Attualità, Persone & Idee

Elena Basile, la felicità della scrittura

di Gloria Canestrini

La ritroviamo come scrittrice in ''Frammenti di Bruxelles'' (Sandro Teti Editore).  Bruxelles capitale politica, cuore e palcoscenico dell'Unione europea, crocevia scientifico  e storico dell'Europa moderna. Bruxelles città malinconica, ma anche città critica, artistica, oppure semplicemente “umana”, a seconda dei punti di vista e delle esperienze vissute: quante definizioni, interpretazioni, ambientazioni letterarie, dalle atmosfere noir alle ambientazioni romantiche, politiche, visionarie, perfino mitiche.

I racconti di Elena Basile offrono però una visione unica e originalissima, che si discosta nettamente dalla Bruxelles popolare, piovosa e nervosa dei racconti di Simenon, da quella intima, identitaria, talvolta spigolosa di Amélie Nothomb, dalla città ostile tratteggiata con l'occhio caustico e polemico di Charles Baudelaire nel suo esilio belga, e dalle descrizioni di tanti altri importantissimi Autori quali  Patrick Deville, Jonathan Coe, Jaques Brel, nelle sue canzoni colme di tenerezza e disillusione.

Innanzitutto l'autrice di “Frammenti di Bruxelles” , edito nella collana  Zig Zag  diretta da Vittorio Russo, possiede uno sguardo attualissimo e limpido che le deriva dalla sua lunga esperienza di giornalista ed ex diplomatica.
 

 

Nata a Napoli, ha vissuto  per motivi di lavoro in Madagascar, Canada, Ungheria e Portogallo, è stata Ambasciatrice italiana in Svezia e in Belgio, prima donna a guidare l'Ambasciata italiana a Bruxelles. Inevitabilmente, con un tale bagaglio di conoscenze ed esperienze  alle spalle, l'amore per questa città ha il sapore di un approdo denso di significati profondi, e , perché no, anche di felicità.  Certamente la felicità della scrittura, che traspare in ogni racconto, in ogni situazione narrata, in ogni analisi di pensiero di un qualche personaggio...Ma, soprattutto, la felicità che, per parafrasare Albert Camus, è il sincero accordo di un uomo ( e di una donna)  con la vita che conduce.

La vita della scrittrice Basile non è certo condita di amarezza e tanto meno di ostilità, di disillusione, come  le vite  di alcuni degli Autori ricordati poc'anzi ( non ce ne voglia Elena Basile per questi accostamenti che non vogliono ergersi a paragoni, bensì rispecchiare quel tratto corale e cosmopolita che da sempre accompagna la grande capitale che la ispira).

Anche se molti passaggi rappresentati nel suo libro appaiono per ciò che sono, ossia sinceri  stati d'animo non edulcorati da sovrastrutture ( ne citiamo uno fra i tanti: “ Le giornate erano uguali, grigie come il cielo. Le emozioni restavano seppellite nei meandri dell'animo, il gelo di una vita meccanica prendeva il sopravvento”) la felicità del narrare, atta a far emergere caratteri, tormenti, gioie, semplicemente la vita con le parole più semplici, chiare e adatte a consentire al lettore di immergersi ( e talvolta di perdersi) nelle situazioni  che compongono il mosaico dei “frammenti”, arriva diritta allo scopo : rappresentare la vita vera con  personaggi veri, autentici.

In questo, forse, si potrebbe intravedere l'eredità del  Simenon romanziere e scrittore di racconti, laddove, con uno stile altrettanto limpido, egli tratteggia le sue “atmosfere”,  simili a quelle dell'impressionismo del pittore adattato alla letteratura.
Il Dottore, la Signora col cappello, La Reietta, Don Abbondio, Marilena, La Signora Leroy, Said, compongono, titoli nel titolo, quell'affresco di ''ordinaria tristezza borghese'', altro titolo finale che riassume  in una fiaba triste la condizione umana, sempre legata agli umori della natura e della medesima città
(“ ...E così a giugno arrivai in una ventosa e soleggiata Bruxelles  per condividere il mio destino con l'uomo che avevo deciso di amare”).                                         
La fusione tra narratrice e personaggi, immersi in una amalgama altrettanto salda con la città di Bruxelles, è così compiuta.  Completa quel  flottement dell'essere al quale si tenta di sfuggire ripiegandosi su se stessi o evadendo: tutto è vano e anche la fuga non è altro che una liberazione fittizia.
L'Autrice, nel pieno rispetto del carattere e del temperamento dei suoi personaggi (città compresa) va fino in fondo, senza timore di condurli a una tensione eccessiva, li racconta e li vive con benevolenza,  forte della sua osmosi con l'ambiente e quindi, ancora, in una condizione di felicità.


Autore: Gloria Canestrini

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