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Ernesta Bittanti, la vedova Battisti

Grandi donne, grandi uomini: Cesare ed Ernesta, passione e politica

Cesare ed Ernesta, lui eroe, lei intellettuale. Passione e politica sono gli ingredienti di una storia che oggi può insegnare molto sul piano delle alte idealità.

Ernesta Bittanti Battisti, fu tra le prime donne a guidare un’automobile. Fu anche giornalista, scrittrice, insegnante.

Per tutti era però la vedova Battisti, oggi annoverato tra gli eroe nazionali insieme a Guglielmo Oberdan, Damiano Chiesa, Fabio Filzi, Nazario Sauro.
Patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista, deputato e cittadino austriaco: Cesare Battisti veniva impiccato il 12 luglio 1916 accusato di alto tradimento.

Allo scoppio della grande guerra aveva combattuto per la parte italiana. Catturato dai Welschtiroler Kaiserjäger, la mattina dell'11 luglio venne trasportato in città a bordo di un carretto, in catene e circondato da soldati. Durante il percorso, organizzato dalla polizia austriaca in una Trento semideserta, le milizie lo fecero bersaglio di insulti, sputi e frasi infamanti, apostrofandolo come traditore.

Gli organi di stampa austriaci lo descrissero come «bancarottiere», «truffatore», «vigliacco», «disertore», «traditore». Il processo che gli fu istruito non diede garanzie all’imputato che non potè avere difensore di sua fiducia, vi furono grossolani errori procedurali, ma affrontò il processo, la condanna e l'esecuzione con animo sereno e con grande fierezza.

La mattina seguente, il 12 luglio 1916, fu condotto insieme a Fabio Filzi davanti al tribunale militare, che aveva sede al Castello del Buonconsiglio ed era adibito a caserma delle truppe austro-ungariche e impiccato. L'esecuzione fu ripetuta due volte: la corda per impiccarlo si era spezzata. Non si scusò, né rinnegò il suo operato e ribadì invece la sua piena fede all'Italia.

 

Lei lo seppe soltanto il 17 luglio, mentre era a Padova. All’inizio le notizie erano state confuse: prigioniero? Caduto sul fronte? Poi arrivò la verità: il 12 luglio 1916 Cesare Battisti, giornalista, geografo, socialista, irredentista, massone, deputato al Parlamento di Vienna, arruolato nell’esercito italiano nella prima guerra mondiale, era stato impiccato a Trento per alto tradimento.

Per Ernesta Bittanti Battisti, sua moglie e, fino a quel momento, la sua più fedele compagna di battaglie cominciava, nella tragedia, una nuova vita. Forse. O forse fu soltanto un nuovo capitolo di un’esistenza tutta dedicata alla politica.
(Enciclopedia delle Donne).

Nel gennaio 1923 rispose così agli auguri di Natale inviati da Mussolini, che aveva collaborato brevemente a «Il Popolo», il giornale socialista ideato da Ernesta e fondato da Cesare nel 1900: “Alla Storia non si dettano leggi: ma Vi ha scelto espressione di un ben terribile destino, di reggere l’Italia incatenandola ed umiliando il suo spirito vitale!”

Ernesta Bittanti non si lasciò mai tentare: restò all’opposizione, sempre, perfino con l’Italia democratica e repubblicana del 1946: contestò, fra l’altro, al presidente del consiglio Alcide De Gasperi, l’idea di una regione autonoma del Trentino Alto-Adige.

A parte le lettere a De Gasperi, scrisse moltissimo sull’autonomia e la questione altoatesina. Secondo lei l’accordo De Gasperi-Gruber, che stabiliva i confini tra Italia e Austria dopo la seconda guerra mondiale e ne regolava i rapporti, avrebbe dovuto essere applicato soltanto all’Alto Adige.

 

 

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