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Raffaele Morelli, elogio della lentezza

''Non siamo nati per soffrire'' - Come gestire la fretta

Riempire di attenzione tutti i dettagli, dare ad ogni gesto il senso di quel gesto: mi sto vestendo, sto camminando, sto sorseggiando il caffè del mattino. Mangiando più lentamente del solito, è possibile sentire i sapori, gustarli pienamente, come se li si incontrasse per la prima volta. Fare questo col cibo aiuta la mente a soffermarsi di più sulle esperienze del quotidiano. E non vivere facendo le cose pensando al dopo, al tempo che manca perchè si vive in un non tempo che non è nè presente nè futuro. Domanda: siamo ancora capaci di vivere il presente? Di essere presenti a noi stessi nel qui e ora? Probabilmente siamo in molti a scuotere la testa. Lavoriamo mangiando, pedaliamo telefonando, camminiamo osservando l'ultima mail ...corriamo e corriamo.

Raffaele Morelli  psichiatra e psicoterapeuta, volto noto al grande pubblico nonchè autore di Riza Psicosomatica, nel suo libro  “Il manuale della felicità” elenca le 10 regole pratiche per migliorare la vita ed insegna che il tempo va gustato. Che quando c’è un problema non bisogna cercare di risolverlo, ma cercare il vuoto. Che non si può decidere se c’è un disagio. Che occorre essere acqua e ragionare come l’acqua, cioè essere fluidi: perchè l’acqua scorre ovunque.

Dice anche che non bisogna avere opinioni in una società dove tutti disquisicono su tutto. Ma non sarà anche la via del qualunquismo? No, risponde Morelli,  bisogna rispettare sempre il proprio carattere e la propria personalità.

"Bisogna percepire internamente che cosa accade dentro ognuno di noi. Ciò che capita dentro di noi la dobbiamo guardare, ma senza chiederci il motivo. Quando c’è uno stato d’animo dobbiamo chiederci: accanto alla tristezza c’è altro?  Altrimenti vedremmo un solo stato d’animo. Bisogna cercare altro, c’è dell’altro. Nell’altro si aprono le porte. Così come in un albero ci sono le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie e i frutti" (Raffaele Morelli)

Quanto al buonumore e alla positività a tutti i costi ricordiamoci che se è innaturale è finta. "Chi è costretto a ridere per immortalarsi in un selfie è un grande idiota in quanto è finto, costruito e innaturale". Ebbene quante persone vediamo ogni giorno tirate, lisciate, per dare la loro positività in pasto agli altri?
Tante. Abitano spesso gli uffici, magari sono alla scrivania accanto, hanno passato ore a costruire la maschera da esibire, hanno studiato camicetta e accostamento, hanno il culto di sè ma dentro spesso sono piene di invidia.

Esseri veri, esere sinceri e reali, è una virtù di pochi. E sono sempre più rare le persone capaci di essere se stesse.

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