Arte, Cultura & Spettacoli

Riccardo Zandonai, grande compositore

''Ero povero in canna'' era solito ricordare

Il suo primo violino era stato costruito nel 1890 da Francesco Giacomelli, liutaio di Sacco.
Riccardo Zandonai, grande compositore, onorato in Giappone come una delle menti musicali dai nobili talenti, è sepolto al Cimitero di Sacco nella tomba di famiglia. Il Sindaco di allora Veronesi, con i rappresentanti del comune di Pesaro, del Conservatorio Rossini, vollero imprimere, su una lapide, le parole: “Alba di Dio! Luce di Dio! Laudata!”.

Una targa lo ricorda nella  casa natale di via Damiano Chiesa 34 a Sacco sulla facciata della casa oggi di proprietà della famiglia Cipriani e dove (casi della storia) ha sede una stamperia musicale di portata europea.

I suoi inizi non erano stati facili. “Ero povero in canna” raccontava. “Con grave sacrificio, la mia famiglia mi mandò a Pesaro. Là vissi di miseria, di privazioni, di studio tenace”.

Quello del Liceo, a Pesaro, fu, per Riccardo Zandonai, un periodo di studio affrontato con grande tenacia e con una resistenza tale da sbalordire persino i suoi compagni e i maestri di quel Liceo Rossini, dove studiava.
“Dimostrava una resistenza  che era anche superiore alla sua piccola persona, magra e patita” scrisse il suo biografo. Era nato a Sacco 137 anni or sono, il 28 maggio 1883.

“Fu musicista di fama internazionale, che ha onorato il suo paese natale e l'Italia attraverso la sua vasta produzione operistica rappresentata in tutti i maggiori teatri lirici del mondo” è stato detto nelle celebrazioni per i 130 anni dalla nascita quando è stato ricordato non solo per rallentarne il lento ed inesorabile oblio dovuto al tempo, ma anche in considerazione del grande attaccamento che egli sempre nutrì per il suo paese natale, dove mosse i primi passi nel mondo della musica, dove compose le sue prime opere giovanili, dove trascorse periodi di vacanza a contatto con gli amici e dove infine volle essere sepolto nel piccolo cimitero del paese, vicino a suo padre e a sua madre.

Era anche uomo di fede e visse una “Vocazione Musicale”, come una “Missione” che gli era stata affidata. E la liturgia della parola era proprio la vocazione di Pietro e degli altri Apostoli.

Recentemente c'è stata la riscoperta di un’opera ingiustamente passata in secondo piano: Melenis
Posta cronologicamente tra Conchita e Francesca da Rimini,  Melenis (1912) appartiene al periodo più fecondo della creatività zandoniana, ma nonostante i suoi riconosciuti pregi andò incontro a una sorte singolarmente avversa che la fece scomparire quasi subito dai cartelloni. Una partitura originale e raffinata che solo contingenti ragioni di mercato privarono di una giusta circolazione, impedendo che si sviluppasse anche un fondato giudizio critico.  Melenis è un'opera d'arte di indubbia qualità e la sua protagonista possiede un profilo così spiccato da rientrare a pieno merito tra le più suggestive dell'immaginario zandoniano e del coevo melodramma italiano.

Per la sua carriera Zandonai aveva dovuto lasciare la sua terra, egli, comunque, non se ne staccò mai, con il cuore, conservando sempre profondo affetto e una grande nostalgia per la sua Borgo Sacco dove in realtà oggi non tutti sanno dove sia la casa, e dove la tomba. Perchè il compositore è purtroppo ancora un illustre sconosciuto. Valorizzarlo è non solo doveroso, ma necessario.

**

LA VITA
Riccardo Zandonai (Rovereto, 28 maggio 1883 – Trebbiantico, 5 giugno 1944) è stato un compositore e direttore d'orchestra italiano.
Nato a Borgo Sacco nei pressi di Rovereto, iniziò i suoi studi con Vincenzo Gianferrari alla Scuola Musicale della città natale, proseguendoli, tra il 1898 ed il 1901, con Pietro Mascagni al Liceo Musicale "Rossini" di Pesaro. Ai suoi anni giovanili risalgono molte composizioni strumentali e vocali già indicative del suo promettente talento.

Venuto a contatto con gli ambienti musicali milanesi, Zandonai cominciò la sua fortunata attività di compositore teatrale con Il grillo del focolare (Torino 1908), tratto da Charles Dickens.
Le opere che gli fruttarono i maggiori successi furono Conchita (Milano 1911), di ambientazione spagnola, dal romanzo di Pierre Louÿs La Femme et le pantin; Francesca da Rimini (Torino 1914), su testo di Gabriele D'Annunzio, senz'altro il suo lavoro più conosciuto e più rappresentato; Giulietta e Romeo (Roma 1922), interpretazione ardente e passionale del celebre dramma di Shakespeare; I cavalieri di Ekebù (Milano 1925), da La saga di Gösta Berling di Selma Lagerlöf, opera diretta al Teatro alla Scala in prima esecuzione da Arturo Toscanini, destinata a raccogliere grande e duraturo successo nel Nord Europa, grazie all'efficace rappresentazione di atmosfere tipiche della sensibilità nordica.

Altre opere teatrali di Zandonai sono: La coppa del re (1906, non rappresentata), L'uccellino d'oro (Rovereto 1907), Melenis (senza successo al Teatro Dal Verme di Milano il 13 novembre 1912 diretta da Ettore Panizza con Giovanni Martinelli (tenore)), La via della finestra (Pesaro 1919), Giuliano (Napoli 1928), Una partita (con Giuseppe Nessi al Teatro alla Scala di Milano 1933), La farsa amorosa (Roma 1933), ll bacio (Milano, postuma 1954).

In queste opere, influenzate dal verismo, dimostrò di avere una fluente vena melodica, sostenuta da grandi capacità di orchestratore: infatti Zandonai fu profondamente influenzato dalla produzione di Wagner, Debussy e Richard Strauss da cui riprese l'arditezza delle armonie, la cura nella strumentazione e i raffinati impasti coloristici e timbrici. Inoltre le sue opere mostrano il suo vivo senso teatrale, che lo portava a preferire la caratterizzazione dei singoli personaggi piuttosto che la pittura di ambienti ed atmosfere.

La produzione di Zandonai comprende, accanto ai lavori teatrali, un'abbondante quantità di composizioni sinfoniche, cameristiche e vocali, complessivamente meno conosciute ma sovente d'elevato valore artistico. Fine strumentatore e profondo conoscitore dell'orchestra sinfonica, Zandonai compose poemi sinfonici (Primavera in Val di Sole, Quadri di Segantini), musica per film, composizioni per strumento solista, tra cui il Concerto romantico per violino e orchestra.

Nell'ambito cameristico si ricordano il Trio-Serenata (1943) per pianoforte, violino e violoncello e vari cicli di Melodie per canto e pianoforte su testi di Giovanni Pascoli (tra cui L'assiuolo), Antonio Fogazzaro, Ada Negri, Paul Verlaine, H. Mildmay (I due tarli). Notevole è anche la produzione di musiche per coro, tra cui la suggestiva Messa da Requiem. All'attività di compositore Zandonai alternò costantemente quella di direttore d'orchestra. Nel 1940 fu nominato direttore del Conservatorio Rossini di Pesaro.

 

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)