziano dell'università di Bologna in prigione da oltre dieci mesi con l'accusa di propaganda sovversiva su Facebook

L'iniziativa oppone una presenza ...ad una assenza e nell'atto di promuovere il distanziamento, innesca la presa di coscienza di un problema: Patrick deve essere scarcerato. Le accuse a carico dello studente sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l'altro il reato di diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e al terrorismo.

Patrick, rischia fino a 25 anni di carcere e la custodia cautelare in Egitto può durare anche due anni. A favore della sua  liberazione anche  l 'attrice statunitense Scarlett Johansson ha pubblicato un video su Youtube in cui chiede la "scarcerazione immediata" di quattro appartenenti all'ong egiziana per la difesa dei diritti civili "Eipr" tra cui Patrick Zaki, lo studente egiziano dell'Università di Bologna in custodia cautelare con l'accusa di propaganda sovversiva. "Far sentire la propria voce in Egitto oggi è pericoloso", ha detto la star di Hollywood.

La pagina Facebook "Patrick Libero" curata da attivisti che chiedono la scarcerazione dello studente riferisce che le forze di polizia hanno represso le manifestazioni delle ultime settimane utilizzando gas lacrimogeni, manganelli, pallini da caccia e in un caso proiettili veri e arrestando centinaia di persone, molte delle quali sottoposte a sparizione forzata.

L'angoscia viene anche dalla triste nomea delle carceri egiziane dove la pratica della tortura è prassi quotidiana e dove si assiste ad un incremento di esecuzioni. Amnesty International ha denunciato che solo negli ultimi due mesi in Egitto sono stati messi a morte almeno 57 prigionieri, donne incluse, quasi il doppio delle 32 esecuzioni capitali registrate in tutto il 2019.  L’ondata di esecuzioni ha fatto seguito a una rivolta scoppiata il 23 settembre nell’ala del carcere di massima sicurezza di Tora nota come “lo Scorpione”, in cui rimasero uccisi quattro prigionieri condannati a morte e quattro membri delle forze di sicurezza. Sarebbe lo stesso carcere dove si trova Patrick Zaki.

Oltre ai 15 prigionieri messi a morte al termine di processi relativi a fatti di violenza politica, tra ottobre e novembre sono state eseguite altre 42 condanne a morte nei confronti di 38 uomini e quattro donne, per atti di criminalità comune, tra cui stupri.


 

 

Oltre ai 57 casi verificati, Amnesty International sta cercando di ottenere conferma delle altre 34 esecuzioni riferite dalla stampa filogovernativa egiziana. Le famiglie sono riluttanti a parlare con le organizzazioni per i diritti umani per il timore di ripercussioni. Altrettanto difficile è accertare il numero di prigionieri in attesa di esecuzione. Tra questi vi è sicuramente Wael Tawadros, noto come padre Isaia, un monaco condannato nell’aprile 2019 per l’omicidio del vescovo Anba Epphanius. Tawadros è stato condannato a morte al termine di un processo gravemente iniquo, basato su una “confessione” di colpevolezza estorta con la tortura durante un periodo di sparizione forzata, tra il 2 e il 28 agosto 2018.

In Egitto non esiste più la libertà. Altro che primavera araba. Solo un lontano e tiepido ricordo.

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