La Dama delle Licnidi custodita a Verona (Castelvecchio)
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Arte, Cultura & Spettacoli

Rubens, la nascita di una pittura europea

Tre mostre in Italia tra Mantova e Roma: Palazzo Te, Palazzo Ducale e Galleria Borghese

Dal 7 ottobre 2023 al 7 gennaio 2024 Fondazione Palazzo Te a Mantova presenta  ''Rubens! La nascita di una pittura europea'' primo step di un progetto che coinvolge Palazzo Ducale di Mantova e Galleria Borghese.

E' un omaggio in grande stile a Rubens, il pittore che nella cultura classica trovò ispirazione lasciando un segno profondo e indelebile nelle corti italiane ed europee.

I tre eventi espositivi celebrano il maestro di origini fiamminghe che con la sua opera divenne protagonista e archetipo assoluto del barocco: i rapporti tra la cultura italiana e l’Europa, vista attraverso gli occhi di Rubens, sono il tema di fondo di questa straordinaria operazione culturale.

Una vera mostra di ricerca: hanno contribuito 22 musei (dal Louvre al Prado) e tra le 50 opere esposte, 17 sono di Rubens. Il cammino della mostra, a cura di Raffaella Morselli, in collaborazione con Cecilia Paolini, si snoda in 12 sezioni (una delle quali dedicata al mito di Achille che Rubens interpreta come emblema dell'eroismo umano), e si concentra in particolare sul rapporto tra il pittore fiammingo e la cultura italiana personificata da Giulio Romano.

Il  fiammingo arriva a Mantova, alla corte di una delle più importanti signorie italiane, nell'agosto del 1600 da giovane promettente pittore.Se ne andrà circa dieci anni dopo, trentenne, con la fama di indiscusso maestro. Giulio Romano è morto ormai da 50 anni, ma a Mantova ha lasciato la sua arte e il fiammingo se ne innamora. Tra il 1524 e il 1534, Romano aveva costruito su commissione del marchese di Mantova Federico II Gonzaga, Palazzo Te: una villa rinascimentale nell'area meridionale della città di Mantova per l'ozio dei Signori.

Nelle collezioni Gonzaga, Rubens studiò i ritratti di Tiziano e Giulio Romano. La Dama delle Licnidi e il Ritratto del Cardinale Bartolomeo Cesi sono l'esito di questo studio applicato a due personalità che segnarono la vita di Rubens e di Vincenzo Gonzaga: Isabella di Spagna, governatrice delle Fiandre meridionali (patrona di Rubens al suo ritorno in patria) e Bartolomeo Cesi fu amico di Pieter Paul e di suo fratello Philip, che mise loro a disposizione la propria collezione di sculture greco-romane. I due Rubens erano entrambi studiosi di antichità.
 

All'inugurazione, presente anche il sottosegretario alla cultura Vittorio Sbarbi, il direttore Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni precisa che si tratta di una mostra sulle "risonanze'' ovvero sul rapporto di innanoramento con l'arte italiana rappresentata da Giulio Romano ideatore di Palazzo Te come splendido contenitore di arte e bellezza.

''La mostra è una storia che connette Romano e Rubens nella loro capacità di trasformare la tradizione. Ci vuole libertà per farlo. Fondazione Palazzo Te propone quindi anche una riflessione sul comune sentire europeo in campo culturale ovvero sui fondamenti di una Europa della cultura e sul rapporto tra politiche culturali e pratica della libertà, sulla possibilità stessa di parlare di una Europa della cultura" afferma Baia Curioni. Obiettivo alto, altissimo.

A Mantova Rubens  respira una cultura mitologica e la grande bellezza della quale i Gonzaga si circondavano. Le suggestioni rinascimentali ricavate ed elaborate negli anni mantovani saranno al fondo della pittura della sua maturità per divenire eredità intellettuale e artistica lasciata alla sua bottega e ai suoi allievi, spiega la curatrice Raffaella Morselli.

 

''Il palazzo, e le sue collezioni, dovettero sprofondare il fiammingo in una vertigine: Mantegna, Giulio Romano, Correggio, Tiziano, la scultura antica delle collezioni isabelliane, i cammei, gli artificialia. Architetture, affreschi, quadri, statue, oggetti gli vennero incontro come degli amici che improvvisamente si materializzavano ai suoi occhi. Non so se qualcuno gli fu più caro degli altri, certamente Giulio Romano gli spalancò le porte dell’Odissea e dell’Iliade di Omero nella Sala di Troia'' commenta la curatrice. Rubens insomma incontra il Mito e così anche i miti fondativi del Rinascimento.

Il ''dialogo'' tra Rubens e lo spirito artistico di Giulio Romano sarà indelebile per l'artista che ad Anversa era noto anche per le sue capacità politiche di gran diplomatico e mediatore tra le corti europee.

 

La mostra di Palazzo Te si riverbera nello stesso periodo (7 ottobre 2023 – 7 gennaio 2024) a Palazzo Ducale di Mantova dove il focus espositivo si concentra sulla pala della Santissima Trinità, una delle più imponenti imprese portate a compimento dall’artista a Mantova per la Chiesa della Santissima Trinità.

Si tratta di tre tele una delle quali – dopo incredibili vicende – è ancora oggi esposta a Palazzo Ducale nella Sala degli Arcieri, e grazie ad una ricostruzione tridimensionale oggi non più accessibile al pubblico, costituisce una tappa fondamentale nel percorso conoscitivo di questo grande artista.

Palazzo Ducale con l'occasione presenta il suo nuovo allestimento, corredato di nuovi impianti luce nell'appartamento Ducale, voluto da Vincenzo I e realizzato da Antonio Maria Viani: qui sono esposte opere della collezione permanente dal tardo Cinquecento al Seicento inoltrato.

 

Un terzo step si terrà dal 14 novembre 2023 al 18 febbraio 2024 a Roma alla Galleria Borghese dove il focus su Rubens proseguirà con ''Il tocco di Pigmalione. Rubens e la scultura a Roma'', a cura di Francesca Cappelletti e Lucia Simonato.

Il terzo capitolo del progetto andrà ad indagare come le influenze del suo viaggio in Italia incidano  negli anni successivi al suo ritorno in patria, anche grazie ai soggiorni italiani di suoi allievi fiamminghi. Galleria Borghese offrirà l’opportunità inedita di vedere i grandi gruppi berniniani, la statuaria antica, le altre sculture moderne, spesso opera di artisti stranieri, in relazione diretta con i quadri e i disegni di Rubens, cogliendo l’energia e il contributo straordinario dato dall’artista, alle soglie del Barocco, per una nuova concezione di antico, di naturale e di imitazione.

 


Autore: Corona Perer

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