Arte, Cultura & Spettacoli

Rovereto, al Museo della Città

Palazzo Sichardt nuovo gioiello per la città della Cultura

Rovereto ha un nuovo museo: è il Museo della Città. Arriva da un lungo cammino iniziato 10 anni fa quando la giunta all'epoca retta da Guglielmo Valduga approva il progetto relativo ai lavori di restauro indicando in Palazzo Sichardt la futura sede della quadreria comunale: è il 16 marzo 2009.

Nel novembre 2009 veniva affidato l’appalto dei servizi tecnici di progettazione esecutiva, direzione lavori, contabilità e assistenza: spesa complessiva di euro 5.250.622,00.

Cambia l'amministrazione e - nell’ottobre 2011 - cambia anche la destinazione d’uso: anzichè pinacoteca la nuova giunta lo destina ad ospitare gli uffici comunali del Servizio Tecnico. I lavori partono nel marzo 2014 ma durante il cantiere vengono alla luce dettagli di pregio così nel novembre 2015 (mutata di nuovo l’Amministrazione comunale),  si ipotizza un più dignitoso recupero funzionale, considerato che solo parte dei servizi ospitati  nell’edificio Ex Cartiera avrebbero potuto trovarvi sede.

Palazzo Sichardt torna quindi al suo ruolo originario: quello di museo e si innesta nel recupero del tessuto storico cittadino in considerazione anche dell’opportunità di assecondare dinamiche storico-culturali e turistiche in un brano di città interessato da altri poli attrattivi. Il turista partendo dal Mart lungo le vie del centro storico, arriva a Casa Depero, al Museo della Guerra e trova in Palazzo Sichardt, la storia della città e la degna sede delle opere e degli artisti della quadreria roveretana.

Palazzo Sichardt, già Jacob Scopoli fu edificato nel Settecento dalla famiglia Sichardt, commercianti di Norimberga. Dalla sua costruzione al 1910, anno in cui divenne proprietà del Comune di Rovereto, cambiò diversi proprietari e per tale motivo è ricordato anche con i nomi di Scopoli e Jacob, questi ultimi fondatori della Cartiera cittadina.

L'edificio, originariamente destinato allo stoccaggio e alla vendita di tessuti e filati, presenta una struttura regolare con file simmetriche di finestre, ed è decorato da una doppia scala (sui due lati lunghi) da ringhiere in ferro battuto. È espressione dell'operosità e dell'estetica degli imprenditori che contribuirono alla crescita della città, a livello urbanistico e sociale.

Nel 1939 il podestà concesse il Palazzo al Museo Civico, perché ne facesse sede degli uffici e delle esposizioni. A quel tempo il Museo condivideva con la Biblioteca Civica il Palazzo dell'Annona, ed era diretto da Alessandro Canestrini, zoologo, insegnante, intellettuale profondamente partecipe della vita culturale della città. Poi entra in campo la nuova sede del Museo (in borgo santa Caterina) ed il Palazzo cade in lungo oblìo.

Oggi al suo interno il visitatore ripercorre la linea del tempo della storia della città attraverso la raccolta d’arte custodita dal Museo, ma anche con reperti significativi delle collezioni archeologiche, storiche e naturalistiche, oltre ad alcuni prestiti. I piani espositivi esplorano tre grandi tematiche: Bellezza, Talento e Dedizione,  dalla preistoria alla contemporaneità.

La novità assoluta sono i contenuti e i percorsi “digitali” presenti su tutti i piani. Oltre alle postazioni digitali all’interno delle esposizioni, come il richiamo a “rumori” e “voci” della città, la possibilità di “entrare” da protagonisti nei quadri esposti, la ricostruzione digitale di Zandonai, e molto altro, i visitatori saranno dotati di tablet con una app appositamente implementata, dove si potrà scegliere attraverso degli hashtag il tema di interesse e indicare perfino il tempo che si vuole dedicare alla visita. Sfruttando linguaggi a loro più familiari e congeniali, anche i giovani potranno essere coinvolti dalla visita e raccogliere spunti e suggestioni che li renda più consapevoli del patrimonio culturale collettivo.

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)