Viaggi & Reportages

Grappa, annata da ricordare

Istituto Tutela Grappa del Trentino: un 2020 eccezionale  

Una annata da ricordare quella del 2020 per la grappa trentina, tra i distillati italiani di prestigio. Secondo i dati dell'Istituto Tutela Grappa del Trentino la produzione in calo rispetto alle annate precedenti rispecchia l’andamento della vendemmia e riserva una piacevole sorpresa: la buona qualità dell’uva ha dato un ottima buccia e i distillatori trentini hanno usato la poro competenza e i loro alambicchi per ottenere grappe molto fini e profumate. Avere meno quantità o decidere di distillare un poco meno permette di dedicare più tempo più attenzione e alla fine ottenere grappe ancora migliori.

«Il coraggio non ha fermato le nostre distillerie in questa annata veramente da ricordare per tanti aspetti» afferma Bruno Pilzer (presidente dell'Istituto). «Dal punto di vista agronomico è stata un’annata eccellente, seppure in agosto ci sia stata preoccupazione per le piogge e la  collaborazione tra viticoltori trentini e produttori di grappa ha permesso di avere delle ottime vinacce».

La stessa gradazione alcolica delle bucce era più bassa di altre annate, ma la loro qualità e sanità era ottimale e quindi per paradosso dato che rendono meno per arrivare allo stesso litro di grappa se ne usano di più, potendo quindi valorizzare ancora di più la grande parte della carica aromatica della materia prima: semplicemente più profumo più aroma più gusto. Il lavoro del distillatore diventa ancora più importante perché dovrà gestire potenza e finezza e trovare il punto di equilibrio. 

Il KM 0 è la grande peculiarità delle grappe trentine. Gli alambicchi trentini si sono accesi velocemente pochi giorni dopo l’inizio della vendemmia così già a inizio settembre la distillazione era ben avviata e questo ha consentito di finire la distillazione per la grappa con il marchio del Tridente, quella “made in Trentino”, entro fine novembre, ovvero ben prima della scadenza prevista dal disciplinare. Il KM 0 previsto dall’Istituto infatti, insieme all’obbligo di utilizzare bucce d’uva trentine ed entro il 31 dicembre per le grappe a marchio Grappa del Trentino, resta un sinonimo di unicità e qualità assoluta della grappa prodotta in questa provincia d’Italia, unico caso nel mondo.

Quanto alle vendite  il blocco di marzo e aprile e maggio ha sicuramente fermato tutto, ma non ha tolto la speranza nella ripresa.

«Ai distillatori del Trentino il coraggio non manca, sono abituati a vivere “alambiccando” (termine che nel dialetto trentino significa sopravvivere arrangiandosi) e  hanno “scommesso” in questa annata - aggiunge Bruno Pilzer (nella foto sotto) – del resto il Trentino è la regione ideale per la produzione della grappa, avendo in sé tutte le caratteristiche per conservare e lavorare al meglio la materia prima». 

L’Istituto di Tutela della Grappa del Trentino è stato fondato nel 1960 con l’obiettivo di tutelare e promuovere il prodotto. Oggi conta 25 soci dei quali 22 sono distillatori e rappresentano la quasi totalità della produzione trentina ed ha il compito di valorizzare la produzione tipica della Grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine: il tridente con la scritta “Trentino Grappa”. Quello della grappa in Trentino è un settore di non piccolo conto, soprattutto se calato nell’economia locale.

Ogni anno vengono prodotti in Trentino circa 7.500 ettanidri di grappa (il 10% del totale nazionale in bottiglie da 70 cl) vale a dire circa 2,5 milioni di bottiglie equivalenti, distillando 13000 tonnellate di vinaccia. Tre le tipologie principali di grappa prodotta: quella da uve bianche e aromatiche (60% del totale) e il restante 40% uve a bacca rossa.
 

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Commenti (0)