Viaggi & Reportages

Un museo per il caffè

Il COBO di Rovereto

Sapevate che il caffè si conserva in frigorifero? "Proprio così, ben chiuso. E quello ancora da aprire...in freezer" spiegano alla Torrefazione Bontadi di Rovereto e c'è un altro segreto: mettendo in un bicchiere d'acqua alcuni chicchi e bevendone l'infuso il mattino dopo, si abbassa la glicemia del sangue. Ricetta preziosa per i diabetici.

Lo si scopre visitando il COBO,  il Museo della Torrefazione Bontadi, una  collezione di strumenti per la produzione del caffè, dal 1790, anno di fondazione della ditta, ai giorni nostri. Circa 300 pezzi attraverso i quali è possibile anche legere l'evoluzione tecnologica nella mescita di quel prodotto che ci rende tutti italiani: l'espresso.

Due secoli di storia che dalla macchina conducono - in vetrina - alla tazzina con una bellissima collezione di porcellane visibile dalla "cortesela" che conduce alla Torrefazione. Molti i modelli di Faema e di Gaggia case storiche della produzione di macchine per caffè.

A volerlo Stefano Andreis, titolare della torrefazione più antica di Italia. L'imprenditore (che siede anche nel cda del Mart) è il curatore del museo. Ha rilevato l'azienda nel 2004 da Remo Bontadi, morto poco tempo dopo la cerimonia di inaugurazione del museo: emozionato e contornato dalla famiglia l'erede della storica famiglia vedeva nel piccolo ma prezioso museo (in vicolo del Messaggero, nel centro storico di Rovereto) la storia della sua famiglia di pionieri.

Al museo si accede da piazza delle Oche (piazza Cesare Battisti) dove si affaccia il caffè Bontadi. Ma il progetto di Andreis è andato oltre creando anche l’Accademia del Caffè, un luogo dove gli aspiranti caffettieri apprendono i segreti dell’arte della preparazione del caffè e le regole per la conservazione di una merce preziosa.

Basta passeggiare nelle "stanze" dell'antica torrefazione per vedere da dove arriva la materia prima: India, Papua New Guinea, Costarica, America Latina, Giamaica. Da questa piccola e artigianale torrefazione escono ogni anno 150 mila chili di caffè.

Andreis segue con cura l'approvvigionamento del prodotto secondo protocolli mirati al giusto prezzo e alla giusta remunerazione. Stoccate nei sacchi ci sono varietà assolutamente ricercate e per intenditori che possono costare anche 1600 euro al chilo (è il caso del Caffè che viene dall'isola di Sumatra).

Bontadi lavora il chicco crudo, lo tosta, lo macina, lo mette in cialda, il che ha consentito ad Andreis di diventare fornitore della Ferrari di Maranello. Tra i prezzi pregiati che ha messo in mostra, c'è una tostatrice Vittoria dei primi del Novecento, una Pavoni del 1910 a gas e perfettamente conservata (fu la prima macchina per caffè espresso dei bar) e poi una Victoria Arduino, tutta cromata degli anni Quaranta. Sembra di parlare di moto e auto da collezionisti e di macchine in fondo si tratta.

La cura nel conservarle - lo si capisce immediatamente - deriva da una grande passione che ha portato a Rovereto un piccolo museo in più, privato e non meno prezioso dei grandi musei cittadini, perchè parla di un'antica consuetudine e di un prodotto caro a tutti gli italiani: il caffè.

 

> L'intervista: Stefano Andreis, Ceo di Torrefazione Bontadi


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)

Articoli correlati