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Fabrizio Dragosei, la mia Russia

Memorie di un grande inviato - intervista

di CORONA PERER - Ha intervistato Gorbaciov, Eltsin, Putin, Medvedev.  Se c'è qualcuno che può dire ciò che la Russia è stata ed è, quella persona è certamente Fabrizio Dragosei. Laurea in scienze politiche alla Sapienza di Roma e corrispondente di lungo corso (per la Rai a Londra e poi per “Panorama”) per  dieci anni ha guidato la redazione economica del “Corriere della Sera” a Roma, poi inviato speciale.
Ha seguito la prima guerra del Golfo, ha incontrato Gheddafi, ha realizzato reportages in America Latina e Africa. Dal 1995 è corrispondente da Mosca del “Corriere della sera”. In “Stelle del Cremlino”, edito da Bompiani  non solo  ricostruisce come ha fatto un paese a cambiare in modo così  radicale, ma anche l'altro volto della Russia. Dragosei afferma che c’è una “grande Russia” sconosciuta. Le pacche sulle spalle con Berlusconi sono la vetrina dietro alla quale stanno i dollari del gas e un privato non meno discutibile e godereccio di quello che angustia le cronache italiane. Da profondo conoscitore dei giochi di potere nei corridoi del Cremlino, ci spiega la Russia non ufficiale.

 

Vladimir Putin chi è? Un despota elegante, un grande burattinaio, o un post sovietico filo-europeo di cui fidarsi?
Questa è una diatriba lunga,  c’è chi sostiene che quando Putin si unì al popolo alla fine era solo un agente del Kgb infiltrato e che da allora sarebbe rimasto tale. In effetti ha avuto queste frequentazioni anche se fa dichiarazioni ambivalenti. Io l’ho incontrato…

E a pelle che cosa ha sentito?
Penso che abbia i suoi valori, mi è sembrata una persona che ha enormi difficoltà, crede nei valori democratici ma ha il terrore che gli sfugga di mano la situazione e la paura di tornare al caos lo rende persona  disposta a tutto: pur di mantenere l’unità è disposto a fare il despota.

 

Un recente provvedimento consente arresti preventivi. Il KGB sta risorgendo?
E’ un provvedimento curioso. I servizi di sicurezza possono ammonire chi commette un reato ‘secondo loro’ . Così discrezionale da inquietare. Anche gli Usa all’indomani dell’11 settembre fecero qualcosa di simile, questo ricorda il vecchio Kgb che poteva prelevare una persona da casa, fermarla e spedirla in carcere.

E' dunque in atto una svolta antidemocratica?
Diciamo che ci sono segnali preoccupanti.

Lei parla di una grande rapina che ha consentito a un pugno di privilegiati di mettere le mani sulle ricchezze della Russia (petrolio, pietre preziose, minerali rari). Come è stato possibile? Dove erano i guardiani del popolo dell’era Eltsin?
Furono proprio i burocrati a consegnare la Russia nelle mani di questi personaggi. Bisognava privatizzare e non sapevano a chi dare le grandi proprietà, perciò si inventarono il sistema dei vaucher che sembrava funzionare. Le intenzioni erano buone, il risultato no. E’ venuta la mafia e tutto è caduto nella mani di chi era già ricco. La nomenclatura che temeva di perdere tutto non ha perso nulla dei privilegi: da burocrati sono diventati amministratori di beni che se prima erano dello stato ora sono loro, cioè multimiliardari.

Nel libro lei parla di  “democrazia guidata”  cosa intende?
Esattamente quello che dicono i sovietici: non essendo la Russia del tutto democratica o non essendo matura per avere una democrazia, dall’alto c’è qualcuno che manovra e guida.


Non è strano che un paese con intellettuali del calibro di Sacharov o Solgenitzin non abbia saputo maturare la vera democrazia, con tutto quel che si è saputo del regime?
A dire il vero Solgenitzin non era democratico, credeva nella autocrazia delle comunità agricole dei villaggi. La Russia non ha mai conosciuto la vera democrazia. Tranne la Duma tra il 1905-1917 sciolta dello zar, ci sono stati 75 anni di gelo bolscevico. Non c’è qualcosa a cui tornare. Eltsin creò una Russia davvero democratica: aprì gli archivi del Kgb dopo il 91, sciolse i servizi segreti, i giornali vissero un’orgia di democrazia durata poco perché l’eccesso partorì l’ingovernabilità da cui venne poi Putin, il quale ricreò il potere centrale.


Gli omicidi eccellenti in Cecenia: la Politkovskaya e la Estemirova paladina dei diritti umani. Regali per il regime si dice. Ma Europa ed Onu non sono troppo morbide con l'establishment?
Sicuramente si tratta di delitti nati in ambienti che sono stati favoriti dal potere centrale. Il fatto è che l’Occidente fa i conti con paesi con regimi anche peggiori (tipo Medio Oriente) e la Russia è un polo di importanza e potenza economica da cui dipendiamo. Non dimentichiamo che un terzo del gas arriva da lì…

Paura o eccessiva cautela allora?
La chiamerei realpolitik.

Ma come sta il popolo russo oggi?
Dopo l’ubriacatura di democrazia di Boris Eltsin è un popolo che ha cambiato drasticamente volto. Aveva tanta speranza su Dmitrij Anatol'evič Medvedev. Ha ancora Putin.

Il tandem tra Putin e il delfino Medvedev, funzionava davvero?
E’ giovane ed è stato portato da Putin al potere, dipende totalmente da lui. Una dipendenza psicologica da cui sta cercando di rendersi autonomo. Ha fatto qualche gesto sul versante dei diritti umani ma è ancora poco.

Lei narra di super-ricchi, feste sfrenate,  pupe e i petrodollari, mentre milioni di russi lottano per sopravvivere. Pare di essere in Italia…o siamo noi un po’ russi?
A dire il vero ci assomigliamo. Ci accumuna la diffusione della criminalità mafiosa, tant’è che quando vengo in Italia mi chiedono della mafia russa e quando torno là mi chiedono di quella italiana.

Il tandem Putin-Berlusconi: fu vera amicizia o calcolo politico?
A Putin interessa e fa comodo una persona influente e che è sempre dalla sua parte, ma c’è sicuramente anche simpatia personale reciproca.

Che ruolo giocherà la Russia con un Obama realista e pragmatico?
I rapporti erano pessimi con Bush  anche se quando incontrò Putin affermò di averlo guardato negli occhi e di aver sentito la sua anima. “Ci si può fidare” disse, ma poi i pregiudizi verso gli americani erano prevalsi. Non ci sarà però la luna di miele che scattò tra Bill e  Boris quando Eltsin avrebbe creduto ad ogni parola di Clinton. I rapporti sono diversi, ma il bottone del reset è stato premuto davvero e si è visto nel voto congiunto per le sanzioni contro l’Iran.

Allora… ci si può fidare di Madre Russia?
Sì, ma con prudenza. Resta l’interrogativo sulla democrazia interna, il virus ceceno si è diffuso interno e il paese è in difficoltà.

Fabrizio Dragosei


Autore: Corona Perer

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