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Val dei Ronchi (Tn), nuovo capitolo per la paleontologia

Rinvenute orme di lucertole e coccodrilli di 240 milioni anni

Anche la Val dei Ronchi nel Trentino meridionale ha avuto il suo Triassic Park.  E' qui che ricercatori MUSE e appassionati locali hanno rivenuto orme di rettili del Triassico: orme di lucertole e coccodrilli di 240 milioni anni.

Un’indagine paleontologica, condotta dai ricercatori del MUSE, in collaborazione con i collezionisti locali in alta Val dei Ronchi (nei pressi di Ala), scrive una nuova pagina sull'evoluzione della specie.

Solo pochi anni fa, lo stesso gruppo di ricerca aveva scoperto nell’alta Vallarsa le prime orme di rettili immediatamente precedenti la comparsa dei dinosauri trovate in provincia di Trento. È proprio grazie allo studio dei livelli rocciosi esposti a monte del paese di Speccheri, in Vallarsa, che gli studiosi del MUSE stanno ora svelando i segreti delle orme fossili rinvenute in livelli rocciosi corrispondenti affioranti nella più meridionale Valle dei Ronchi.

Le orme rinvenute nel 2015 consentono di migliorare le conoscenze relative alla ricostruzione degli antichi ambienti dell’Italia settentrionale in un periodo, il Triassico medio, nel quale la paleogeografia, ovvero la distribuzione delle terre emerse e dei bracci di mare che le circondavano era particolarmente complessa.

“La scoperta di questo nuovo sito fossilifero – precisa Massimo Bernardi, paleontologo del MUSE – si deve alle segnalazioni dell’attento collezionista locale Vladimiro Cozza che, riconosciute rocce dalle anomale fattezze in valle, ha contattato il museo per verificare se potessero contenere dei fossili simili a quelli rinvenuti nella vicina Vallarsa”.

“La continuità laterale degli strati rocciosi”, sottolinea Riccardo Tomasoni, geologo del MUSE, “permette interessati confronti con altre zone del nostro territorio”.

Già nel corso di un primo sopralluogo, avvenuto nell’estate del 2014, gli esperti del MUSE avevano trovato evidenza della presenza di orme fossili, dato che è stato confermato poco prima del recente periodo natalizio. Le orme fossili, grandi fino a 15 centimetri, lasciate da animali differenti, sono conservate su lastre di roccia messe in luce dall’erosione di alcuni torrenti che incidono il fianco occidentale delle Piccole Dolomiti, in una zona particolarmente impervia e difficilmente raggiungibile. Lo studio scientifico delle rocce e dei fossili rinvenuti è tuttora in corso.

I ricercatori del MUSE sottolineano come la scoperta dimostri una volta di più il prezioso lavoro che gli appassionati di natura e i collezionisti svolgono sul territorio.

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