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Rovereto, folklore e devozione per l'Ausiliatrice

5 agosto 2019, ricordato il voto del 1703 per scampare ai francesi

Mai stata così bella l'Ausiliatrice 2019, una festa antica alla quale Rovereto non è mai venuta meno:  il 5 agosto di ogni anno si festeggia devozione e  senso di comunità con riti in omaggio alla patrona di Rovereto.

La storia racconta che il 5 agosto 1703, per essere preservata dalle distruzioni portate dal generale francese Vendôme nella Vallagarina, Rovereto si affidò alla protezione di Maria Ausiliatrice, Patrona principale della città, e fece voto di celebrare ogni anno la memoria solenne di ringraziamento. Quella volta Rovereto venne risparmiata, non fu così per altri paesi della Valle dell'Adige che  fecero i conti con morte e distruzione per mano francese.

Una tradizione che prosegue anche oggi, con i costumi tipici delle donne e degli Schützen, la banda, il corteo civile e religioso lungo il centro storico di Rovereto che si offre in tutta la sua magnifica bellezza. E’ un pomeriggio in cui la città torna a respirare la sua anima asburgica e la sua prima identità di paese del Tirolo Austriaco, soggetto a molte dominazioni tra cui anche quella veneziana e il tutto non a caso ha per cornice la Piazza e la Chiesa di San Marco. La ricorrenza ha il suo clou - come ogni anno - con la consegna del cero votivo da parte del Sindaco, atto che suggella il rinnovo del voto della città di Rovereto espresso nel 1703.  La consegna del cero e la sua accensione avviene al rientro dalla processione - che da San Marco muove verso il centro storico - dopo aver letto in modo solenne il testo del Voto formulato 316 anni fa dal Civico Consiglio.

Ed è stato così anche quest'anno dopo due riti religiosi (la messa del mattino e i vespri del pomeriggio) che hanno offerto riflessioni di grande significato. Le ripercorriamo in sintesi perchè il rito ha avuto una sola macchia: la sparata il giorno dopo del Presidente dell'Anpi,Mario Cossali, che riferiamo in coda a questo articolo perchè lì deve stare.

Don Cristiano Bettega all'omelia del mattino ha ricordato che il Vangelo non va solo celebrato, ma va vissuto. Perciò ha invitato ad una riflessione e a chiedersi - ciascuno nel proprio cuore - quante volte con le proprie scelte si volti le spalle a Dio. "Che però non si dimentica mai dell'uomo. Perchè è misericordia". Perciò lo cura e lo difende come fece nel 1703, per intercessione della Madonna Ausiliatrice aiutando Rovereto a salvarsi dalle truppe francesi.

"E' la festa di un'intera comunità, che chiede ancora di essere difesa come 316 anni fa. Per fortuna non da un esercito alle porte, ma da nemici per certi versi più subdoli che possono annidarsi nella vita di tutti i giorni e che hanno bisogno di essere contrastati dalla coesione sociale" ha poi affermato il Sindaco Francesco Valduga. Citando Aristotele ("l’uomo è un animale sociale"), ha evidenziato come ogni uomo sia un essere fatto per le relazioni. Ha quindi attinto al pensiero pacifista di Alex Langer e alle parole di Calamandrei (“la libertà è come l'aria: ti accorgi della sua importanza quando viene a mancare”) per sottolineare come sia proprio la libertà che ci permette di godere di ogni altro bene. E come la libertà sia frutto di Pace. Richiamando Samuel Taylor Coleridge ("nell'oggi cammina il domani") il Sindaco ha concluso augurando a tutti che Maria Ausiliatrice aiuti ciascuno a essere sempre persone libere dentro una comunità coesa e proprio perché persone libere, ad essere capaci di costruire comunità coese ed è  necessario l'impegno di ciascuno per un lavoro ‘assieme’.

Molto intense anche le riflessioni all’omelia di don Francesco Scarin, parroco di Santa Maria (che condivide la Patrona con la chiesa madre di San Marco). Don Francesco si è soffermato sullo stile di Maria «modello di accoglienza, umiltà, esempio di come mettersi al servizio degli altri». Commentando il Vangelo di Giovanni, nella pagina in cui narra del miracolo alle Nozze di Cana, ha evidenziato il ruolo di Maria come "madre" che indica nel 'fate quello che vi dirà' la vera via e dunque educa ed orienta: verso Cristo. «La grandezza di Maria è orientare i servi verso di Lui, che offre vino buono e abbondante. E' quindi credente e generatrice di fede, educatrice (i discepoli credettero) e ci invita ad ''esserci'' e ad essere 'accanto' ovvero solleciti e mai indifferenti, sempre attenti ed aperti ed infine ad essere credenti credibili».

Dunque pensieri di grande stimolo alla vita della comunità. Basterebbe questo a giustificare l'Ausiliatrice che quest'anno è stata anche un trionfo di partecipazione e di devozione: tantissima gente nel centro storico.  Lo stesso don Sergio Nicolli, parroco di San Marco, al termine del rito ha dato atto della partecipazione popolare e del rispetto dimostrato anche da chi ha assistito all’incedere dell’Ausiliatrice, un segnale certamente positivo che denota il dovuto onore della patrona della città.

Una partecipazione tanto corale, quanto intensa perché questo voto dimostra di essere vivo e sentito. Ed ecco cosa l'ha sporcato: la sparata del giorno dopo del presidente dell'Anpi, Mario Cossali, il quale ha criticato la solennità e i pennacchi, richiamando alla sobrietà. Il riferimento probabilmente andava ai Carabinieri in alta uniforme che hanno reso ancora più bella la processione, unendo quel sacro e profano a cui si assiste in tutte le piazze italiane che rinnovano riti tradizione e folklore.

Quest'anno in effetti c'erano anche i Carabinieri in alta uniforme, così come c'erano i Vigili Urbani con il loro copricapo di piume, e poi le piume degli Schützen ma anche i Vigili del Fuoco con il loro casco (segno di quella Protezione Civile che incarnano al meglio e che la festa stessa richiama) e poi tanta tantissima gente che con rispetto ha salutato l'incedere della portantina.

Il Cossali, criticando la natura stessa di questa celebrazione, censura non solo la solennità ma che di una intercessione della Madonna si possa parlare, sfregiando qualcosa che è di tutti. Forse il signor Cossali che scrive spesso dei depassé sui giornali locali e che per il suo ruolo è frequentemente impegnato in riti di commemorazione dei defunti, non dimostra  altrettanta sensibilità verso ciò che è vivo. E  vivo è il rito e il sentimento popolare, come vive sono le persone che vi hanno aderito, viva la tradizione e viva la stessa sostanza della Madonna celebrata in un rito di altissima intensità. Può liberamente non crederci ma non banalizzare chi invece ha questa fede o sfregiare il sentimento popolare.


Autore: Corona Perer

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