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Pedofilia: la battaglia di Don Fortunato di Noto

I dati 2019: più di 7 milioni di foto

La piaga della pedofilia non è un reato circoscritto alla Chiesa, ma drammaticamete trasversale. "Il dramma degli abusi sui minori – dichiara don Fortunato Di Noto - è globale e riguarda milioni di bambini, italiani e di tutto il mondo. Un fenomeno criminale complesso, trasversale e con picchi di crescita incontrollabili.  I numeri, ne siamo consapevoli, non raccontano tutto; la realtà è sempre più orribile".

Le cifre che il Report2020 di Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) ha fotografato sono  impietose: quasi 7 milioni e 100 mila le foto segnalate l’anno scorso, il doppio rispetto al 2018 quando il contatore si fermò a 3 milioni e 50 mila circa. Quasi stabili i video (992.300 contro 1.123.793 del 2018), in aumento le chat (323 contro 234) e solo nel 2019 abbiamo individuato 325 cartelle complesse .rar.

''Grazie all'Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia, ufficio altamente specializzato nella ricerca dati su Internet e nell’elaborazione dei flussi di traffico per il contrato della pedofilia e pedopornografia in 17 anni abbiamo inviato 61.525 protocolli, con 174.731 link segnalati. I dati  sono verificati, controllati e segnalati alle Polizie e ai server provider di riferimento" afferma don Fortunato di Noto.

Il Centro ascolto per l’accoglienza delle vittime di abuso e in genere delle situazioni di fragilità ha trattato 1.721 casi, ha  ricevuto 29.996 richieste telefoniche e 17.375 segnalazioni form da utenti (dal 2007 al 2019); dal 2008 in poi i social network hanno aumentato lo spazio a disposizione dei pedofili e contiamo 8.397 segnalazioni in 17 anni per comunità e social. Per non parlare del Deep web.

Malgrado tutto, la pedopornografia online continua a prosperare indisturbata, con profitti in costante crescita. Il Report Meter è il bilancio di un crimine mondiale che impone di essere letto, approfondito, assimilato, compreso e non sottaciuto. Porre molta attenzione all’introduzione che chiarisce che i dati riportati non sono meri risultati statistici, numeri freddi e senza vita.
    
Dall’attività di monitoraggio della rete emerge un dato importante, rilevato anche gli anni precedenti. I grafici della geolocalizzazione dei server evidenziano che Europa e America sono la culla della maggior parte delle aziende che gestiscono i server che permettono il funzionamento di molti siti o piattaforme in cui si divulga materiale pedopornografico. In altre parole, per usare una metafora: le macchine (i siti) sono tutte con targhe differenti da varie parti del mondo ma in realtà, a livello fisico, si trovano prevalentemente in Europa e America.

Questo dato è interessante perché fa comprendere il meccanismo economico sottostante. Analizzando il grafico della geolocalizzazione dei server di Asia, Africa e Oceania si comprende chiaramente che è quasi irrilevante la presenza dei server in Stati appartenenti a tali continenti. L’Oceania ha azzerato i link allocati nella propria area geografica: ricordiamo il .to (dominio dell’isola di Tonga) che negli ultimi anni ha fatto registrare notevole quantità di link. Si evidenzia l’importante collaborazione nata fra l’Associazione Meter e il gestore delle estensioni di dominio delle terre situate nell’oceano Pacifico che ha generato un’importante opera di repressione e di controllo. Occorre mettere in rete queste realtà e operare a livello globale.

E l'impegno continua, giorno per giorno.

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