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Siria, la guerra, l'Onu, Assad, le armi chimiche: dieci anni di orrori

E intanto si muore di Covid. Appello del Papa

Nel 2021 la Siria è entrata nel suo 10° anno di guerra. Chi farà giustizia degli orrori del suo padre padrone Bashar al-Assad, del quale la stampa non parla più? E chi degli orrori dell'Isis che sembravano sconfitti grazie ai curdi? E chi degli 'altri' orrori, quelli causati dalle armi usate da coalizioni diverse che hanno impedito di capire  - giorno dopo giorno, anno dopo anno - chi combatteva cosa? Chi farà giustizia dell'irresponsabilità americana, di quella di Putin, delle ondivaghe posizioni di Erdogan, della controffensiva della Turchia dopo i raid siriani a Idlib?

La situazione odierna in Siria rimane drammatica. Nel nordovest del paese (Idlib, Aleppo Ovest e parte del governatorato di Hama) sui civili incombe la minaccia dalla possibile ripresa delle ostilità mentre l’insicurezza e la repressione dominano nelle zone meridionali di Daraa e Sweida e sono causa di arresti, sparizioni forzate e uccisioni illegali.

Solo Papa Francesco continua a richiamare il dramma dei siriani nei suoi appelli. Lo ha fatto oggi nell'Anelus del suo ottavo anno di Pontificato. Chiede che la comunità internazionale si dia da fare per la ricostruzione e per aiutare la popolazione: nel freddo e nella fame (la lira siriana ha perso il 100% del suo valore)  nel corso di questi ultimi mesi è morta anche di Covid-19. A gennaio l'aumento dei contagi era del +212%.

Si stima che i casi non identificati siano un numero estremamente maggiore, difficile da tracciare per la complesse condizioni in cui versa il sistema sanitario locale, e la difficoltà a reperire tamponi affidabili. I dati vennero forniti da "Un Ponte Per'' (UPP), Ong italiana presente in Nord Est Siria dal 2015, dal primo giorno di diffusione del contagio da Covid-19 nell’area in supporto e stretta sinergia con il partner locale, la Mezzaluna Rossa Curda.

''Grazie a questo lavoro congiunto di idee e forze, è stato possibile allestire 4 reparti Covid-19 prima inesistenti, resi operativi in questi giorni negli ospedali delle città di Tabqa, Derek e Mambji, dove un quarto reparto è stato allestito riabilitando una vecchia scuola in disuso. In totale, saranno garantiti 195 posti letto per pazienti moderati e gravi prima inesistenti" fa sapere UPP clicca qui

Nel decimo anniversario dell’inizio della crisi della Siria, Amnesty International ha sollecitato il Consiglio di Sicurezza a superare la paralisi causata dall’esercizio del diritto di veto e a chiedere che i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni. In almeno 15 occasioni Russia e Cina hanno posto il veto a risoluzioni del Consiglio di sicurezza destinate a contrastare le violazioni dei diritti umani in Siria.

Dopo le proteste pacifiche del 2011, le forze del governo siriano e poi i gruppi armati di opposizione, le prime e i secondi col sostegno dei rispettivi alleati, hanno sottoposto milioni di persone ad attacchi illegali dal cielo e da terra, a massicce e sistematiche detenzioni arbitrarie, a decessi in carcere a seguito di tortura, a sparizioni forzate, ad assedi che hanno costretto alla fame e a sfollamenti forzati.

“Gli stati membri del Consiglio di sicurezza avevano il potere e il mandato di aiutare la popolazione della Siria ma hanno completamente fallito l’obiettivo. Dieci anni dopo, i responsabili di terribili violazioni dei diritti umani, tra cui crimini di guerra e crimini contro l’umanità, continuano a infliggere sofferenze infinite ai civili e ad evadere la giustizia”, ha dichiarato Lynn Maalouf, vicedirettrice per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

La situazione della Siria deve andare al Tribunale penale internazionale e bloccare risoluzioni che avrebbero imposto embarghi sulle armi e sanzioni mirate nei confronti di singole persone responsabili, in ogni parte coinvolta nel conflitto, di crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, ha aggiunto Maalouf.

Il governo siriano continua a limitare alle organizzazioni umanitarie l’ingresso nelle aree sotto il suo controllo, esasperando una già disperata crisi economica e umanitaria. Dall’altro lato del conflitto, nel nord del paese i gruppi armati di opposizione sostenuti dalla Turchia e il gruppo “Hay’at Tahrir al-Sham” (Organizzazione per la liberazione del Levante”) proseguono a compiere arresti arbitrari, torture e sequestri di persona.

Per tutta la durata del conflitto, sia il governo siriano che i gruppi armati di opposizione hanno ripetutamente violato il diritto internazionale umanitario.

Le forze governative siriane, responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità, hanno compiuto attacchi illegali uccidendo e ferendo decine di migliaia di civili e danneggiando strutture civili quali abitazioni, scuole e ospedali; hanno usato armi esplosive imprecise come i barili bomba, le bombe a grappolo, vietate a livello internazionale, e persino le armi chimiche. In alcuni casi, gli attacchi aerei illegali sono stati compiuti dall’aviazione russa o col suo appoggio.

La coalizione militare diretta dagli Usa ha condotto attacchi aerei durante la campagna di bombardamenti, durata quattro mesi, per strappare la città di Raqqa al controllo dello “Stato islamico”. Questi attacchi, che in alcuni casi hanno violato il diritto internazionale umanitario, hanno ucciso e ferito centinaia di civili e distrutto abitazioni e infrastrutture.

Dall’inizio del conflitto, decine di migliaia di persone hanno lasciato le loro case e vivono in campi o in edifici abbandonati in condizioni terrificanti, privi di beni fondamentali come cibo e medicine. Almeno cinque milioni di siriani hanno lasciato il paese, rifugiandosi nella maggior parte dei casi negli stati confinanti, dove subiscono limitazioni nell’accesso ai servizi o all’assistenza, vivendo in molti casi nella totale indigenza.

14.3.2021

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La Guerra infinita
Ecco come è cominciata - di Corona Perer

(ottobre 2018) - La situazione è tragica da anni: i bambini che sono nati e cresciuti in guerra, si suicidano o bevono da una pozzanghera. Attorno un mondo che non sa come fare e se è vede è strabico: perchè da qualche parte le armi arrivano. Finissero le munizioni, non finirebbe forse la guerra? Il Papa continua a dirlo. Ma come è cominciata? Tentiamo di fare il punto.

Ricordate la cosiddetta Primavera araba? L'ubriacatura di libertà in Tunisia, e poi l'Egitto, l'insurrezione a Sanaa nello Yemen....? Ebbene la guerra in Siria, nasce come guerra civile siriana, proprio in quei giorni, nel marzo 2011, quando la popolazione si solleva manifestando contro il regime del presidente Bashar al-Assad, succeduto al padre ininterrottamente al governo dal 1971 al 2000. Il regime reprime con forza le manifestazioni, causando centinaia di morti, ma le proteste proseguono. Si parla di almeno 58.000 desaparesidos, di 18.000 persone incarcerate e torturate (Amnesty al riguardo ha pubblicato diversi dossier).

Ed è così che nasce la resistenza armata di quelli che poi sono diventati “i ribelli” a cui si sono uniti alcuni soldati siriani disertori. Insieme creano l’Esercito Siriano Libero (FSA, Free Sirian Army) che conquista numerose città. Ecco, la confusione inizia qui. Esercito del governo o contro il governo? Esercito contro, che poi però si confonde nelle nostre cronache con l'Isis, perchè ad inizio 2012 si affiancano all’FSA altri gruppi: il Fronte al-Nusra, braccio siriano di al-Qaida e dello Stato Islamico dell’Iraq (ISI). Al-Nusra è costituito da fondamentalisti sunniti che vedono nella guerra in Siria un’opportunità per rovesciare il regime di Bashar Al-Assad e per la nascita di uno Stato Islamico in Siria.

Inizialmente Fronte al-Nusra ed Esercito Siriano Libero collaborano con azioni di stampo terroristico, autobombe e attentati suicidi, causando moltissime vittime tra la popolazione civile. Il governo siriano ancora al potere tenta di di bloccare i ribelli e i loro sostenitori con azioni sempre più violente, provocando massacri tra la popolazione civile e cercando di attribuire la responsabilità ai ribelli. Queste azioni suscitano le reazioni a livello internazionale. Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Turchia (attenzione, qui la Turchia è contro Bashar) si schierano a supporto dei ribelli, mentre Russia, Cina, Iran e Venezuela si schierano a favore del regime di Al-Assad.

Nel corso del 2013 la guerra diventa totale con al-Nusra che conquista la città pacifica di Raqqa da cui controlla la Siria centrale e settentrionale. Ed è in questo momento che lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) entra di fatto in Siria nella confusione più totale. L'esercito ancora fedele ad Al-Assad si oppone al contro-esercito.

Nel 2014 l’ISIS si distacca dal Fronte di al-Nusra. Il fronte dei ribelli è spaccato. Nel frattempo l’ONU indice una conferenza di Pace a Ginevra per cercare di risolvere la crisi Siriana.
A giugno 2014 al-Assan viene rieletto mentre lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante conquista molte città dell’Iraq. Il 29 giugno l’ISIS proclama la nascita del Califfato, che comprende territori tra la Siria e l’Iraq. Il caos totale si raggiunge dal settembre 2014 quando una coalizione guidata dagli Stati Uniti inizia a bombardare i territori della Siria occupati dall’ISIS che nel frattempo concentra le sue azioni al confine con la Turchia, verso la città di Kobane, dove ci sono milizie curde alleate nel 2015 dell’Esercito Siriano Libero e della Coalizione guidata dagli USA. Ora lo scontro è Isis contro Siria e coalizione.

Negli ultimi mesi del 2015 lo Stato Islamico viene bombardato dagli aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti mentre le forze armate russe appoggiano Bashar e l’esercito governativo siriano nella battaglia per la conquista di Aleppo dove si concentrano gli scontri. La città - situata a nord-ovest del Paese - è capitale economica della Siria (Damasco è la capitale amministrativa), qui si fronteggiano forze ribelli e regime. A partire da luglio 2016 inizia un assedio e il regime blocca cibo e aiuti umanitari destinati alla popolazione.

La follia a cui abbiamo assistito, recentemente, ora non ha più logica - se mai la guerra ne possegga una - anche per colpa della Turchia che prima era parte della coalizione Usa e poi passa con i russi: la città è bombardata dagli aerei di Assad e dai suoi alleati, vengono colpiti ospedali e colonne di soccorsi. A dicembre 2016 Aleppo viene riconquistata da Assad che ha così ricacciato i suoi oppositori.

Parte lo sgombero, è storia dei nostri giorni: di un sovrano che ha ucciso e torturato la sua gente, che doveva essere abbattuto e che sotto Natale ha trovato persino l'impudenza di visitare con la moglie un orfanotrofio. Sulla sua strada ha incontrato (è storia recentissima) Russia e Turchia. Se la guerra mai finirà,un piedino russo resterà in Siria che potrebbe diventare un suo protettorato: colonialismo 2.0, si dirà. Le immagini alle quali impotenti abbiamo assistito alla tv con le barriere, i profughi, la rotta dei Balcani e le barriere di filo spinato, straziano il cuore.

Missili scud, barili bomba riempiti di dinamite, colonne di fumo, crolli, pozzanghere per bere l'acqua. Oggi Aleppo-est è rasa al suolo, la parte ovest in gran parte distrutta. Si tentano calcoli e si va a spanne: il 95% delle vittime è opera di Assad e dei suoi alleati, 12 paesi coinvolti nella guerra, 98 i gruppi di combattenti sul terreno. La confusione regna totale e i due strani alleati - Russia e Turchia - han reso tutto più difficile. Quando si dirà basta sarà sempre troppo tardi: la guerra ha già falciato oltre 300.000 vittime e migliaia di profughi che continuano a fuggire.

(Corona Perer - ottobre 2018)
Fonti utilizzate dall'autore: Il Ponte, Amnesty

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