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Isis e califfato visti da Domenico Quirico

''Siamo solo all'inizio" dice l'inviato intervenuto a Lezioni di Storia

Tutto esaurito al Teatro Zandonai di Rovereto per l'ultima delle otto Lezioni di Storia promosse dagli editori Laterza in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento. A chiudere è stato Domenico Quirico giornalista e scrittore che ha permesso di ripercorrere come si sia arrivati all'orrore senza fine di cui è globalmente protagonista l'Isis e di come l'Occidente abbia sottovalutato la ricostruzione del sedicente Califfato di Mosul.

"Il Califfato a Mosul non è un semplice episodio nella guerriglia globale dei movimenti fondamentalisti. Segna il tentativo esplicito di capovolgere la storia recente imponendole un nuovo Tempo: riavvolgere il filo della storia per riportarla dinamicamente al suo Tempo perfetto, puro. Non utopia, ma tempo politico in cui si colloca un progetto di società "perfetta" ferocemente totalitaria" ha detto Quirico ad un pubblico attento che stipava in ogni poltrona, ordine e grado lo storico teatro roveretano.

Il titolo dell'intervento del caporedattore servizi esteri per la Stampa era “2014 - Isis, nascita di un nuovo califfato”. Una realtà che conosce bene e in prima persona, essendo stato rapito in Siria e tenuto in ostaggio da integralisti jihadisti per ben cinque mesi.
Quirico ha portato il pubblico al giugno di tre anni fa, quando Abu Bakr al-Baghdadi proclamò la nascita del califfato, il primo Stato jihadista al mondo, nei territori caduti sotto il suo controllo, ovvero una fascia che riuniva la Siria e l’Iraq. In pochi mesi, dal giugno all'agosto del 2014, lo Stato Islamico conquista un territorio esteso quanto la Gran Bretagna. Facendo appello a una rigida versione del Corano, nei territori conquistati impone leggi crudeli e oscurantiste su quasi otto milioni di persone. Migliaia di miliziani stranieri (foreign fighters) arrivano da tutto il mondo per rafforzare il suo esercito.

Ed ora che colpisce in Egitto e in Siria sembra sconfitto cosa dobbiamo attendersi? Glielo abbiamo chiesto e Quirico non offre motivi per essere ottimisti. "L'Isis non è stato affatto sconfitto, sta globalizzando la sua lotta perchè non ha fretta di finire presto, il suo obiettivo è meta-emporale, qualcosa che noi occidentali, abituati a pianificare tutto, non riusciamo più a comprendere". Ma è stata o no liberata la Siria? La risposta è sconfortante. "Siamo solo all'inizio. Anzi siamo al prologo dell'introduzione" risponde Quirico.

Il ciclo di lezioni  aveva portato domenica scorsa a Trento Maria Giuseppina Muzzarelli, docente di Storia medievale e di Storia del costume all’Università di Bologna. La professoressa ha segnalato che accanto alle due grandi rivoluzioni del Cinquecento ‒ la stampa e le scoperte geografiche ‒ favorirono la conoscenza delle terre lontane e con essa in Occidente arrivarono alcuni capi che divennero ben presto di tendenza. Nasceva la moda. Non un universo vacuo, superficiale ed effimero, ma uno straordinario mezzo per capire e analizzare i cambiamenti di una società nel corso dei secoli. Nrl 1590 usciva la famosa opera di Cesare Vecellio “Degli habiti antichi, et moderni” tomo che con 400 tavole illustrava il modo di vestire dei popoli di tutto il mondo specie quello orientale che esercitava un notevole fascino sugli occidentali.

Nel Trecento - dopo le varie ondate di peste che misero in ginocchio l’Europa - l’abbigliamento diventò quasi un inno alla vita iniziando a valorizzare maggiormente il corpo grazie a pantaloni strettissimi per gli uomini e a profonde scollature per le donne.

Cristoforo Colombo è stato invece il protagonista della lezione di  Franco Farinelli direttore del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna come un coraggioso, un caparbio, un visionario. “Il merito di Colombo è aver piegato il mondo ad una mappa” ha detto Farinelli che è anche presidente dell’Associazione dei Geografi Italiani.

“Colombo non fu solo lo scopritore del Nuovo Mondo, ma anche il portatore di una nuova visione e il fautore dell’innovativo concetto di spazio temporale. Va sfatato il mito, ben radicato, secondo il quale all’inizio del Quattrocento fosse opinione comune che la Terra è piatta. All’epoca tutti sapevano che la Terra era rotonda” ha chiarito lo studioso che ha messo in luce la vera svolta. “L’esploratore genovese fu portatore di una nuova visione: cartografica. L’universo, che era una sfera, grazie a Colombo diventò una tavola. Quest’ultima non conteneva più la storia, ma solo lo spazio. Lo spazio diventa tempo di percorrenza e anche profezia perchè gli indica quello che troverà ancora prima di arrivarci. Questo è possibile perché il modello precede la realtà”.

Farinelli ha raccontato anche gli aneddoti che hanno accompagnato l’impresa. Colombo, solo al termine della quarta spedizione, venne colto dal sospetto che la terra da lui toccata nel 1492 non fosse il favoloso Catai di Marco Polo ma un “altro mondo”, un “nuovo mondo”.

E a proposito di  Marco Polo, è stato l'archeologo Vito Bianchi scrittore e docente all’Università degli Studi di Bari, ad incantare il pubblico con “Il Milione”, compendio preziosissimo sui popoli e le terre d’Oriente sulle quali lo sguardo occidentale non si era mai posato prima.  Viaggiatore, ambasciatore, scrittore e mercante vissuto nella Repubblica di Venezia tra il XIII e il XIV secolo, Marco Polo mosse la sua carovana lungo la Via della Seta, attraverso l’Asia fino a raggiungere il Catai (la Cina settentrionale), dove si fermò per ben 17 anni. Una avventura umana ai confini del mondo allora conosciuto, che grazie ai mercanti, portò in Occidente mondi ignoti e solo immaginati. Il prof. Bianchi ha spiegato come Marco Polo sia stato il nuovo Parsifal: non più il cavaliere della classicità medievale, bensì il 'mercator' animato da uno spirito libero e dalla volontà di scoprire l’altro all’insegna della reciproca convenienza e quindi a un livello paritario, intrinsecamente pacifico. Nel Catai, che raggiunse assieme al padre Niccolò e allo zio Matteo, riuscì ad ottenere i favori del Kubilai Khan, di cui divenne consigliere prima ed ambasciatore poi.

Molto interessante anche l'appuntamento con Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale all’Istituto Italiano di Scienze Umane, che è stato invece meraviglioso narratore dell'elefante di Carlo Magno, monarca che ad Aquisgrana si era fatto costruire un serraglio di animali esotici, inclusi pantere e leoni, l’emblema della sua forza. Gli mancava però l'animale che più gli piaceva: il monarca era appassionato dagli elefanti.

"Fu così che Carlo Magno volle stringere rapporti diplomatici con il califfo di Baghdad, atteggiamento che denotava volontà di dialogo con il misterioso mondo musulmano. La decisione, forte e innovativa, portò al dono del famoso elefante che all’epoca era visto come un essere mitologico, simbolo di costanza e fedeltà. Il suo arrivo ad Aquisgrana nell'anno 801 venne salutato con meraviglia e gioia. Era albino (si trattava di un esemplare di elefante indiano) ed il suo viaggio era durato ben due anni. Dono del potentissimo califfo musulmano Harun al-Rashid, venne chiamato Abul Abbas, che in arabo significa “Il padre dei doni” . Entrerà nel serraglio di Aquisgrana dove vivrà per nove anni, circondato di attenzioni e premure. Carlo Magno ricambiò la gentilezza inviando a Baghdad due lupi alsaziani oltre ad oggetti preziosi.

Il ciclo 2017 delle Lezioni di Storia  ha 'toccato' anche la straordinaria vicenda (datata 1219) che vide al centro del campo crociato di Damietta (Egitto) dove cristiani e musulmani si stavano fronteggiando aspramente, una figura inaspettata: un povero, umile, scalzo, deriso dagli appartenenti alla sua stessa fede. E' Francesco d’Assisi deciso ad affrontare il Sultano al-Kamil. "Un incontro in cui il fanatismo e il pregiudizio cedono il posto ad un reciproco sforzo di conoscenza che resta ancora oggi emblematico" come ha spiegato Amedeo Feniello che insegna Storia medievale presso l’Università degli Studi dell’Aquila e lavora all’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR.

Anna Foa che ha insegnato Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza ha invece catapultato il pubblico nell'anno 1486 tra misticismo e magia spiegando come durante l’Umanesimo la cultura cristiana si fosse appropriata della tradizione cabalistica ebraica facendone uno dei principali fondamenti del mito di un’antica sapienza comune tanto agli ebrei che ai cristiani. La parola “Cabala” originariamente si riferiva alla tradizione mistica ebraica affermatasi nella Spagna del XIII secolo, poi la Qabbalah incontrò il mondo cristiano e seguaci desiderosi di impararla, a tal punto che a Venezia nel Cinquecento i dotti cristiani facevano la coda presso i sapienti ebrei per poterla apprendere direttamente da loro.

Il ciclo aveva debuttato a Trento con  l’intervento di Andrea Giardina, professore di Storia romana presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dal titolo “Orienti romani”. Prendendo  spunto dall'antichità e dai millenari scambi fra Oriente e Occidente, Giardina ha esaminato la complessità del rapporto tra fascinazione e paura per un mondo lontano e proprio per questo misterioso, cruciale anche nel mito sulle origini troiane e sul concetto di autocoscienza collettiva. Il prof. Guardina ha spiegato che i romani si sentivano figli dei troiani: si trattava di fantasie, di un mito fittizio e potente. Il fatto di dichiararsi  profughi dell’Oriente, appariva in netto contrasto con le convinzioni degli ateniesi, che invece si consideravano figli della terra, forzando e portando cosi all’estremo il concetto di autoctonia.

Chi non avesse potuto seguire il ciclo di lezioni potrà vedere le repliche su History Lab, il canale della Fondazione Museo storico del Trentino. Le "Lezioni di Storia” sono state ideate dagli Editori Laterza. Promosse dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, dal Comune di Trento e dal Comune di Rovereto, sono state realizzate con il sostegno di Casse Rurali Trentine, Cavit, Dolomiti Energia e la collaborazione tecnica del Centro Servizi Culturali Santa Chiara.

 

PROGRAMMA

Domenica 8 ottobre, Trento, Teatro Sociale
Andrea Giardina: Orienti romani

Domenica 15 ottobre, Rovereto, Teatro Zandonai
Franco Cardini: 798 d.c. - Carlo Magno e l’elefante

Domenica 22 ottobre, Trento, Teatro Sociale
Amedeo Feniello: "1219 - San Francesco e il Sultano"

Domenica 29 ottobre, Rovereto, Teatro Zandonai
Vito Bianchi 1271 - Marco Polo verso il Catai

Domenica 5 novembre, Trento, Teatro Sociale
Anna Foa: 1486 - Cabala ebraica, cabala cristiana

Domenica 12 novembre, Rovereto, Teatro Zandonai
Franco Farinelli: 1492 - Colombo: cercare l’Oriente attraverso l’Occidente

Domenica 19 novembre, Trento, Sala della Filarmonica
Maria Giuseppina Muzzarelli: 1590 - La moda guarda all’Oriente

Domenica 26 novembre, Rovereto, Teatro Zandonai
Domenico Quirico: 2014 - ISIS, nascita di un nuovo califfato

 

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