Arte, Cultura & Spettacoli

Omaggio a Umberto Moggioli

A Ca’ Pesaro dal 16 novembre 2019

A cento anni dalla sua scomparsa, Ca' Pesaro rende omaggio a Umberto Moggioli, uno dei grandi protagonisti dell'avanguardia veneziana del Novecento, ripercorrendone l'attività di paesaggista con una selezione di opere eccellenti del periodo in cui soggiornò a Burano, tra il 1911 e il 1915.

La mostra (dal 16 novembre) si propone di ripercorrere – attraverso una selezione di venti opere, fra oli, disegni e acqueforti di assoluto livello qualitativo – quel segmento di produzione che meglio rappresenta e identifica il pittore nell’immaginario collettivo.

La sua attività di paesaggista, per lo più ispirata alla Venezia “minore”, periferica, delle isole e barene lagunari, è ben testimoniata da alcuni dipinti che proprio grazie alle rassegne giovanili di Ca’ Pesaro e all’azione promozionale di Gino Damerini dalla “Gazzetta di Venezia”, incontrarono il gusto del pubblico e l’apprezzamento unanime della critica.

Il paesaggio lagunare e le isole dell’estuario costituiscono il nucleo tematico della mostra, la quale copre un orizzonte temporale ristretto ai quattro anni del soggiorno buranello dell’artista (dicembre 1911-marzo 1915). I dipinti presentati da Moggioli alle esposizioni capesarine, specialmente dopo il 1909, mettono in evidenza gli aspetti più sentimentali e sinestetici del “fare” pittura, intesa come strumento in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore.

L’itinerario espositivo include opere solitamente non visibili al pubblico, provenienti da collezioni sia pubbliche che private, gran parte delle quali transitate nelle sale di Ca’ Pesaro.

 

OMAGGIO A UMBERTO MOGGIOLI (1886-1919)
Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Dal 16 novembre 2019 al 1 marzo 2020

 

**

Umberto Moggioli, pittore tenero e uomo buono

di Anna Lorenzetti) - Moggioli è morto troppo presto: 32 anni sono proprio pochi per un artista che aveva un talento docile e puro che poteva condurlo ad esplorare lidi più inconsueti di quelli vissuti nell'arcipelago veneziano, certamente pittoreschi ma piuttosto provinciali.

L'ho conosciuto subito, appena giunta a Trento. Sua madre era una Marchi, parente di mia suocera. In casa c'era un suo paesaggio, sfumato di verde, umbratile e domestico. Poi i due pastelli che ritraevano i nonni materni. Moggioli amava questa tecnica e la dominava con virtuosismo seguendo esempi illustri di grandi che prima di lui avevano lasciato tracce notevoli, da Rosalba Carriera a Degas.

"L'Umberto era buono, una cara persona" diceva mia suocera. Forse questo suo carattere schivo, dedito alle cose semplici nella costante ricerca di verità quotidiane lo ha spinto al ritiro lagunare. Una sensibilità dedita ad introspezioni intime, di sapore crepuscolare lo ha invitato a ricercare i sapori umili di un'esistenza laterale.

Credo che  se Moggioli fosse andato a vivere a Parigi o a Vienna invece di scegliere questo esilio a Burano sarebbe riuscito a dare seguito a quelle intuizioni che baluginano in molte sue opere. Un artista capace, che aveva colto il senso di un tempo che stava mutando le esisteze degli uomini,  che guardava con convinzione al valore della poesia di quelle piccole cose dal sapore universale, che dipingeva tele dai colori smaglianti in accostamenti spesso inusitati sempre con un senso profondamente religioso della natura e della vita tutta.

La maligna "spagnola" che ha rapito mezza Europa e molti illusti artisti da Klimt a Schiele, portò via anche Moggioli, lasciando sola la povera Anna, moglie amata e  unica modella di questo pittore dai modi garbati, dolci, pregni, sempre piacevoli.

(Anna Lorenzetti - 2018)

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)