
Il padiglione Russia e l'arte negata
Biennale di Venezia 2026
15 marzo 2026 - La Russia alla Biennale d'Arte 2026: scoppia il caso, con l'UE che si straccia le vesti. Questo è l'indecoroso spettacolo al quale stiamo assistendo: ancora una volta l'odiosa cancel-culture.
Eppure la Russia non è mai mancata anche se per interposta persona. Nel 2024 il Padiglione Nazionale della Russia alla Biennale di Venezia ospitava infatti ...la Bolivia. E la decisione fu della Russia proprietaria delle elegantissime architetture del padiglione russo, che fu realizzato nel 1914 dall’architetto Aleksej Viktorovič Ščusev.
Questo padiglione che, senza dubbio, è uno dei fiori all’occhiello dei Giardini della Biennale, oltre ad essere universalmente riconosciuto come uno dei grandi tesori dell’architettura russa in Italia, era stato restaurato da poco. Eravamo già in clima di cancel-culture e l'Ambasciata diede l'ok alla Bolivia. E la direzione della Biennale? Semplice: espresse l'auspicio che la Russia potesse rinnovare al più presto la sua partecipazione alle esposizioni di arte contemporanea di Venezia. Da parte sua, la Federazione Russa iniziò a lavorare alla preparazione dei propri progetti nazionali da esporre all’interno del Padiglione della Federazione Russa nel corso delle prossime edizioni della Biennale di Venezia.
Ed ecco che scoppia il caso: la direzione della Biennale annuncia in questi giorni - con grande e riconosciuto coraggio - la presenza della Russia ed ecco che il mondo della ''cultura'' si scaglia con in primis il nostro Ministro ! Incredibile.
E bastasse il Bel Ministro della Bella Italia, ci si è messa pure l'Europa, dimostrando di essere più sovietica della Russia che vuol combattere. C'è un termine per lo più sconosciuto che identifica bene il peggio del ''sovietismo'': agitprop.
Agitprop è l'abbreviazione del russo ''agitacija i propaganda'', "agitazione e propaganda", una forma di propaganda politica ideata nell'Unione Sovietica del Soviet supremo, in pieno comunismo, per influenzare le masse attraverso arte, teatro e media diretti negli anni '20, successivi alla Rivoluzione d'ottobre per indottrinare e promuovere ideali rivoluzionari. Ma i tempi sono cambiati, il Soviet in Russia è ormai un lontano ricordo.
«L’Europa che minaccia la Biennale con il ricatto dei finanziamenti per decidere quali culture possano esistere assomiglia molto più a un ministero della propaganda che a una comunità di civiltà. L'UE è ridotta a un Agitprop» dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (vicino al movimento di Vannacci). «Se Bruxelles minaccia di togliere i fondi alla Biennale per impedire il confronto culturale siamo davanti a un ricatto politico gravissimo: intervenga il Quirinale a difesa della libertà culturale garantita dalla Costituzione italiana e fondamento della civiltà europea».
Crediamo però che Mattarella non muoverà un dito. Ha preso posizione anche l'ex governatore del Veneto, Luca Zaia. ''Venezia resti spazio di libertà'' ha detto.
''Cancellare una cultura o trasformare un grande evento artistico internazionale in uno spazio di esclusione? La Biennale di Venezia nasce come luogo di libertà artistica e di confronto tra i popoli. Se iniziamo a stabilire chi può esprimersi e chi no sulla base degli equilibri geopolitici del momento rischiamo di negare proprio il principio universale dell’arte.
Per questo esprimo stima e sostegno al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che con equilibrio e senso culturale sta difendendo l’idea di una manifestazione aperta al confronto tra le espressioni artistiche del mondo.
Venezia deve restare uno spazio di libertà''.
(Luca Zaia)
L'arte vera dovrebbe sempre essere libera dagli ostracismi della politica che purtroppo nel nostro paese ha preso nel recente passato diverse...sbandate. Pensate a quanto accaduto per Olimpiadi e Para-Olimpiadi Milano Cortina 2026.
Giova quindi tornare al 2023, quando la Bolivia si era rivolta all'Ambasciata Russa d'Italia chiedendo di poter avere la possibilità di installare, all’interno dello spazio espositivo russo, il suo progetto artistico dal titolo “Guardando al futuro-passato, ci muoviamo in avanti” (“Qhip Nayra Uñtasis Sarnaqapxañani”), con la partecipazione di artisti provenienti da diversi Paesi sudamericani su un tema coerente con il claim scelto per la Biennale di Venezia, “Stranieri ovunque”. La Russia accettò perchè l'arte non ha confini.
''Abbiamo accolto con piacere tale richiesta, visti i legami di amicizia e cordialità che storicamente legano la Russia e la Bolivia - dichiarò l'ambasciatore russo Alexey Paramanov - anche in considerazione della nostra visione condivisa in merito all’importanza che la cooperazione culturale dovrebbe avere all’interno del nuovo ordine mondiale multipolare in via di formazione. La decisione della Federazione Russa di concedere alla Bolivia il proprio padiglione nazionale dimostra, non a parole ma nei fatti, l'impegno del nostro Paese a supporto della pluralità culturale e di una cooperazione culturale che sia depoliticizzata e paritaria, in quanto chiamata a unire popoli e Paesi indipendentemente dalla congiuntura politica del momento''.
Paramonov proseguì sottolinando che per la Russia, la cultura e, in particolare, le arti figurative, costituiscono un linguaggio universale. ''Un mezzo che rende possibile il dialogo tra popoli e Paesi diversi; e, in quanto tali, esse non devono servire a creare occasioni di scontro o di ritorsione, né devono essere usate come strumenti attraverso i quali esercitare pressioni di tipo politico'' concluse l'ambasciatore che con correttezza informò i vertici del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e la dirigenza della Biennale in merito a come sarebbe stato destinato il suo padiglione.
Ora staremo a vedere come procede questa nuova polemica, che ha tutto il sapore dello starnazzo in un pollaio.
(c.perer)
Autore: Corona Perer
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