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Lusso e gastronomia di alta quota

Alto Adige Gourmet al Vigilius Mountain Resort disegnato da Matteo Thun

Quale è il confine tra natura e architettura? Al Vigilius Mountain Resort la natura è  talmente al centro del pensiero architettonico da non permettere discrasie, ma ci voleva un architetto geniale ed essenziale come l'altoatesino Matteo Thun per trovare la via dell'armonia, individuata immaginando un poderoso tronco d'albero disteso su una radura.

Per questo hotel composto da 41 camere, sostenibilità e comunione con la natura sono due concetti di fondamentale importanza. Ciò si rispecchia sia nell’architettura, sia nella mentalità ecologica dell’hotel. Larice, vetro, argilla e pietra sono gli unici quattro materiali utilizzati per l'edificio al quale si arriva solo a piedi o solo in funivia. Bastano 7 minuti da Lana a bordo del primo e più antico impianto dell'Alto Adige per arrivare a quota 1500.

Arrivando al Vigilius, chiunque percepisce di essere stato catapultato in un altro pianeta. Concepire un hotel moderno dentro un habitat alpino,  poteva sembrare un atto di sfregio. Serviva prudenza e grande attenzione, così chi lo sogna e lo pensa (il proprietario), lo immagina come un rifugio esclusivo, il buon ritiro per l'anima. Chi lo disegna (l'architetto), entra nel concept immaginando che sia la natura il vero deus-ex-machina.

Visto di fianco può sembrare una catasta di legno, mentre dall'alto può sembrare un prato: il tetto piano è infatti stato ricoperto da uno strato di humus e potresti pensare che il tronco è stato attaccato dal muschio, mai che dentro c'è vita e discrezione. E invece dentro c'è il sogno di Ulrich Ladurner, imprenditore meranese, che in questa natura si è sempre riconosciuto fin da bambino.

Il desiderio di acquisire il vecchio Bergohotel costruito nel 1912 (divenuto oggi la stube tipica del Vigilius) per ammodernarlo e ampliarlo secondo principi di eco-sostenibilità si è avverato negli anni 2000, ma ci voleva un architetto capace. Matteo Thun interpreta fedelmente la mission che gli è stata assegnata.

L'architetto bolzanino di nascita, allievo di Kokoschka all'Accademia di Salisburgo, e laurea a Firenze, ha sulle spalle lunghe frequentazioni nel design a fianco di Ettore Sottsass con il quale è stato fondatore del gruppo Memphis. Studio a Milano e docenze all'università di Vienna, Thun è noto per aver disegnato e contribuito al grande successo degli orologi Swatch, dalla sua matita è uscito anche l'Hotel Terme Merano, altro piccolo capolavoro di semplicità.

Thun porta dentro il Vigilius la 'semplicità naturale'. Quando nel 2001 comincia a discuterne con Ladurner vengono tracciate linee nette di pensiero: “eco, non ego” è il motto a cui si uniforma, quindi sostenibilità e nessuna autocitazione o autoreferenzialità come spesso accade tra le grandi archi-star.

Così la struttura posta sul Monte San Vigilio, circondata da abeti e larici, affacciato sul panorama di monti che da Merano 2000 si estende verso le prime vette dolomitiche, diventa una entità naturale, con la natura come primo modello e primo motore, la calma come obiettivo, soluzioni a basso consumo energetico come regola. I vetri (tanto vetro) servono a raccogliere e irradiare la luce e il calore, convogliato nelle camere grazie al sapiente uso di pareti di argilla. Sono le biomasse a provvedere al riscaldamento, quindi zero emissioni. Ed è stato chiesto ai contadini del luogo di provvedere al conferimento del cippato: oltre ad averne un ricavo cotribuiscono al mantenimento dei boschi.

"Chi viene fin quassù lo fa per ritrovarsi, per tornare a se stesso e da noi. In tutta semplicità. Questo è il dono che vogliamo fare alle persone” afferma Ulrich Ladurner proprietario del Resort.

E' cioè la relazione, l'incontro, il confronto ciò che si vuole favorire. Perciò viene sconsigliato l'uso del wifi (che c'è ma ...meglio staccare la spina, ogni tanto!). Ecco la grande attenzione che l'architetto assegna alla Piazza, una lounge spaziosa e aperta sui pini della Val d'Ultimo. Qui ci si relaziona, si parla, si tace, si contempla. La biblioteca è il luogo dove alimentare l'anima e dove viene anche proiettato un classico del cinema ogni sera (nelle camere la scelta radicale a favore dell'ospite è stata di non installare tv), la piscina ed il solarium nella loro lineare essenzialità sono un concetrato di raffinatezza: qui davvero si percepsce come madre natura superi l'uomo che però per replicarla deve superare se stesso. Ed è quanto Matteo Thun è riuscito a fare in questo edificio che ha ottenuto molti e prestigiosi premi come modello di turismo sostenibile e dove lo stile raggiunge la virtuosa dimensione nella regola del “less is more”.

Sembra di trovarsi dentro un plotter dove sono state disegnate linee rette e rigorose destinate a riempirsi d'anima:  le sulture in legno dell'artista giapponese Hideki Linuma gestita dalla Galerie Cornelius di Monaco sono parte di questo rigore.

Luci e accessori, stoviglie del Ristorante 500, sono firmate Thun. Il designer ha scelto personalmente gli arredi: le poltrone in pelle di cavallino e tessuto, i pavimenti in larice o pietra Grunig, le vasche da bagno rivestite in legno, panche, sgabelli, sdraio e lettini. Il lavoro deve essere stato immane: 14.000 metri quadri complessivi di cui 11.500 destinati all'hotel distribuito sue tre piani (uno dei quali interrato). Un lavoro però non calato dall'alto ma continuamente condiviso con il pensiero, l'anima e il sogno del suo proprietario che pur avendo immaginato un hotel dal lusso ecosostenibile, aveva un solo desiderio: donare agli ospiti un momento per essere se stessi e stare con se stessi.

E d'estate arrivano anche gli eventi enogastronomici. Tre le date: 29 agosto, 10 ottobre, 4 novembre per provare la tradizione culinaria relativa alle regioni dell’arco alpino a 1500 metri con piatti che omaggiano la tradizione alto atesina, caratterizzati dall’utilizzo di materie prime prevalentemente locali, fornite dai produttori del posto elaborate dal giovane chef Filippo Zoncato. Ogni serata sarà ospitata presso il social table del Ristorante 1500, con un focus particolare: dalle Alpi Lepontine alle Alpi Retiche, dalle Alpi Carniche alle Alpi Giulie fino al pescato di Venezia. Zoncato ha infatti analizzato storia e tradizioni dei luoghi interessati privilegiando tutti quei prodotti per lo più presidio Slow Food che rappresentano le determinate regioni considerate.

visitato il > 18 aprile 2018


Autore: Corona Perer

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