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Stefano Zecchi e ''il nuovo Prometeo''

Il Presidente del Muse spiega le sue prime idee

"La scienza nasce da un ceppo filosofico. Venendo qui, non avevo il compito di risollevare un museo che è già forte, ma quello di portare il mio contributo di pensiero".  Muovendo dai suoi studi di estetica, il professor Stefano Zecchi, presidente del Muse, definisce la sua mission. "I miei studi ruotano attorno alla filosofia che è alla radice delle domande della nostra civiltà occidentale e quindi il mio contributo è far sì che è Scienza e Filosofia possano ritrovarsi".

Parte da questo 'desiderio intellettuale' la mostra alla quale il professore lavorerà con il suo staff: sarà inaugurata nell'estate 2020 in occasione della festa annuale che il Muse darà per i suoi 7 anni, durerà fino al 2021, ma prima ci sarà un'esposizione dedicata a Leonardo.

"Leonardo è una mostra che non mi appartiene" precisa il presidente del Muse. "Non sono io che l'ho pensata, ma non mi sembrava nemmeno giusto eliminarla. Trovo che sia un po' difficile dire qualcosa di originale su Leonardo dopo che tutti hanno fatto molte mostre al riguardo, ma comunque è bene che si faccia" precisa il presidente del Muse.

La sua sarà invece una mostra nuova, con modalità performative e - più che mostrare ed esibire - parlerà delle questioni del nostro tempo, sosterà sul concetto di limite e partirà dal mito per arrivare alla questione che muove oggi la scienza ma parte da istanze filosofiche: la sostenibilità. Al progetto sta lavorando Beatrice Mosca che ha collaborato con lui per la Biennale di Venezia e per le mostre di Palazzo Reale.

"Non aspettatevi oggetti, quadri o pannelli" spiega  l'assistente del Professore. "Lavoreremo su contenitore e contenuto, sulla contaminazione delle Arti tra design, luce e simboli. Sarà una messa in scena, alla scoperta delle tappe dell'uomo. Non volevamo fare una mostra didattica proprio perché vogliamo lavorare sull'architettura del contenitore, ma sarà accessibile a tutti" aggiunge ancora Beatrice Mosca.

Quanto al tema il professor Zecchi abbozza un titolo: "Il nuovo Prometeo" ovvero quell'uomo che sonda il proprio limite e cerca di porsi le domande del suo tempo. Poi, da professore di estetica, non può contenere di fare uscire la domanda per lui in qualche modo prepotente sul perchè un gioiello come il Muse possa trovarsi collocato in un contesto urbano che definisce orribile ed indecente.

"Qui attorno c'è un cimitero, una ferrovia, uno stadio, forni crematori: un disastro" dice Zecchi che dipinge un quadro urbanistico per certi versi mai descritto con tanta franchezza. "E' una questione che va posta. Renzo Piano ha suggerito di fare un concorso di idee per ridefinire questa area. Io alzerei quinte alte 40 metri pur di non vedere le cose orribili che attorniano questo bellissimo museo", aggiunge il Professore.

L'altra questione aperta è quella del planetario che definisce una questione culturale. "Per me può andar bene ovunque però mi attengo anche quelle che sono le indicazioni che Piano" il quale avrebbe bocciato la proposta di spostarlo, avanzata dalla Soprintendenza (secondo l'architetto andrebbe cioè proprio dov'è era stato immaginato). Con una battuta Zecchi afferma: "Per me si potrebbe fare anche in piazza Dante comunque sia è importante almeno dare la possibilità al pubblico di guardare in alto e di spostare lo sguardo verso le stelle. Non c'è esperienza ed emozione più educativa".

Con Renzo Piano e con le istituzioni culturali del territorio Zecchi intende collaborare, soprattutto con l'Università, ma anche con gli artisti del territorio per eventi, conferenze che tra Febbraio e Maggio movimenteranno  il Muse prima dell'arrivo del suo Prometeo.

Parla pacatamente Zecchi che del resto è uno che pensa: un filosofo, un accademico, uno scrittore. Già ordinario di estetica all’Università degli Studi di Milano, conosce la politica (è stato assessore alla cultura al comune di Milano, consigliere comunale a Venezia) e alla guida di molte istituzioni culturali.

Come Sgarbi ha frequentato i talk show (fu ospite fisso del Maurizio Costanzo Show negli anni novanta) in anni meno gridati e anche per questo i suoi toni sono molto pacati, ma non sfuggono gli affondi che ci sono, eccome. Non è venuto per risollevare un museo in affanno (Sgarbi sì?), non lo cita mai direttamente per gli ''sgarbi'' che ci sono stati e  sulla questione dell'uso condiviso delle Albere, sorvola le polemiche di questi mesi - sollevate proprio da Sgarbi - e spiega che se fosse stato per lui la sua mostra poteva avere anche altre location, che delle Albere neanche sapeva di chi fossero, che le Albere gli sono state suggerite ma che le istanze del suo progetto possono trovare spazio ovunque. Ora che lo spazio è stato salomonicamente assegnato, lancia la possibilità di una collaborazione che gli sembra persino 'naturale'. Sul planetario ("tre palle inutili" secondo il presidente del Mart) auspica una soluzione intelligente.

Parla invece di una soluzione etica Laura Strada, membro del Cda, che interviene su un altro versante della sostenibilità ovvero la questione dei lavoratori del Muse e degli appalti. "Abbiamo votato ieri una delibera che sollecita la Provincia a prendere in mano  un problema  che è una questione etica e ci crea un grande imbarazzo: anche il lavoro dei nostri collaboratori deve essere sostenibile, vorremmo che si possa lavorare bene, con ritmi e orari giusti e che si possa salvaguardare un capitale umano che il Muse forma, gente preparata ed è un peccato che in molti se ne stiano andando perché non si riesce a lavorare in un modo sostenibile".


Autore: Corona Perer

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