Scienza, Ambiente & Salute

Ötzi, un venticinquenne di 5000 anni

Museo Archeologico Alto Adige: 5 milioni di visitatori in 20 anni

Le ricerche non si sono mai fermate: si sa cosa aveva nello stomaco, si sa che venne ucciso, si conoscono le patologie di cui soffriva. Ötzi, continua ad essere una banca dati aperta sul passato. A quasi trent’anni dal rinvenimento il suo fascino resta intatto. La mummia si è rivelata una chiave di lettura che, grazie al lavoro del Museo archeologico, ha aperto le porte per comprendere il passato dell'umanità.

Venne colpito alle spalle da qualcuno: evidentemente eravamo homo-homini-lupus anche nell’età del Rame. Età, sesso e peso avuto nella sua prima vita si sanno: l’uomo venuto dal ghiaccio visse oltre 5300 anni fa. Ma Ötzi, ha avuto anche una seconda vita: quella partita in una data che i cabalisti annoterebbero in rosso: il 19.9.1991, data del ritrovamento (palindroma: che si legga da destra o da sinistra, non cambia risultato).

Di questa seconda vita, l’amico Ötzi ha già totalizzato altri 20 anni. Il suo nome è stato coniato dal reporter Austriaco Karl Wendl tra i primi a scriverne, prendendo spunto dall’Oztal catena montana del ritrovamento. La mummia ritenuta tra le più importanti al mondo è la pepita d’oro che il Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano custodisce in una speciale cella frigorifera progettata esclusivamente per lui. I visitatori, mediante una finestrella e luci dotate di filtri speciali, guardano il corpo perfettamente conservato ritrovato da Erika e Helmut Simon di Norimberga nei pressi del rifugio Similaun, al margine del ghiacciaio del Niederjoch a 3210 metri di altitudine.

Il ghiacciaio di Ötztal l’aveva conservata per circa 5300 anni, in una conca lunga pressappoco 40 metri e larga dai 5 agli 8 metri, tra costoni rocciosi che avevano permesso al ghiaccio di non subire variazioni. E due artisti olandesi e gemelli, Alfons e Adrie Kennis ovvero “Kennis&Kennis” hanno ricostruito il volto di Ötzi.

Come venne rinvenuto si sa: i coniugi Simon due alpinisti stavano rientrando da un'ascensione e avevano deciso di abbandonare il sentiero segnalato per accorciare il percorso di ritorno verso il rifugio Similaun. Fu così che s'imbatterono in un corpo mummificato semisepolto dal ghiaccio. Scattarono una fotografia e all'arrivo al rifugio, ne parlarono al gestore.

Quella sera i Simon non immaginavano minimamente che aver cambiato percorso, li aveva messi sulla strada della storia, anzi della preistoria. La mummia risulterà dell'Età del Rame ma dopo la prima sommaria (ed errata) attribuzione del corpo ad un musicista emiliano scomparso in zona negli anni '30, qualcun azzardò che poteva trattarsi di un mercenario dell'armata di Federico IV, o di un soldato della prima guerra mondiale. Furono gli oggetti ritrovati accanto al corpo a formulare l'ipotesi di un eccezionale ritrovamento. Nei mesi seguenti, studiosi si alternarono al capezzale dell’uomo e le analisi di laboratorio dissero che era vissuto tra il 3.350 e il 3.100 a.C.

La notizia fece il giro del mondo e in poche ore la Val Senales divenne la meta obbligata per centinaia di persone, ma iniziarono anche le diatribe: era suolo austriaco o italiano?

Le analisi sancirono che Ötzi era morto all'interno dei nostri confini nazionali. Poi si seppe che soffriva di artrosi, che i vasi sanguigni erano calcificati, che mancava la dodicesima coppia di costole, che si era rotto spesso le ossa essendoci fratture calcificate. Sul corpo furono condotte minuziose indagini scientifiche, con Tac e risonanza magnetica: per la prima volta nella storia della medicina si conducevano studi anatomici su una mummia databile al IV millennio a.C.

Sul corpo furono rinvenuti oltre 50 tatuaggi effettuati con sottili incisioni sulla pelle, fatti con l’uso di carbone vegetale. L’ipotesi è che siano stati fatti a scopo terapeutico, ma studiosi ci stanno ancora lavorando. Su tutto una certezza: l’uomo era stato ucciso. Una Tac mostrava chiaramente la punta di una freccia nella spalla sinistra penetrata fino al polmone e per questo fatale. Ötzi era morto in poche ore. Se fosse un guerriero, un capo pascolo o un cacciatore non si sa: berretto, sopraveste, gambali, cintura e perizoma, scarpe e un graticcio di erbe lo farebbero pensare.

Pelli conciate e fibre vegetali, cucite con tendini animali e con fili d’erba erano la rudimentale tecnica che lui o qualcuno per lui aveva usato per protezione dal freddo. L’ascia e l’armamentario di cui era dotato (tra cui un pugnale di selce, un arco con faretra e frecce, una gerla e una rete, nonché dei recipienti di betulla) fanno pensare che stesse viaggiando con tutto l’occorrente, per cibarsi e difendersi. Fu la volta che venne ucciso.

Oliver Peschel, incaricato per la conservazione della mummia, sottolinea come quello di Ötzi sia anche un meraviglioso caso di cronaca nera della preistoria.

Dopo il ritrovamento nel 1991 Ötzi, l'uomo venuto dal ghiaccio, venne dapprima trasferito a Innsbruck e quindi a Bolzano, dove trovò spazio nell'edificio di via Museo che in passato aveva ospitato la Banca austro-ungarica e la Banca d'Italia.


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)