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Gli orologi di Venezia

Storie di ore e di... orologiai

Il maggior vanto della Fondazione Musei Civici di Venezia è l'antica Torre dell'Orologio. Ammirarla anche dall'interno, con gli ingranaggi, le tàmbure, i Re Magi, i Mori  è il desiderio e la richiesta di molti turisti. Salirci quasi un obbligo.

La Torre dei Mori è uno dei segni architettonici più celebri di Venezia: sovrasta come un arco di trionfo l’accesso alla nevralgica via commerciale della città, l’antica Merceria. Con il suo grande orologio astronomico, è capolavoro di tecnica e di ingegneria, incarna Venezia, e ne segna il tempo da cinquecento anni esatti.

La decisione di costruire un nuovo orologio pubblico nell’area marciana in sostituzione del malandato e inadeguato vecchio orologio di Sant’Alipio (sull’angolo nord-occidentale della Basilica) risale a una deliberazione del Senato del 1493.

Quest’edificio si poneva come un elemento di forte novità e di radicale rottura rispetto all’assetto complessivo della Piazza. I Mori in bronzo furono fusi da Ambrogio delle Ancore nel 1497. Nonostante la collocazione e la funzione, le due statue di pregevole fattura hanno richiesto una complessa lavorazione. I mori e la campana furono sollevati di circa un metro rispetto alla posizione originaria in occasione del rifacimento della copertura della Torre a metà Ottocento. Dalla terrazza dei Mori, oltre a vedere da vicino le colossali statue, si può ammirare una splendida vista di Venezia e della sua laguna.

Nei cinque anni successivi furono aggiunte alla torre le due ali laterali concluse dalla doppia terrazza balaustrata. A metà Settecento, ad opera di Giorgio Massari, furono aggiunte, sopra le terrazze, le soprelevazioni delle ali e le nuove ulteriori balaustre.

Anche Palazzo Ducale abbonda di orologi. Nella Sala del Senato ci sono due orologi: uno esibisce i segni zodiacali e l’altro, alla sua destra, segna le ore girando in senso antiorario alla maniera italiana, basata sulla luce del giorno per misurare le ore delle lunghissime sedute in cui 120 Senatori erano chiamati a discutere questioni di politica interna ed estera, strategie commerciali e questioni militari.

Furono ideati da uno scrivano dell’Arsenale di Venezia di nome Raffaele Penzin. Egli presentò il progetto al Doge in carica, Francesco Donà, nel 1534, assicurando che la carica degli orologi sarebbe avvenuta senza disturbo per i senatori, in orari diversi da quelli delle sedute.

Mancava, però, un addetto alla manutenzione quotidiana. Penzin propose per tale compito suo figlio, Bernardino, per tre ducati al mese come compenso. Per ben 28 anni, dal 1534 al 1562, il figlio dello scrivano restò a carico della manutenzione garantendo il funzionamento dei due orologi ma ...con scarso slancio. Così dopo ripetuti richiami e lamentele, Penzin non dimostrando lo zelo richiesto e fu sospeso dall’incarico il 30 dicembre 1562.

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