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Trent'anni fa la Guerra del Golfo

Storia e Guerre: che ne sappiamo oggi di ''desert storm?''

Sono passati 30 anni dalla sanguinosa e cruenta "Guerra del Golfo". Alle 2:38 di mattina della notte tra il 16 e il 17 gennaio del 1991, appena 18 ore e 38 minuti dopo la scadenza dell'ultimatum sancito dalle Nazioni Unite, iniziava l'operazione “Desert Storm”, la più imponente azione militare alleata dopo il 1945. In America governava Geroge Bush, in U.K Tony Blair.

In quello che sarebbe stato il primo conflitto della storia trasmesso in diretta televisiva sarebbero state sganciate 90.000 tonnellate di bombe, segnando un nuovo punto di non ritorno rispetto a cosa era ritenuto accettabile dall’opinione pubblica globale. L’immaginario che quella guerra contribuì a creare avrebbe gettato le basi per la lunga serie di interventi militari occidentali in Medio Oriente negli anni che seguirono.

Un Medio Oriente nel quale, negli anni a venire, non avrebbero trovato spazio le voci e i racconti delle migliaia di civili colpiti - donne, bambini, anziani. Ma quante furono le vittime di quei 40 giorni in cui caddero più bombe sull’Iraq che in tutta la Seconda Guerra Mondiale? Le stime parlano di circa 200mila persone, ma le conseguenze di lungo periodo ne avrebbero colpite molte di più. Tra le più gravi, le malattie causate tra i bambini a causa dell’utilizzo di armi chimiche, che avrebbero fatto sentire i propri effetti per anni.

Da quella tragedia, fiorirono in Italia anche esperienze psitive come l’associazione pacifista italiana Un Ponte Per (UPP), divenuta poi anche Ong, grazie all’iniziativa volontaria di donne e uomini che scelsero di non cedere al silenzio complice di fronte allo scempio che si stava commettendo, anche a causa del contributo militare italiano.

Avviata come campagna di solidarietà verso la popolazione irachena colpita, anche con iniziative di disobbedienza civile – come l’importazione illegale di datteri iracheni in violazione dell’embargo dichiarato sull’Iraq – UPP si sarebbe in seguito strutturata come Organizzazione non governativa, continuando ad operare e restare a fianco del popolo iracheno per i successivi 30 anni. Oggi UPP continua a lavorare nella solidarietà, nella cooperazione, nello sviluppo e nella costruzione della pace in un paese che ancora porta sulla pelle le cicatrici di quella guerra.

E in Italia ci fu un musicista intellettuale a porre la questione irachena: Franco Battiato.

Trent’anni dopo quella drammatica notte, quali sono le conseguenze ancora tangibili in un paese come l’Iraq, che ha continuato ad affrontare stagioni di guerre, violenze, terrorismo? Quanti di quegli effetti di lungo periodo continuano a lasciare traccia in un Medio Oriente che sembra non conoscere pace?

Ne sappiamo molto poco, i libri di storia si fermano al secondo dopoguerra e in questo momento specifico le scuole sono pure chiuse. Leggere la contemporaneità, riflettere su questioni di pace e giustizia sembra essere attività accessoria. Non lo è affatto, non lo è mai.

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