Scienza, Ambiente & Salute

La coscienza delle Api

E i pulcini...sanno contare afferma Giorgio Vallortigara

Sul palco del festival BergamoScienza, primo festival di divulgazione scientifica in Italia, è arrivato un quesito: se cioè anche un’ape o una mosca possano avere una coscienza. A parlarne è stato il neuroscienziato Giorgio Vallortigara

Sono tantissimi i pensatori contemporanei – filosofi e scienziati – convinti che gli animali siano delle  “macchine” biologiche, ovvero che non abbiano un’esperienza cosciente paragonabile a quella umana. Secondo questo approccio, la coscienza – ovvero la capacità di distinguere tra sé stessi e il mondo circostante e di percepirsi come soggetti distinti – è frutto cervelli voluminosi e complessi. Eppure, la ricerca nel campo delle capacità cognitive di api o mosche, organismi con cervelli miniaturizzati, suggerisce nuove ipotesi. E se bastasse possedere organi sensoriali e la capacità di movimento per produrre un’esperienza cosciente?

Vallortigara è certamente una autorità nelle neuroscienze applicate al mondo animale. I suoi studi  sulla cognizione animale apprezzati dalla comunità scientifica in cui si muove da anni da protagonista gli hanno fatto guadagnare anche una laure honoris causa ricevuta a Bochum  in Psicologia, conferitagli dall’Università della Ruhr.

E' il terzo studioso a ricevere la laurea honoris causa nella storia dell’Ateneo tedesco, Vallortigara è stato insignito del titolo su proposta della Facoltà di Psicologia per “il suo lavoro che ha portato avanzamenti significativi nell’ambito delle neuroscienze e ha contribuito ad incrementare la reputazione della psicologia nella scienza e nella società” e a tenere la laudatio fu Onur Güntürkün della Facoltà di Psicologia.

Neuroscienziato e prorettore alla ricerca dell’Università di Trento, Vallortigara si occupa di indagare le basi nervose dei processi cognitivi dal punto di vista comparativo. Il suo ambito di ricerca riguarda le origini della cognizione, l’evoluzione del sistema nervoso e le asimmetrie nelle cerebrali funzionali. E' autore di studi, libri e saggi: più di 300 pubblicazioni scientifiche di alto livello hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale.

Vallortigara è anche un eccellente divulgatore dallo stile brillante. Lo avevamo intervistato in occasione dell'uscita del saggio "La mente che scodinzola" sulle domande che ciascuno di noi potrebbe porre ad uno scienziato come lui: che cosa rende intelligente un animale? Gli animali hanno cognizione del futuro? Pensano? Nel libro edito da Mondadori,  risponde che non esiste una gerarchia nell'evoluzione mentale delle specie viventi: tutte le specie sono ugualmente evolute.

C'è ormai un dato acquisito: il cervello degli animali, oltre a possedere alla nascita diverse nozioni di fisica elementare, è dotato di pensiero. Gli animali sanno orientarsi nello spazio, ma sappiamo anche che sanno costruire strumenti e risolvere problemi di natura logica, possiedono inoltre un'intuitiva comprensione del numero e della casualità.

"I biologi sanno ormai che per gli organismi viventi non ha alcun significato parlare di specie più o meno evolute. Tutte le specie viventi sono egualmente evolute. La complessità della vita mentale è associata tradizionalmente al fatto che gli esseri umani avrebbero una migliore, più completa rappresentazione della realtà" scrive il professore che analizza i risultati in etologia circa la comunicazione animale che ...non serve a trasmettere informazioni veridiche. "In realtà in natura la comunicazione animale serve principalmente per ingannare e imbrogliare" afferma Vallortigara.

Il professore ha anche dimostrato che i pulcini hanno percezioni innate: vedono qualcosa che si muove e vi si dirigono. Ma non vanno verso oggetti che si muovono meccanicamente. Il che dimostra che posseggono un rudimentale sistema per distinguere e quindi riconoscere esseri animati e non animati. Il suo studio venne pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences.

L'osservazione di Vallortigara ha confermato quanto già Aristotele aveva ipotizzato: la distinzione tra oggetti animati e oggetti inerti si basa sul fatto che i primi sono semoventi. L'osservazione sui neonati lo aveva in seguito provato, ma il tutto sembrava legato all'esperienza del bimbo. Poi venne il pulcino.

Sui propri esperimenti il professore ama scherzarci sopra. "Sono il più grande esperto di cervelli di gallina. Il problema non è stato dirlo a mio padre, che ha pagato gli studi, ma convincerlo che mi pagavano per farlo".

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