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Patrick Zaki libero, chiede l'Italia

Le sagome alla Biblioteca Classense ci ricordano il suo dramma

(16 giugno 2021) - Oggi Patrick Zaki compie 30 anni, è il secondo compleanno in carcere. La mobilitazione italiana non è bastata a liberarlo. Di 45 giorni in 45, continua e vedersi prorogato il carcere dalla polizia egiziana. E' più di un anno che Zaki è in prigione.

Il Senato italiano aveva approvato un ordine del giorno che chiedeva al Governo di concedere la cittadinanza italiana allo studente egiziano, ma il provvedimento non è stato ancora calendarizzato (Bologna lo aveva già nominato cittadino onorario).

Patrick, rischia fino a 25 anni di carcere e la custodia cautelare in Egitto può durare anche due anni. La pagina Facebook "Patrick Libero" curata da attivisti che chiedono la scarcerazione dello studente riferisce delle repressioni della polizia e della triste nomea delle carceri egiziane dove la pratica della tortura è prassi quotidiana e dove si assiste ad un incremento di esecuzioni. 

Amnesty International ha denunciato che negli ultimi mesi in Egitto sono stati messi a morte almeno 57 prigionieri, donne incluse, quasi il doppio delle 32 esecuzioni capitali registrate in tutto il 2019.  L’ondata di esecuzioni ha fatto seguito a una rivolta scoppiata il 23 settembre nell’ala del carcere di massima sicurezza di Tora nota come “lo Scorpione”, in cui rimasero uccisi quattro prigionieri condannati a morte e quattro membri delle forze di sicurezza. Sarebbe lo stesso carcere dove si trova Patrick Zaki.

Alla Biblioteca Classense di Ravenna è stato trovato un modo originale per raccomandare il distanziamento: usare una sagoma con l'immagine di Patrick Zaki lo studente egiziano dell'università di Bologna in prigione da oltre dieci mesi con l'accusa di propaganda sovversiva su Facebook

L'iniziativa oppone una presenza ...ad una assenza e nell'atto di promuovere il distanziamento, innesca la presa di coscienza di un problema: Patrick deve essere scarcerato. Le accuse a carico dello studente sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l'altro il reato di diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e al terrorismo.

 

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