Scienza, Ambiente & Salute

Cimice asiatica: scoperto insetto antagonista

E' le vespa samurai che può limitare l'insetto che devasta i meli

La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è una specie invasiva proveniente dall’Asia, che si alimenta pungendo foglie e frutti di oltre 200 piante ospiti. Tra le specie interessate troviamo anche importanti colture frutticole quali per esempio melo, ciliegio e piccoli frutti, ma anche colture quali mais e soia.

In Europa la robusta cimice asiatica ha pochi nemici, mentre nella sua area di origine un piccolo avversario: la vespa samurai o Trissolcus japonicus. Questa piccola vespa parassitizza le uova dell'insetto, inibendone così la moltiplicazione e la diffusione. Il suo utilizzo è stato reso possibile dopo la pubblicazione del decreto del Presidente della Repubblica con cui dallo scorso 5 luglio 2019 è possibile anche in Italia introdurre specie non autoctone per il controllo dei parassiti, previa autorizzazione del Ministero dell’ambiente che deve valutare eventuali danni che possono derivare alla fauna e flora locale dall’introduzione di queste specie.

Intanto attraverso un assiduo lavoro di monitoraggio è stato possibile rinvenire sul territorio provinciale degli insetti antagonisti naturali, anch'essi di origine asiatica, che potrebbero limitare e controllare la diffusione della cimice. Per concretizzare questa scoperta occorre ora attendere l’applicazione della nuova legge per la lotta biologica, recentemente approvata che aspetta il suo regolamento attuativo e che prevede proprio il rilascio di organismi utili esotici.

A causa del suo comportamento, la cimice asiatica oltre a essere dannosa in agricoltura, puo` anche diventare un fastidioso ospite indesiderato nelle abitazioni per sopravvivere ai mesi invernali, gli insetti di solito si rifugiano nelle case aggregandosi. Sebbene gli animali siano innocui per gli esseri umani, possono emettere un odore sgradevole se vengono disturbati.

Lo sviluppo delle popolazioni dell’insetto dipende dalle condizioni climatiche e dall’approvvigionamento alimentare. In Svizzera, dove il parassita è stato rilevato in Europa per la prima volta nel 2004, l'animale si è diffuso solo lentamente, i danni alla frutta sono stati finora segnalati solo occasionalmente. Nel nord Italia, dove la cimice è stata rilevata per la prima volta nel 2012, si è invece diffusa rapidamente e la sua popolazione ha registrato una forte crescita. Dal 2014, nelle regioni del nord Italia colpite, sono stati segnalati ingenti danni su varie colture quali pero, pesco, melo, nocciolo, mais e soia.

Grazie al lavoro di monitoraggio condotto da un gruppo di lavoro di Fondazione Edmund Mach  è stato possibile rilevare per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia e la loro presenza in equilibrio con il fitofago impedisce pullulazioni devastanti della cimice nelle aree di origine.

Sono probabilmente arrivati in Europa in maniera accidentale seguendo le stesse rotte di invasione del loro ospite. In Italia T. japonicus era stato rinvenuto finora solo in alcuni siti in Lombardia e Piemonte, mentre T. mitsukurii in aree ristrette del Friuli, Lombardia ed Alto Adige.

Il controllo biologico classico prevede l'importazione dalle zone di origine del fitofago dei suoi antagonisti, con l'obiettivo di acclimatarli e riprodurre le condizioni che ne consentono la naturale regolazione della popolazione.

La cimice asiatica, Halyomorpha halys, è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale. Durante il 2016 sono stati ritrovati i primi individui di cimice anche in provincia di Trento, con i focolai più importanti nell’area della città di Trento e del Garda. Nel triennio 2017-2019 la specie ha continuato la sua espansione sul territorio insediandosi anche in Val di Non e in Valsugana, con popolazioni in grado di provocare danni sulle principali colture locali. (SC)

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