Una giovane fisica trentina commenta il Nobel per la Fisica 

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Il sole è il nostro futuro (la foto, di Giovanni Sogne, è stata scattata nel Parco delle Dolomiti Bellunesi)

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Lo scienziato Carlo Rubbia

Carlo Rubbia a Trento spiega "quale" energia per il futuro

di Barbara Patton*
Fisica e responsabile del Progetto Idrogeno Isera

(Trento, 8 maggio 2008) . Non nego che per me, giovane trentenne con un sudatissimo dottorato di Ricerca in Fisica in tema d'idrogeno, poter vedere il Prof. Carlo Rubbia (Premio Nobel per la Fisica nel 1984) sia stato particolarmente emozionante, lasciandomi addosso un misto di ammirazione e di orgoglio per l'appartenenza alla categoria.
Il professore, incalzato dalle domande della presentatrice e dei partecipanti (che si sono accalcati numerosi alle entrate nella speranza di guadagnarsi un posto), ha tenuto un discorso con il linguaggio semplice e meraviglioso dei fisici, senza lasciare spazio ad alcun dubbio.
Il dibattito è partito, come era logico prevedere, dal costo del petrolio che ha raggiunto quota 124 dollari al barile. Rubbia ha indicato come causa principe di questo balzo il continuo aumento demografico mondiale, pari a tre persone al secondo, facendo presente che durante la sua stessa vita la popolazione sulla Terra è cresciuta di 4 volte. Ha fatto notare come tutte queste persone sono giustamente desiderose di avere energia, energia che oggi proviene per la maggior parte da fonti fossili. Queste risorse però hanno un limite, stanno per finire, e facendo un calcolo si vede che si parla di soli quarant'anni, e la matematica purtroppo non è un'opinione. Anche l'energia nucleare vede un aumento vertiginoso del suo prezzo, salito in pochi anni di 10 volte, e l'uranio finirà.
Qualcuno ha sollevato il tema del risparmio energetico, ed ha ricevuto l'appoggio del professore, che però ha  fatto notare come nel mondo 1.6 miliardi di persone siano senza elettricità e che "non si può pensare di chiedere loro di risparmiare", perché ogni individuo deve avere pari diritto di evolversi, di svilupparsi, come ha fatto il mondo occidentale e cioè usando l'energia necessaria, che è stata il motore della Rivoluzione Industriale.
Quale allora lo scenario futuro dell'energia? La risposta lascia un po' sconfortati ma è di un realismo sconcertante: "Tutta la civilizzazione odierna è basata su fonti fossili. Dire che possiamo eliminarle da un giorno all'altro sarebbe come dire che possiamo stravolgere 250 anni di storia. Il nucleare di oggi, il solare di oggi, il fotovoltaico di oggi non sono in grado di soddisfare la fame di energia del mondo". Ma non c'è una soluzione?
"Primo, servono nuove idee; secondo, servono nuovi finanziamenti; terzo, l'industria deve puntare sull'energia.". Rubbia ha fatto notare come vengano prodotti 84 milioni di barili al giorno di petrolio per un costo complessivo di 20 miliardi di dollari al giorno e che poco di questo viene re-investito in ricerca. "Se prendessimo l'1% delle tasse sul petrolio e le investissimo sul rinnovabile stravolgeremmo il sistema di investimento". Ma non è solo questo il problema, perché "il sistema deve essere autosufficiente. Non si deve fermare quando finisce l'erogazione di denaro pubblico. Se non riusciamo ad accendere la fiamma industriale non andiamo da nessuna parte, perché l'investimento deve essere dello stesso ordine di quei 20 miliardi di dollari. Nel settore dei personal computer il 15% dell'utile viene re-investito per costruire un sistema migliore, nel caso dell'energia si parla dello 0.1%".
Tutto questo implica un grande cambiamento. "Non stiamo ancora capendo che bisogna girare di 180° ed investire in ricerca. Un mondo senza energia è un mondo pericoloso, senza pace. Voglio vedere che paese si metterà in tasca l'ultima goccia di petrolio!".
E il nucleare?
"Il problema energetico è molto più serio che il dire NUCLEARE SÌ o NUCLEARE NO. Il problema è come scaldarsi, come far andare le auto, l'agricoltura... è un problema che va risolto a livello pratico." Il nucleare pur essendo un'opzione non è la soluzione, ci consente di ottenere il 10% per certo del fabbisogno energetico sotto forma di elettricità. Ed il restante 90%?
Negli USA, dove l'ultimo impianto è del 1979, stanno pensando a chiudere il più grande luogo di stoccaggio di scorie radioattive, c'è inoltre da "considerare che il passaggio tra il nucleare civile e militare è facilissimo e che c'è una mancanza cronica di uranio.". Il professore suggerisce che lui la soluzione ce l'avrebbe ma che nessuno la prende in considerazione, e sarebbe quella di usare il torio, molto più abbondante, con vita media delle scorie molto limitata e non pericoloso (non ci possono essere una Chernobyl e nemmeno una bomba nucleare al torio).
Quando gli sono stati chiesti i numeri del solare si è un po' accalorato. Ha raccontato che la Terra ha bisogno di 15 tera-watt di potenza media e che basterebbe coprire una superficie di (200×200) km2 (due volte la Sardegna, lo 0.1% della superficie Terrestre) con degli specchi ustori  per ottenere tutta l'energia primaria necessaria al sistema. "Coprire un millesimo della superficie dell'Arabia Saudita sarebbe sufficiente per ottenere l'energia prodotta con il petrolio estratto nella regione.". Rubbia racconta che "costruire dei concentratori solari è più semplice di fare delle biciclette. Lo specchio ustore è vecchio come il mondo. Il problema non è concentrare il sole, ma l'accumulo. Non dobbiamo concentrarci tanto nello specchio, che è abbastanza comprensibile, quanto nell'accumulo".
Io penso all'idrogeno, che so essere la soluzione, e mi chiedo come mai ci sia girato intorno, ma poi noto che lo ha fatto anche sulla questione dell'effetto serra parlando di emissioni di CO2 ma non dicendo che il primo è causato dalle seconde, e penso che forse, a 74 anni, ha imparato ad evitare stupendamente le polemiche.
Il professore conclude che è necessario rispondere con idee innovative, "oggi il fotovoltaico di tutto il pianeta produce 1.6 Giga-watt, pari a quello che si ottiene da un singolo reattore nucleare.". Dice che l'Europa deve cominciare a vedere le energie rinnovabili come un business, perché "siamo avanti, perché potremmo essere dei maestri, e invece stiamo sprecando gli anni a fare conferenze, sprecando l'anticipo che abbiamo avuto nel capire che l'ambiente va tutelato.". La soluzione di Rubbia si sintetizza in "ricerca, sviluppo, innovazione".
Per quanto mi riguarda mi metto in prima linea con l'entusiasmo dei trent'anni e per una volta sono decisamente convinta di non aver perso tempo a seguire l'ennesima conferenza.

dott.ssa Barbara Patton per "SENTIRE"

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