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Grecia, Cnosso e la grandezza della civiltà minoica

Nel mare dove nacque Europa, moglie di Zeus e madre di Minosse

Il palazzo di Cnosso che sorge a circa 5 km da Heraklion, capoluogo dell'isola di Creta, non aveva mura difensive, simbolo dell'egemonia cretese sul mar Egeo. Un monito per ogni popolo: troppo potente il sovrano che vi abitava per poterlo sconfiggere. Il suo nome era Minosse.

Cnosso fu un importante centro della civiltà minoica (la civiltà cretese dell'età del bronzo): i manufatti, le statue delle donne micenee (le "Kore" di straordinaria potenza estetica, l'anello di Minosse, si vedono al Museo Archelogico dell'isola, una delle mete immancabili per chi ama la Grecia antica.

Oggi Cnosso è il più importante sito archeologico dell'età del bronzo di Creta. Da solo vale il viaggio che si completa solo con una visita al magnifico museo di Heraklion. La civiltà minoica di Creta raggiunse il suo splendore grazie ai rapporti economici e commerciali con la civiltà egizia. Verso il 1700 a.C. un cataclisma, forse un terremoto provocato dall'eruzione del vulcano dell'isola di Thera (l'odierna Santorini), distrusse tutti i palazzi dell'isola, incluso quello di Cnosso. Il palazzo venne ricostruito ancora più sontuoso, e ancora una volta privo di mura difensive, ma verso il 1450 a.C. Cnosso fu nuovamente devastata (si pensa ad un incendio furioso) e fu così che iniziò il declino.

Il colle su cui si sviluppò Cnosso era abitato fin dal neolitico. I primi scavi archeologici anche se in modo dilettantesco vennero effettuati nel 1878 da  un commerciante cretese che scopri i magazzini dove erano stipate delle Giare (" pitoi") che poi donò ai musei di Londra di Parigi di Roma e di Atene ed una anche all'allora erede al trono di Grecia Costantino.

La scoperta suscitò l'interesse di molti ambiziosi esperti e così dopo svariate offerte il colle fu venduto all'archeologo inglese A. J. Evans che incominciò gli scavi nel 1900 dopo la liberazione di Creta.
Con il permesso dello stato di Creta - e a proprie spese- nel giro di tre anni porto alla luce la maggior parte del palazzo. Senza l'opera di Evans le nostre conoscenze riguardo la civiltà minoica sarebbero povere.

Secondo Evans, Cnosso aveva una ragguardevole estensione notevole e una popolazione di 80 - 100.000 abitanti. Si estendeva fino al mare. Di grande interesse sono le reti di irrigazione di Cnosso: l'acquedotto aveva una conduttura tubolare portava l'acqua da molto lontano e il palazzo era attraversato da 2 canali in muratura.

Cnosso era una città stato: il sovrano regnava su tutta Creta, Cnosso era una delle più importanti città della Grecia. Su una delle iscrizioni scoperta nella città alleata di Gortyna dall'archeologo roveretano Federico Halbherr sono scritte le leggi che regolavano la civiltà micenea e soprattutto la grande libertà che era stata concepita dalla loro Costituzione a favore delle donne.

E' un sito fortemente carico di simboli e legato ad antichi miti della Grecia classica, come Minosse e il labirinto costruito da Dedalo, e quello di Teseo e del Minotauro. Minosse, re di Creta, aveva costruito questo labirinto per chiuderci dentro il Minotauro nato dall'unione di sua moglie con un toro. Questo essere mostruoso aveva la testa di toro e il corpo di uomo e sbranava ogni anno 7 fanciulli e 7 fanciulle. Il pasto veniva fornito dagli ateniesi, un tributo di sangue che Minosse aveva imposto dopo che Atene si era resa responsabile di aver ucciso il figlio di Minosse, Androgeo, ad opera del re Egeo. Fu subito una guerra lampo che Minosse vinse imponendo la consegna ogni nove anni di sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro. Tale sacrificio cessò solo grazie all'intervento di Teseo che con l'aiuto di Arianna, riuscì ad uccidere il mostro.

E' il Museo Archeologico di HeraKlion (Candia in italiano) - come detto - la tappa che non si può mancare dopo aver visitato quel che resta del palazzo di Cnosso: è infatti il tempio della civiltà minoica, nonché uno dei più grandi e importanti musei della Grecia. Si trova in pieno centro e nessun turista che sia stato a Creta può dire di esserci stato veramente se non varca la soglia di questa istituzione nata nel 1883 per l'interessamento di due archeologi cretesi (Iosif Hatzidakis e Stefanos Xanthoudidis). Benchè danneggiato nella seconda guerra mondiale, la sua collezione è rimasta intatta e nel 1952 le 22 sale, su due piani, sono state riaperte. Il museo è stato ampliato e ristrutturato nel 2013.

Qui sono disposti in ordine cronologico pezzi di straordinario interesse. Vi si trovano vari rython (vasi per libagioni usati in funzioni religiose), a forma di testa di toro, di leonessa e di toro. Il più bello è stato ricavato da un blocco unico di cristallo con la presa in filo di bronzo in cui sono state infilati perle di cristallo.

I pezzi di maggior pregio sono due: il primo è  il disco di Festo ritrovato sotto un muro di un palazzo minoico il 3 luglio del 1908 da una spedizione archeologica italiana guidata da Luigi Pernier e Federico Halbherr.  È un disco di terracotta, delle dimensioni di 16 centimetri di diametro e 16 millimetri di spessore. Datato al 1700 a.C. , contiene 241 simboli impressi quando l'argilla era ancora fresca. Il suo scopo e significato è uno dei misteri dell'archeologia.

Il secondo è la statuetta raffigurante la dea dei serpenti simbolo della dea madre protettrice della fecondità e della maternità che veniva venerata a Creta.  Lasciano a bocca aperta l'atleta nell'atto di saltare sul toro, i celebri affreschi di Cnosso parzialmente ricomposti e capolavori di oreficeria. Tra questi spicca il gioiello raffigurante due api su una goccia di miele proveniente da una necropoli. Numerosi  sarcofagi in terracotta databili dal 1440 a.C. al 1000 a.C. spiegano il culto dei morti e le statuette delle donne micenee (le famose "Kore") ci danno indicazioni anche su come queste donne si vestivano. Una meraviglia.


Autore: Corona Perer

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