Scienza, Ambiente & Salute

Castanea 2019

Da Pergine Valsugana un invito a potenziare il settore

Il castagno rientra tra le produzioni locali pregiate e di nicchia e la castagna è un prodotto che sta diventando sempre più importante nel panorama produttivo e paesaggistico locale e nazionale e ha le potenzialità per un ulteriore rilancio.

L’Italia è tra i più importanti attori sul mercato internazionale dei prodotti castanicoli. Tuttavia, gli operatori di filiera devono affrontare importanti problemi sia nella gestione dei castagneti, sia nella valorizzazione dei prodotti, in un contesto che richiede sempre più l’inserimento di nuove forze nella conduzione, anche in considerazione delle importanti ricadute ambientali e socio-economiche del settore.

Le aziende agricole con castagneto da frutto in Italia sono circa 18.000 con una superficie investita a castagneto da frutto pari a poco meno di 43.000 ettari per una produzione annua di 50.889 tonnellate. Il Trentino ha una superficie coltivata a castagneti di 240 ettari per una produzione annua di 15.000 quintali. 

Il settore si è ritrovato per Castanea2019 evento nazionale organizzato da Fondazione Edmund Mach e Società di Ortoflorifrutticoltura italiana, svoltosi dall’11 al 14 giugno a Pergine, parte del Patrimonio immateriale delle Regioni Alpine, ha visto la partecipazione di oltre 150 esperti da tutta Italia, ma anche da Svizzera e Slovenia. L’evento ha visto dialogare enti, istituzioni e associazioni locali e nazionali che ruotano attorno a questa coltura in fase di rilancio che è il castagno.

Più di novanta i contributi scientifici. Sono state toccate diverse tematiche riguardanti le ricadute dell’attività castanicola sulle società e sul paesaggio rurale dove essa viene praticata. Si è passati quindi a problematiche quali la gestione del castagneto sia mediante l’utilizzo di tecniche classiche che di tecnologie più avanzate quali la biologia molecolare ed il telerilevamento, come già avvenuto in altri campi quali il melo o la vite. Si è anche discusso dell’incidenza di diverse patologie e problematiche sanitarie del castagno e delle possibili soluzioni applicabili per arginare l’incidenza della Gnomoniopsis castanea o del cinipide in questa coltura.

Sono state presentate le diverse attività di ricerca innovative riguardanti il campo medico e nutraceutico, nonché la tracciabilità del frutto e del legno nelle diverse fasi della filiera. La giornata si è conclusa con tematiche riguardanti diversi Programmi di sviluppo rurale dedicati alla castanicoltura in diverse regioni quali il Piemonte, l’Emilia Romagna ed il Lazio, tematiche riguardanti la produzione di castagne e la gestione fiscale o la non ancora risolta definizione di castagneto da frutto e castagneto da legno.

In Trentino hanno trovato sede anche le prime ricerche sul cancro della corteccia o il mal dell’inchiostro e avversità entomatiche come i Lepidotteri Tortricidi e la vespa cinese. Tra i primi, Cydia fagiglandana Zel. e C. splendana Hb. sono le specie più dannose. Per combattere tali parassiti sono state messe a punto tecniche innovative di lotta biologica, basate sulla confusione sessuale o rilascio di un parassitoidi specifici capaci, ad esempio, di ovideporre nelle galle dove si sviluppa il fitofago.

Il settimo convegno nazionale sul castagno è stato organizzato da Fondazione Edmund Mach e Società di Ortoflorifrutticoltura italiana è stato patrocinato dalle seguenti istituzioni ed associazioni: Provincia autonoma di Trento, Comune di Pergine Valsugana, Associazione Nazionale Città del Castagno, Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Istituto Marie Curie di Pergine Valsugana, Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, Centro di Castanicoltura Regionale del Piemonte, Centro Studio e Documentazione sul Castagno di Marradi, APT Valsugana Lagorai.

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