Attualità, Persone & Idee

La lettera di Fellini a Liliana Cavani

Nel centenario dalla nascita una riflessione sulla censura

Roma, 24.4.1974
Gentile Signora Cavani,

quando ho saputo del sequestro del suo film Il portiere di notte la mia prima reazione è stata l'inerzia un po' cupa con cui ci si rassegna a fatti gravi ma consueti, a una ineluttabilità abituale. Non vorrei deluderla con questo cinismo che nemmeno l'amarezza, il senso di mortificazione da cui nasce, autorizza e giustifica. Mi rendo conto benissimo che questo sgomento indifferente è forse il successo più subdolo dell'operazione vasta e oscura in corso da tempo nel nostro paese per togliere di mezzo ogni presenza, ogni impegno che incarna il processo vitale, vivo, libero della cultura.

Cosa si può fare? Quante proteste, mozioni, manifesti, petizioni telegrammi si sono sottoscritti in questi anni....non è mai successo niente. Come modificare una psicologia sonnolenta, retriva, bambinesca, che tende sempre a identificarsi in schemi collettivi, a non prendere mai poisizioni individuali, come quella di noi italiani? Come sradicare certi condizionamenti ottenebranti che non si sa nemmeno più se sono alimentati da un disegno preciso o piuttosto un anonimo rotolare meccanico e perpetuo? Qualche volta penso in modo egoistico, che se non si riesce a cambiare il nostro paese nonostante la buona volontà di tanti, allora tanto vale cambiare il proprio paese, andarsene via da qualche altra parte.

Una cosa mi fa impazzire di rabbia: che non si sappia trovare nel nostro sistema democratico il modo di impedire soprusi del genere. Comunque, io sono completamente disponibile a quelle concrete iniziative che vorrete prendere per proteggere il nostro lavoro. Partecipe e disponibile con l'entusiasmo e la sfiducia di sempre.

Un saluto affettuoso, Federico Fellini

 

 

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Biografia  
Federico Fellini è nato a Rimini il 20 gennaio 1920, figlio di Ida Barbiani, romana, e di Urbano, emiliano, rappresentante di commercio originario di Gambettola. Ha un fratello, Riccardo, nato nel 1921 e una sorella, Maddalena. Il giovane Federico frequenta il liceo classico della città ma lo studio non fa molto per lui. Comincia allora a procurarsi i primi piccoli guadagni come caricaturista: fonda, in società con il pittore Demos Bonini, la bottega "Febo", dove i due eseguono caricature di villeggianti. per promuovere i film, il gestore del cinema Fulgor gli commissiona i ritratti dei divi. Fin dai primi mesi del ’38 avvia una collaborazione con la “Domenica del Corriere”, che ospita varie sue vignette, e con il settimanale umoristico fiorentino “420”. Trasferitosi a Roma nel gennaio ’39 con il pretesto di iscriversi a giurisprudenza, entra nella redazione del “Marc’Aurelio”, un diffuso periodico satirico, diventando popolare attraverso centinaia di interventi a firma Federico. Frequenta gli ambienti dell’avanspettacolo, scrivendo monologhi per il comico Aldo Fabrizi, e collabora alle trasmissioni di varietà della radio dove incontra la giovane attrice Giulietta Masina (1921-1994), che sposerà il 30 ottobre ’43. Avranno soltanto un figlio, morto a un mese dalla nascita. Partecipando ai copioni dei film di Fabrizi e di altri il riminese si impone presto come sceneggiatore. Lavora a Roma città aperta e subito dopo a Paisà stringendo una feconda amicizia con Roberto Rossellini. Sceglie di associarsi con il commediografo Tullio Pinelli, al quale resterà per sempre legato. In coppia diventano fra gli sceneggiatori più richiesti, al servizio di vari registi tra i quali Pietro Germi e Alberto Lattuada. Quest’ultimo lo vuole accanto nella regìa di Luci del varietà (1950), che si autoproducono uscendo dall’impresa pieni di debiti. Va male anche il primo film che Fellini dirige da solo, Lo sceicco bianco (1952), ma il successo arriva con I vitelloni (1953), Leone d’argento a Venezia e lancio definitivo di Alberto Sordi. Segue La strada (1954), interpretato da Giulietta e premiato con l’Oscar,  soltanto la prima di una serie di pellicole che collocheranno Fellini fra i grandi del cinema. Tra i titoli più noti si ricordano Le notti di Cabiria (’57, altro Oscar), La dolce vita (’60, Palma d’oro a Cannes), 8½ (’63, Oscar) Fellini Satyricon (’69),  Roma (’72), Amarcord (’73, Oscar), Il Casanova (’76), Prova d’orchestra (’79), Ginger e Fred (’85), Intervista (’87, premio del Quarantennale a Cannes, Gran premio a Mosca), La voce della luna (’90). L’iter felliniano è costellato di omaggi e riconoscimenti, inclusi la Legion d’onore (’84) e il Praemium dell’Imperatore del Giappone (’90). Fellini è uno dei registi che ha vinto più Oscar, cinque, di cui l’ultimo, alla carriera, nel ’93 pochi mesi prima della morte che avviene a Roma il 31 ottobre  provocando un immenso cordoglio in tutto il mondo.

 

 

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