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Lusso d'alta quota

Vigilius Mountain Resort, l'hotel sostenibile

Quale è il confine tra natura e architettura? Al Vigilius Mountain Resort la natura è  talmente al centro del pensiero architettonico da non permettere divagazioni, ma ci voleva un architetto geniale ed essenziale come l'altoatesino Matteo Thun per trovare la via dell'armonia, che ha individuato immaginando un poderoso tronco d'albero disteso su una radura.

Per questo hotel composto da 41 camere, sostenibilità e comunione con la natura sono due concetti di fondamentale importanza. Larice, vetro, argilla e pietra sono gli unici quattro materiali utilizzati per l'edificio al quale si arriva solo a piedi o solo in funivia. Bastano 7 minuti da Lana a bordo del primo e più antico impianto dell'Alto Adige per arrivare a quota 1500. Il resort si ispira al concetto “eco e non ego” ed è stato uno dei primi resort eco-sostenibili in Italia, l’unico ad aver ottenuto il riconoscimento classe A.

Per la prossima Pasqua 2019 propone un soggiorno specifico per chi desidera immergersi nella natura e ritrovare il proprio rapporto con la Terra. Il programma prevede passeggiate e visite guidate tra i boschi con la Sportguide del resort, per godere a pieno della rigenerante aria montana e scoprire la bellezza del panorama. E per chi non rinuncia alla tradizionale Messa, il 21 aprile è possibile passeggiare fino alla Chiesa di San Vigilio per condividere un momento di raccoglimento a partire dalle 15. Per il lunedì di Pasquetta, data in cui cade anche l’EarthDay, la Giornata della Terra in cui si celebra l'ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra, il resort propone una scoperta della natura che circonda il resort attraverso una speciale escursione per apprezzare la natura a 1500 metri con la possibilità di fare un picnic tra i monti con le persone amate (info pacchetti > qui)

Arrivando al Vigilius, chiunque percepisce di essere stato catapultato in un altro pianeta. Concepire un hotel moderno dentro un habitat alpino,  poteva sembrare un atto di sfregio. Serviva prudenza e grande attenzione, così chi lo sogna e lo pensa (il proprietario), lo immagina come un rifugio esclusivo, il buon ritiro per l'anima. Chi lo disegna (l'architetto), entra nel concept immaginando che sia la natura il vero deus-ex-machina.

Visto di fianco può sembrare una catasta di legno, mentre dall'alto può sembrare un prato: il tetto piano è infatti stato ricoperto da uno strato di humus e potresti pensare che il tronco è stato attaccato dal muschio, mai che dentro c'è vita e discrezione. E invece dentro c'è il sogno di Ulrich Ladurner, imprenditore meranese, che in questa natura si è sempre riconosciuto fin da bambino.

Il desiderio di acquisire il vecchio Berghotel costruito nel 1912 (divenuto oggi la stube tipica del Vigilius) per ammodernarlo e ampliarlo secondo principi di eco-sostenibilità si è avverato negli anni 2000, ma ci voleva un architetto capace. Matteo Thun interpreta fedelmente la mission che gli è stata assegnata.

L'architetto bolzanino di nascita, allievo di Kokoschka all'Accademia di Salisburgo, e laurea a Firenze, ha sulle spalle lunghe frequentazioni nel design a fianco di Ettore Sottsass con il quale è stato fondatore del gruppo Memphis. Quando nel 2001 comincia a discuterne con Ladurner vengono tracciate linee nette di pensiero: “eco, non ego” è il motto a cui si uniforma, quindi sostenibilità e nessuna autocitazione o autoreferenzialità come spesso accade tra le grandi archi-star. Thun porta dentro il Vigilius la 'semplicità naturale' e crea un corpo circondato da abeti e larici, affacciato sul panorama compresi tra i monti di Merano 2000 e le vette dolomitiche. Una entità naturale, con la natura come primo modello e primo motore, la calma come obiettivo, soluzioni a basso consumo energetico come regola.

Il vetro (tanto vetro) serve a raccogliere e irradiare la luce e il calore, convogliato nelle camere grazie al sapiente uso di pareti di argilla. Sono le biomasse a provvedere al riscaldamento, quindi zero emissioni. Ed è stato chiesto ai contadini del luogo di provvedere al conferimento del cippato: oltre ad averne un ricavo diretto contribuiscono al mantenimento dei boschi.

"Chi viene fin quassù lo fa per ritrovarsi, per tornare a se stesso e da noi. In tutta semplicità. Questo è il dono che vogliamo fare alle persone” afferma Ulrich Ladurner proprietario del Resort che vuole favorire negli ospiti relazione, incontro, confronto.

Perciò meglio staccare il wifi e frequentar la Piazza, una lounge spaziosa e aperta sui pini della Val d'Ultimo. Qui ci si relaziona, si parla, si tace, si contempla. La biblioteca è il luogo dove alimentare l'anima e dove viene anche proiettato un classico del cinema ogni sera (nelle camere la scelta radicale a favore dell'ospite è stata di non installare tv), la piscina ed il solarium nella loro lineare essenzialità sono un concetrato di raffinatezza.

Le sculture in legno dell'artista giapponese Hideki Linuma gestita dalla Galerie Cornelius di Monaco sono parte del rigore stilistico di Mattheo Thun che ha lavorato attorno a ciò che è "essenziale". Lo stile emerge nella regola del “less is more” e nella cura di ogni dettaglio.

Luci e accessori, stoviglie del Ristorante500, sono firmate Thun. Il designer ha scelto personalmente gli arredi: le poltrone in pelle di cavallino e tessuto, i pavimenti in larice o pietra Grunig, le vasche da bagno rivestite in legno, panche, sgabelli, sdraio e lettini. Il lavoro deve essere stato immane: 14.000 metri quadri complessivi di cui 11.500 destinati all'hotel distribuito sue tre piani (uno dei quali interrato). Un lavoro però non calato dall'alto ma continuamente condiviso con il pensiero, l'anima e il sogno del suo proprietario che pur avendo immaginato un hotel dal lusso ecosostenibile, aveva un solo desiderio: donare agli ospiti un momento per essere se stessi e stare con se stessi. Obiettivo raggiunto.

(visitato il > 18 aprile 2018)


Autore: Corona Perer

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