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Luciano Canfora: una bugia che l'Europa serva alla pace

Dal mito di Europa a Pericle. E da Pericle...a Juncker

Il professor Luciano Canfora, illustre grecista, ha con Rovereto un rapporto speciale. E' alla Biblioteca Civica Tartarotti, che viene a studiare su un tavolo dove spesso resta per ore e ore a maneggiare testi antichi in perfetta solitudine. Nessuno lo disturba e il tavolo resta libero proprio a protezione della sua concentrazione. Arriva apposta da Bari a Rovereto per consultare testi rari.

"Alcuni testi greci antichi che poche Biblioteche conservano, si trovano solo qui alla Tartarotti" ci ha detto il professore che su questo tavolo ha spesso potuto costruire il materiale per tanti suoi preziosi saggi.

L'ultimo tratta problematiche del nostro tempo, ma sempre attraverso la lente dei classici della cultura greca e latina. Ha voluto presentarlo proprio a Rovereto. Si tratta di "La scopa di don Abbondio: il moto violento della storia" (edizioni Laterza). In modo critico vi sono tracciate le “rivoluzioni” che caratterizzano la fine del Novecento e l'inizio di questo secolo.

"Nessun periodo storico ha assistito a così numerose e profonde trasformazioni" scrive Canfora. "Dobbiamo constatare come ogni rivoluzione crei le condizioni per la successiva". Da qui il titolo che allude a don Abbondio al quale le rivoluzioni apparivano come salutari colpi di spugna.

Che poi l'Europa sia stata basilare per la pace, è assioma che contesta con decisione. "L'Europa non è sinonimo di territorio di pace. La pratica del conflitto è stata la sua cifra e solo dopo che per  metà del XX secolo il continente europeo viene devastato da due terrificanti guerre - provocate dalle potenze europee con responsabilità variamente suddivise - nasce l'idea di dar corpo ad un'unione: buone intenzioni ma dopo aver fortemente peccato. Altiero Spinelli è innocentissimo rispetto a tutto questo e non ha nulla a che fare con quel che è venuto dopo" afferma e poi spiega che si tratta del territorio meno definito a dispetto di qualsiasi granitica certezza.

Citando la nascita del mito di Europa, argomenta che non c'è niente di più labile dei confini europei. In una ideale galoppata storico geografica tra mito e storia, spiega che l'Europa viene indicata prima nella Tracia ovvero l'attuale Bulgaria, opposta ad Asia e Lybia (il nord Africa odierno), e poi nella Grecia contrapposta a Perside e Anatolia.

“L'Europa non è Europa senza gli Urali” ha detto il professore che cita Eschilo. “Se si evolve attraverso la sofferenza, allora noi forse tramite dolore e sofferenza riusciremo a civilizzare questo territorio. E' la retorica ad attribuire  alla Grecia-Europa il luogo della libertà (mentre Asia era il luogo della schiavitù) ed è attorno allo scontro con l'impero persiano e poi alle rivalità intere con Sparta che l'area Europa si configura. Il focus di questa storia è il Mediterraneo, con tutte e due le sponde” afferma Canfora.

Il professore è invece lapidario su chi amministra Europa. “Uno dei rimedi è che i politici dicano la verità” .

Quando abbiamo realizzato il servizio fotografico aperto sul suo tavolo in quel momento c'era Tucidide e il blocco appunti, come un qualsiasi studente che però non ha mai finito di studiare.
"...Che Cleone fosse l'accusatore, è congettura antica..." stava scrivendo il professore. Dopo aver interrotto cose più importanti di uno scatto,  lo abbiamo riconsegnato alla più totale delle concentrazioni: all'ombra di un Bruschetti scultore e nella luce naturale della Tartarotti.


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Autore: Corona Perer

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