Scienza, Ambiente & Salute

Dentro il colore, attraverso la materia e la luce 

MUSE di Trento - Dialoghi tra neuroscienze e scienze umane

Camere vulcaniche che ospitano installazioni sonore e visive monocromatiche per favorire una esperienza immersiva...nel colore.
Sette vulcani - bianco, rosso, giallo, verde, blu, viola e nero - e oltre 100 reperti provenienti dalle collezioni naturalistiche del MUSE scandiscono il percorso di un’esperienza dedicata alle diverse cromie. 

“Dentro il colore” – a Palazzo delle Albere (Tn) dal 26 novembre 2022 al 4 giugno 2023 – è  come un bagno nel colore con il corpo e con la mente, dove la luce del vulcano è definita da una precisa lunghezza d’onda a cui corrisponde un suono della stessa frequenza.

La mostra si focalizza infatti sul tema della percezione fisica e mentale del colore, raccontato come somma di materia e luce e dei suoi effetti sulle singole personalità.  Il progetto è frutto del pensiero e del dialogo tra il presidente del MUSE Stefano Zecchi e l’architetto Michele De Lucchi. L’intento è far scattare un pensiero, un’emozione che porti a una consapevolezza di quello che ci circonda e delle sue complesse interconnessioni.

“Il colore di per sé non esiste. È luce, energia e vibrazione di particelle. Siamo però abituati ad attribuirlo alla materia. Tutta la mostra gira attorno a questa relazione tra materia e luce, tra tangibile e intangibile, tra realtà e immaginazione” afferma De Lucchi.

Oltre 100 i reperti in mostra, appartenenti alle collezioni del MUSE, che rappresentano, ciascuno nelle diverse variazioni cromatiche, la manifestazione della vita e della natura in ambito zoologico, botanico, mineralogico, petrografico e paleontologico. Tra le meraviglie che visitatori e visitatrici possono ammirare, un antico campione di croco,  i cui petali di colore violetto annunciano la primavera; il Tarabuso, l’airone dal mimetico piumaggio screziato nei toni di giallo; il  ‘cuore di Vignola’, un eccezionale campione di fluorite che irradia colori dal verde al violaceo in base al tipo di luce che lo illumina; le foglie fossili colorate di arancione da idrossidi di ferro appartenenti a Glossopteris, genere estinto di piante risalenti ad oltre 250 milioni di anni fa, che confermano la teoria della deriva dei continenti; la candida  Predazzite, pietra ornamentale nata dall’incontro tra i  vulcani triassici e le scogliere che oggi formano le Dolomiti.

 

“La mostra è un cammino in cui l’esperienza del colore costruisce conoscenza, consente di elaborare emozioni, valori interpersonali. Nei vulcani, chi visita deve essere immerso in una complessità percettiva, immaginativa, sensoriale tumultuosa, senza respiro. Un percorso emozionale dedicato al colore e alla sua percezione” afferma il Presidente Stefano Zecchi, ideatore del progetto espositivo.

Il Presidente Stefano Zecchi

 

Una messa in scena espositiva che dalla materia conduce alla luce. Il simbolico cratere di ciascun vulcano incanta con visioni di immagini sonore. Sospesi, circolari, ipnotici, nella dissolvenza di forme e corpi materici, i video artistici svelano atmosfere tra sogno e realtà, inconscio e coscienza. In una magica relazione della luce e dell’oscurità, epifania e preludio della vita. Narrazioni visive e musicali, dove la percezione dei colori, la realtà e l’occhio di chi osserva diventano un unico evento, in cui si cela lo stupore della bellezza, tra illusione percettiva e vita dell’anima, conoscenza ed esperienza.

Una mostra inedita che propone approfondimenti lungo il percorso espositivo, attraverso la proiezione di un court métrage di interviste autoriali. della biologia e delle scienze Umane e Filosofiche, grazie al prezioso contributo di docenti, ricercatori e ricercatrici dell’Università di Trento che hanno parlato del colore dal punto di vista cognitivo, percettivo e sensoriale, con un focus sui colori nelle piante e nel cibo.

L’accurata selezione dei colori e la pitturazione dei vulcani ha visto la preziosa collaborazione e il contributo del Gruppo Boero, azienda che da oltre 190 anni è il punto di riferimento in tema di colore nel mondo dell’architettura e della nautica.

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Dentro il colore, Attraverso la materia e la luce 

Una mostra di Michele De Lucchi e Stefano Zecchi

A cura di Beatrice Mosca e AMDL CIRCLE
Trento, Palazzo delle Albere

dal 26 novembre 2022 al 4 giugno 2023

 

 

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SENTIRE - archivi

MUSE, la città della Scienza
 

(luglio 2020 - Corona Perer)  - E' il museo dei record, una nave che ha un solido timoniere: il direttore Michele Lanziger ha saputo traghettare il "vecchio" e storico museo delle scienze in quello nuovissimo, sorto nel 2013 dal progetto di Renzo Piano, divenuto in breve temo una macchina che produce utili per l'intera provincia. Insomma un piccolo miracolo imprenditoriale che in sette anni ha collezionato continui record. Il turista che prima andava a Trento e non se ne tornava senza una visita al Castello Buoconsiglio, ora aveva il MUSE tra i suoi desiderata.

Il direttore Michele Lanzinger (foto coronaperer 2014)

 

Ma il Muse è soprattutto macchina di scienza:  collabora con oltre 80 partner internazionali tra istituti, enti di ricerca e fondazioni, con 142 istituzioni in Italia e all’estero: ben 95 realtà con sede in Trentino, 10 in Alto Adige, 26 nelle restanti regioni italiane e 11 realtà internazionali con sede in Italia. Michele Lanzinger lo guida dal '92.

E' un museo che fa ricerca. Lo fa da quando è nato (nella seconda metà dell'800). Costituito "museo provinciale" il 14 novembre 1964, nel 2014 500.000 visitatori tondi tondi, quando l'obiettivo più ambizioso dei primi 12 mesi dall'apertura della nuova avveniristica struttura di Renzo Piano, era stato stimato a quota 160.000.

La qualità dello spazio espositivo, grazie al lavoro di Renzo Piano, emerge. Ma i musei scientifici, in realtà, non sono spazi espositivi, bensì luoghi di ricerca. Mentre il museo artistico storicizza, conserva e "mostra", una realtà come il MUSE esiste sulla base di progetti e questo museo è sempre stato un luogo di riferimento per la società sia austriaca. Tutti i suoi ricerrcatori hanno l'obbligo di dimostrare la qualità del loro lavoro con pubblicazioni scientifiche, partecipano a convegni internazionali e questa conoscenza di prima mano  permette di fare didattica e formazione. Il Muse gestisce tra l'altro l'area di documentazione geologica che è stata affidata dalla Fondazione Dolomiti Unesco.

Bastano pochi minuti per arrivarci a piedi dal centro storico, grazie al sottopasso ferroviario che mette l'area in collegamento con il Duomo e quindi con i vicini musei (Diocesano e Buonconsiglio).  Insomma, è proprio al Muse che inizia la città dei musei.

Ha celebrato nel 2020 i suoi primi sette anni con due mostre dedicate gli oceani e i mari che ricoprono oltre i tre quarti del nostro pianeta: ospitano numerose forme di vita, influiscono in maniera determinante sul clima, sono un’importante fonte di cibo, prosperità economica, benessere sociale e culturale. Ma tutto questo è in pericolo: ogni anno tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari di tutto il mondo, provocando danni inestimabili agli animali e agli ecosistemi. Continuando così, entro il 2050 ci sarà, in peso, più plastica che pesce negli oceani.

Nel 2020  il Muse è entrato con due riconoscimenti prestigiosi conseguiti nel 2019: è stato riconosciuto dall’UNICEF "Museo Amico dei bambini e degli adolescenti" ed è entrato a far parte del “Water Museums Network”, la Rete Globale UNESCO dei Musei dell’Acqua istituzioni museali chiamate a promuovere e supportare nuove visioni e approcci relativi a usi idrici più sostenibili in linea con le attività delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile

 

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