Attualità, Persone & Idee

Dare un futuro a Venezia

Dal dibattito aperto la voce di Luca Massimo Barbero

Come immagini Venezia nel futuro? E' la prima domanda delle interviste che sono state fatte a imprenditori, curatori, direttori di istituzioni culturali, albergatori, rettori e docenti universitari, organizzatori di eventi e cittadini, che a Venezia vivono e lavorano.

Venezia da Vivere e Associazione Piazza San Marco con il progetto #RiscrivereilFuturo di Venezia, hanno avviato un dibattito aperto per immaginare con la cittadinanza come ripartire, consapevoli che le scelte di oggi determinano il futuro.

Come vuoi Riscrivere il Futuro di Venezia? è la domanda rivolta alla cittadinanza attraverso i social network, luoghi virtuali dai quali è emerso un reale interesse da tutto il mondo per le sorti di Venezia. Ecco come ha risposto Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini di Venezia.

"Senza le persone, la città non sopravvive. Dobbiamo ripopolare Venezia, non possiamo essere semplicemente i custodi della città. Dobbiamo ripopolare Venezia, è ormai da decenni che se ne parla. Non possiamo essere semplicemente dei custodi della città, la si deve far ritornare come era in origine: un luogo dove vivere e lavorare e non solo nel campo turistico. Venezia nasce isola e porto. Un porto non si visita solamente. Un porto attivo non è un luogo che vive di rendita della propria immagine e splendide rovine, ma produce merci, le scambia, è un luogo cui tornare e da cui partire, non una splendida vetrina. Ed un porto intorno ha necessariamente una città viva e popolata".

Circa le soluzioni Barbero indica come positiva la proposta dello Iuav di destinare le case per turisti agli studenti e a suo dire servono pure draconiche misure sugli affitti delle case e stop alle affittanze brevi.

"Venezia deve pensare a una politica di profonda implementazione di spazi e di architetture contemporanee. Spazi sociali, oserei perfino suggerire spazi sportivi straordinari e diffusi in città, veri, utili, collettivi, aperti. Inoltre pensare spazi non solo culturali nuovi con un gusto nuovo, vero che la tolgano dall’immonda immagine settecentesca in poliuretano espanso e trine sintetiche di cui è stata inondata come un immondezzaio. Nuovi spazi resi moderni per imprese che invece di usare portino lavoro e di conseguenza popolazione. Ma per cortesia non quella cosa che qualcuno chiama incubatori, il solo termine fa rabbrividire".

Leggi le interviste su:
www.associazionepiazzasanmarco.it

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)

Articoli correlati