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MUSE inquieto

Michele Lanzinger ''Che peccato queste polemiche''

di Michele Lanzinger* - Che peccato, che peccato che il percorso di crescita e di sviluppo del Muse sia incappato nelle polemiche che tanto riscontro hanno avuto sulle cronache locali.
 
Vorrei iniziare con un pensiero sull’idea di “museo cittadella” e all’accusa di aver plasmato il museo a mia immagine e somiglianza trasformandolo nello scopo della mia vita. Ho l’onore di aver servito prima il Museo Tridentino di Scienze Naturali e poi la sua trasformazione in Museo delle Scienze assieme a una squadra di bravissimi professionisti. Tutti convinti assertori del titolo primo della nostra costituzione repubblicana. Vorrei quindi precisare, il  Muse non è mai stato un museo di Michele Lanzinger ma semmai con Michele Lanzinger e i suoi collaboratori e, mettiamolo sicuramente al primo livello di importanza, lo è grazie al supporto delle  amministrazioni provinciali che si sono succedute, i tanti comuni del Trentino e in primis il comune di Trento e  infine le tante persone che nei diversi ruoli, hanno prestato e prestano la loro opera negli organismi amministrativi e di controllo del museo.
Si è trattato di un percorso di crescita e di co-creazione che ha portato a risultati altamente al di sopra di quanto ci eravamo proposti e ci era stato chiesto di raggiungere. Nonostante il Covid che tanta tristezza ha sparso intorno a sé, il museo sta operando con vero spirito di resilienza con nuovi scenari a livello di piani editoriali tradizionali e multimediali, un forte impegno a sostegno della richiesta ​forte relativa alla didattica a distanza. Abbiamo collaborato con grandissima convinzione alla comunicazione della Strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile e sullo stesso tema stiamo dando impulso a un progetto a livello di musei dell’Euregio, così come siamo stati incaricati dal Ministero dell’ambiente a coordinare un piano nazionale di promozione dell’Agenda 2030 presso i musei italiani. Abbiamo avviato un percorso di rafforzamento delle relazioni con l’Università di Trento con il Conservatorio in rapporto alla dimensione artistica e umanistica e procede incessante la relazione con i territori per progetti di interpretazione integrata dei valori naturali e paesaggistici.  Insomma un gran lavorare anche “ai tempi del Covid”, anche per prepararci a quando finalmente i musei potranno essere riaperti al pubblico​, non tralasciano anche l'opportunità di creare in questo modo le ragioni di una continuativa occupazione per le risorse umane.
Non si capisce  perché si voglia criticare questo percorso fatto di concertazione, programmazione e responsabilità di ciascuno nel raggiungere i compiti che ci si è assegnati. Stupisce che sia valutata come chiusa autoreferenzialità una dimensione lavorativa portata avanti in maniera collegiale con colleghi con i quali da tanti anni  condivido idee, prospettive, vivaci discussioni e grandissimo impegno. Una “cittadella” ben funzionante dove competenza, entusiasmo e responsabilità sono il carattere comune dei suoi cittadini. Una “cittadella” capace di interpretarsi nel rispetto delle regole e delle funzioni assegnateci dal nostro statuto di ente funzionale della Provincia Autonoma di Trento. ​Nel completamento dei percorsi organizzativi citati, siamo certi che compiremo l'equilibrio gestionale necessario al perfezionamento del percorso di  crescita. Siamo un ente serio che fa della scienza il proprio metodo e della dedizione ed empatia con i diversi pubblici il proprio scopo.
 
Credo necessario ora chiarire alcuni aspetti su un’altra questione, sicuramente importantissima, che è la complessa partita dei lavoratori e delle lavoratrici.
Un primo insieme è costituito dal personale assunto a tempo indeterminato dalla Provincia e messo a disposizione del suo ente funzionale, il Muse appunto.  Per essi in questo ultimo scorcio di autunno e nell’ambito dei consolidati metodi di concertazione, si sta arrivando a conclusione un percorso tra Provincia, i musei provinciali e i sindacati, relativo alle progressioni interne di carriera dei dipendenti dei musei provinciali, compreso il Muse. Tutto bene quindi.
Un altro passaggio, avviato già nel 2019, riguarda le quote di turn over e la stabilizzazione  con concorsi per contratti a tempo indeterminato di un certo numero di figure professionali che operano con diversificate forme contrattuali a tempo determinato. A più di sette anni dalla sua “ripartenza” nella nuova sede del Muse e numeri alla mano, si può affermare che il caso Muse non è stata una meteora, ma costituisce una struttura oramai solidamente inserita nella ricerca scientifica internazionale, è ​in grado di offrire rilevanti servizi educativi e sociali ed è divenuto partner di processi di sviluppo locale legati alle aree protette, all’agricoltura biologica al turismo sostenibile. Bene apprendere che siamo arrivati alla fase decisoria da parte della Giunta provinciale per l’avvio di un percorso di stabilizzazione mediante concorsi.
Un ulteriore grande categoria riguarda i lavoratori delle cooperative. Queste, in forma di consorzio di imprese, nel 2017 hanno partecipato e vinto un appalto di servizi per funzioni che vanno dalla biglietteria, allo shop , alle guide (i pilot e i coach). Una prima considerazione ​rilevante: i lavoratori​e le lavoratrici di questi ambiti sono dipendenti con contratto a tempo indeterminato delle cooperative, non del museo,  e per essi è attiva   una “clausola di salvaguardia” per la quale il loro rapporto di lavoro è garantito anche se, con future gare e appalti, il servizio venisse attribuito ad altre società. Da segnalare inoltre che nei periodi di lockdown i lavoratori hanno usufruito della cassa integrazione.  Seconda considerazione: tutti i musei italiani che offrono “servizi aggiuntivi” quali quelli qui ricordati, hanno adottato il criterio dell’appalto o della concessione di servizi a società private. Questa modalità pubblico – privato è in uso nei musei dello stato, di ente locale e molte fondazioni proprio per esternalizzare le funzioni di cui sopra.
Nel nostro caso il contratto, la gara e la selezione della società vincitrice sono stati condotti nel 2018 dall’APAC Agenzia Provinciale per gli appalti e contratti, mentre le modalità contrattuali  per i lavoratori sono state sottoscritte a  settembre 2018 tra  il consorzio d’imprese vincitore e le sigle sindacali. Il contratto andrà in scadenza il 30 settembre 2021. Va ricordato che fin dai primi mesi di applicazione sono emersi problemi. Dai lavoratori/lavoratrici la remunerazione prevista dal contratto non è stata considerata adeguata, soprattutto da parte delle figure di pilot e coach i quali sono sottoposti a forti flessibilità di orario (non sempre a tempo pieno), dal momento che il loro servizio è fortemente vincolato agli orari e alla pulsione stagionale delle attività educative. Come risultato si è assistito a forti rimostranze da parte dei lavoratori e consistenti abbandoni. La vigente situazione contrattuale non permette grandi cambiamenti ed è emersa una comune convinzione che sia quanto mai necessario prendere in mano la situazione e identificare nuove soluzioni. ​Nella consapevolezza che, come già detto, ​il contratto sia in scadenza con fine settembre 2021, ​il Muse ha da tempo avanzato la richiesta di confronto sul tema.  Riassumendo: i datori di lavoro di questo tipo di personale  sono le cooperative del consorzio vincitore di un bando le quali stanno applicando criteri contrattuali concertati con provincia e sindacati. Il ruolo del museo è quello di formazione e di controllo dell’esecuzione delle attività e di pagamento delle corrispondenti prestazioni lavorative. Si  precisa infine che il pagamento di questi servizi è  a carico del Museo che per questi provvede mediante entrate proprie alimentate dalle tariffe di ingresso.
 
 
* Michele Lanzinger, Direttore MUSE

5 dicembre 2020

foto: 2014

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SENTIRE - archivi

SETTE ANNI DI MUSE
 

(luglio 2020 - Corona Perer)  - E' il museo dei record, una nave che ha un solido timoniere: il direttore Michele Lanziger ha saputo traghettare il "vecchio" e storico museo delle scienze in quello nuovissimo, sorto nel 2013 dal progetto di Renzo Piano, divenuto in breve temo una macchina che produce utili per l'intera provincia. Insomma un piccolo miracolo imprenditoriale che in sette anni ha collezionato continui record. Il turista che prima andava a Trento e non se ne tornava senza una visita al Castello Buoconsiglio, ora aveva il MUSE tra i suoi desiderata.

Ma il Muse è soprattutto macchina di scienza:  collabora con oltre 80 partner internazionali tra istituti, enti di ricerca e fondazioni, con 142 istituzioni in Italia e all’estero: ben 95 realtà con sede in Trentino, 10 in Alto Adige, 26 nelle restanti regioni italiane e 11 realtà internazionali con sede in Italia. Michele Lanzinger lo guida dal '92.

E' un museo che fa ricerca. Lo fa da quando è nato (nella seconda metà dell'800). Costituito "museo provinciale" il 14 novembre 1964, nel 2014 500.000 visitatori tondi tondi, quando l'obiettivo più ambizioso dei primi 12 mesi dall'apertura della nuova avveniristica struttura di Renzo Piano, era stato stimato a quota 160.000.

La qualità dello spazio espositivo, grazie al lavoro di Renzo Piano, emerge. Ma i musei scientifici, in realtà, non sono spazi espositivi, bensì luoghi di ricerca. Mentre il museo artistico storicizza, conserva e "mostra", una realtà come il MUSE esiste sulla base di progetti e questo museo è sempre stato un luogo di riferimento per la società sia austriaca. Tutti i suoi ricerrcatori hanno l'obbligo di dimostrare la qualità del loro lavoro con pubblicazioni scientifiche, partecipano a convegni internazionali e questa conoscenza di prima mano  permette di fare didattica e formazione. Il Muse gestisce tra l'altro l'area di documentazione geologica che è stata affidata dalla Fondazione Dolomiti Unesco.

Bastano pochi minuti per arrivarci a piedi dal centro storico, grazie al sottopasso ferroviario che mette l'area in collegamento con il Duomo e quindi con i vicini musei (Diocesano e Buonconsiglio).  Insomma, è proprio al Muse che inizia la città dei musei.

Ha celebrato in questo 2020 i suoi primi sette anni con due mostre dedicate gli oceani e i mari che ricoprono oltre i tre quarti del nostro pianeta: ospitano numerose forme di vita, influiscono in maniera determinante sul clima, sono un’importante fonte di cibo, prosperità economica, benessere sociale e culturale. Ma tutto questo è in pericolo: ogni anno tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari di tutto il mondo, provocando danni inestimabili agli animali e agli ecosistemi. Continuando così, entro il 2050 ci sarà, in peso, più plastica che pesce negli oceani.

Nel 2020  il Muse è entrato con due riconoscimenti prestigiosi conseguiti nel 2019: è stato riconosciuto dall’UNICEF "Museo Amico dei bambini e degli adolescenti" ed è entrato a far parte del “Water Museums Network”, la Rete Globale UNESCO dei Musei dell’Acqua istituzioni museali chiamate a promuovere e supportare nuove visioni e approcci relativi a usi idrici più sostenibili in linea con le attività delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

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