Viaggi & Reportages

Rovereto, folklore e devozione per l'Ausiliatrice

5 agosto: il voto del 1703 per scampare ai francesi

Rovereto non è mai venuta meno ad una festa antica:  il 5 agosto di ogni anno festeggia devozione e  senso di comunità con riti in omaggio alla patrona di Rovereto: Maria Ausiliatrice.

La storia racconta che il 5 agosto 1703, per essere preservata dalle distruzioni portate dal generale francese Vendôme nella Vallagarina, Rovereto si affidò alla protezione di Maria Ausiliatrice, Patrona principale della città, e fece voto di celebrare ogni anno la memoria solenne di ringraziamento. Quella volta Rovereto venne risparmiata, non fu così per altri paesi della Valle dell'Adige che  fecero i conti con morte e distruzione per mano francese.

Una tradizione che prosegue anche oggi, con i costumi tipici delle donne e degli Schützen, la banda, il corteo civile e religioso lungo il centro storico di Rovereto che si offre in tutta la sua magnifica bellezza. E’ un pomeriggio in cui la città torna a respirare la sua anima asburgica e la sua prima identità di paese del Tirolo Austriaco, soggetto a molte dominazioni tra cui anche quella veneziana e il tutto non a caso ha per cornice la Piazza e la Chiesa di San Marco. La ricorrenza ha il suo clou - come ogni anno - con la consegna del cero votivo da parte del Sindaco, atto che suggella il rinnovo del voto della città di Rovereto espresso nel 1703.  La consegna del cero e la sua accensione avviene al rientro dalla processione - che da San Marco muove verso il centro storico - dopo aver letto in modo solenne il testo del Voto formulato 316 anni fa dal Civico Consiglio.

Non manca chi dissente. Mario Cossali, presidente Anpi, nel 2019 criticando la natura di questa celebrazione, ha censurato non solo la solennità ma che di una intercessione della Madonna si possa parlare. Peccato che chi  per il suo ruolo è frequentemente impegnato in riti di commemorazione dei defunti, non dimostri  altrettanta sensibilità verso ciò che è vivo. E  vivo è il rito e il sentimento popolare, come vive sono le persone che vi aderiscono, viva la tradizione e viva la stessa sostanza della Madonna celebrata in un rito di altissima intensità.

Si può liberamente non crederci, ma non si può banalizzare chi questa fede professa ed un sentimento popolare antico di oltre tre secoli.


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)