
Laura Salmon ''C'era una volta l'Urss'' - Storia di un amore
Consigliato a chi ha in testa tanti pregiudizi
A metà tra il romanzo e il memoir personale C’ERA UNA VOLTA L’URSS (Sandro Teti Editore) di Laura Salmon è come recita il sottotitolo la ''Storia di un amore' ma non come si potrebbe pensare tra un uomo e una donna, bensì tra una donna e un continente.
Attraverso ricordi personali Laura Salmon, apprezzata slavista, offre una memoria viva e pulsante sull'Unione Sovietica, vista con gli occhi di una studiosa italiana che alla Russia ha dedicato tutta la sua vita.
E' in Liguria che il libro prende forma in quella città in cui la prof.ssa Laura Salmon è professore ordinario di Lingua e Letteratura Russa. All'attività di docente all’Università di Genova affianca quella che ama da sempre: tradurre (grazie al suo lavoro conosciamo numerosi capolavori russi) e scrivere. E' autrice di volumi e saggi accademici fra i quali la ''Teoria della traduzione'' uscita nel 2017.
Il libro è un atto d'amore per Leningrado, l'odierna San Pietroburgo, dove la scrittrice ancora giovanissima accede alle meraviglie dell'Ermitage e del Museo Russo, con le sue icone di rara bellezza, la Prospettiva Nevsky (Nevskij Prospekt) la via principale e più famosa di San Pietroburgo, un'arteria vitale che attraversa la città, famosa per la sua bellezza architettonica che dà ambientazione a opere letterarie e musicali, come il racconto di Gogol. E poi le residenze imperiali nel "Villaggio degli Zar", cittadina che dal 1937 si chiama Puškin, visto che il grande poeta aveva studiato nel locale Liceo.
A Pietroburgo si sposerà ma non è questo il cuore del libro (pur trattadosi di un memoir personale). Di pagina in pagina si compie semmai un viaggio e il libro inizia proprio da un scalo all'aeroporto di Berlino Est, dove è costretta a sostare una notte, in compagnia del suo abito da sposa. Lo definisce quasi un fantasma e tale resta per oltre la metà del volume. Perchè la vera protagonista è la Russia di ieri e di oggi.
C'è tanta nostalgia in questo romanzo che vaga tra l'immaginario che in Occidente c'era della Russia, e ciò che nella ex-Unione Sovietica si immaginava dell'opulento Occidente. ''Tutti i sovietici che incontravo, a prescindere dall'età, dal mestiere e dall'etnia, avevano opinioni confuse tanto sull'Occidente - che idolatravano come un vitello d'oro o temevano come la peste''.
''La nostalgia non è qualcosa che si può "regolare", c'è e basta'' scrive Laura Salmon. ''La mia è la nostalgia per un grande Paese che aveva realizzato solo una parte di utopia. Ho avuto l'immensa fortuna di aver conosciuto quella parte di utopia realizzata. Non ho mai più visto in nessun luogo al mondo così tante persone, tutte insieme, così serene, sagge, colte, altruiste, capaci di gioire delle gioie altrui e di soffrire con gli altri''.
Nei dieci anni di ''mondo russo'' l'autrice racconta che cosa ha sperimentato dei suoi abitanti. Principalmente la dignità. ''Pur con tutti i loro umani difetti, non ho mai sentito espressioni di odio per nessuno e questa resta la più grande lezione di libertà interiore che la vita mi abbia offerto''. Quindi oltre alla nostalgia c'è anche la gratitudine. ''Non c'è giorno che non mi abbia reso una persona migliore, più disposta ad amare la vita e il prossimo''. Non è possibile non gettare uno sguardo su come oggi si percepisca oggi la Russia.
''Ho dedicato questo libro alla memoria dei miei nonni. Sarebbero devastati, oggi, come qualsiasi vittima del nazismo, ad assistere alla sistematica cancellazione della loro Storia. Non riesco neppure a descrivere il dolore che ho provato nel vedere un nazista, un assassino di ebrei, applaudito con fervore dal Parlamento canadese. È come se le vittime della Shoah fossero state trucidate di nuovo, da signore coi tacchi e signori in cravatta''.
Per questo ha deciso di scrivere questo libro dove si rievocano i suoi anni da studente, ma anche gli studenti che ha poi dovuto guidare alla scoperta di una lingua che ha qualcosa di epico. Di loro scrive:
''Si materializzano nella mia aula come un miracolo vivente. Da due anni, soprattutto, mi chiedo quale forza benefica spinga questi giovani a superare la diffidenza del mondo circostante e a sudare sette camicie per imparare il russo. Sono concentrati, attenti, pieni di curiosità e dedizione''.
Ed è scrivendo, e pensando a loro, che ne esce un libro adatto a tutti coloro i quali hanno solo pregiudizi: che in Russia ci sia solo freddo, che i sovietici sappiano bere solo vodka e mangino i bambini.
''In Russia vige una particolare devozione per i bambini e un grande sdegno per chiunque li maltratti. La crudeltà verso i bambini è codificata da Dostoevskij come un peccato imperdonabile e inaccettabile. Nulla, dice Ivan Karamazov al fratello Alēša, può giustificare la sofferenza dei bambini'' afferma, ricordando che quando l'Armata Rossa arrivò a Berlino, i soldati sovietici salvarono da morte certa numerosi bambini tedeschi, proprio i figli di quei nazisti che avevano portato orrore e morte.
E dunque ripuliamoci gli occhi. La Russia è molto altro del freddo e della vodka. ''È impossibile per un italiano immaginare quanto gli stereotipi sulla Russia per lo più ideati e diffusi da chi non la conosce affatto, da chi la teme o la detesta siano sistematicamente l'esatto contrario di ciò che sa chiunque la conosca e di ciò che la Russia è per i russi stessi''.
Oltre ad essere pieno di emozioni questo libro è davvero adatto a chi si affida solo ai si dice. Ricordi e sentimenti trovano forma e sostanza in una prosa libera e dentro una modalità letteraria che solo la narrativa può consentire. Sono i ricordi di un mondo profondamente amato, in cui «vivere era tremendamente faticoso, ma altrettanto gratificante», scrive Salmon che - da affermata russista - sa guardare anche a limiti e difetti di questo vastissimo continente. Non è quindi Apologia della Russia ma narrazione di un mondo a sè, che però ancora oggi conserva intatti i valori del rispetto e della solidarietà. La copertina ricorda la tipica iconografia sovietica e ogni pagina fa i conti con la caduta di un impero e le riflessioni odierne.

Laura Salmon come detto è una autorevole docente universitaria e scrittrice. Ha dato alle stampe anche ''I meccanismi dell’umorismo. Dalla teoria pirandelliana all’opera di Sergej Dovlatov'' (2018). Nel 2020 ha pubblicato una raccolta di aforismi paradossali, ''Se son rose, sfioriranno'', e nel 2022, il saggio narrativo ''Tennis batte Cartesio. Sull’arte del diletto e la rivincita esistenziale''. Scrive poesie, per ora inedite.
Questo memoir è stato premiato nentemeno che a Mosca. A Laura Salmon è stato infatti conferito a il Premio Internazionale Puškin. “C’era una volta l’Urss. Storia di un amore” è stato premiato nella categoria letteratura, ma con l'autrice c'era anche l'editore Sandro Teti fondatore della casa editrice che lo ha pubblicato ed ha ricevuto il premio ''editoria''. La cerimonia celebrata nel Cortile Italiano del Museo Statale di Belle Arti Puškin lo scorso 20 ottobre 2025 in un’atmosfera di solennità e unità, ha riunito eminenti personalità della cultura, della scienza e dell’arte provenienti da Russia e Italia, contribuendo a consolidare le relazioni culturali italo-russe in un momento critico, confermando lo status del Premio come un importante ponte di cooperazione tra i due paesi.
“Oggi non solo onoriamo i migliori nel mondo della cultura, ma rendiamo anche omaggio al grande eroismo che ha unito per sempre i nostri popoli. Che il Premio Internazionale Puškin continui a essere un simbolo di dialogo, amicizia e rispetto reciproco tra Russia e Italia”, ha sottolineato nel suo discorso conclusivo la fondatrice del Premio, Yulia Bazarova.
(Corona Perer)
gennaio 2026

Laura Salmon e Sandro Teti premiati a Mosca
foto www.amicidellagranderussia.org
Laura Salmon
C’ERA UNA VOLTA L’URSS
Storia di un amore
Collana ZigZag
pagine 280
prezzo 20 euro
ISBN 9788831492850
info@sandrotetieditore.it
www .sandrotetieditore.it
www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*





Commenti (0)
Per lasciare un commento