Viaggi & Reportages

Norvegia, in vacanza con i Vichinghi

Le loro barche prima forma di Hi-tech del tempo

Bevevano l’idromele (“mjød” in norvegese), un preparato alcolico fermentato simile alla birra e addolcito con miele, ma avevano sempre sete: di conquista.

I Vichinghi furono grandi navigatori e conquistatori, costruivano navi e fondavano stati. L'eredità lasciata è molto sentita dai norvegesi: musei e villaggi narrano la loro epopea. Dopo tre anni di lavoro è stata anche ricostruita alla perfezione, con tecniche del tempo, la Myklebust Ship, una nave vichinga, la più grande mai rinvenuta. Un evento inaugurato solennemente con un concerto il 10 maggio scorso a Nordfjordied, perché l'idea - venuta goliardicamente ad alcuni appassionati - ha via via radunato un'intera comunità, diventando nel tempo un grande progetto di identità territoriale.

A Bjorkedalen, piccolo villaggio affacciato sul Nordfjord, un intero villaggio ha fatto da propulsore al progetto. Per ricostruire a grandezza naturale il relitto serviva però uno spazio: l'hangar è stato appositamente costruito dal Comune di Nordfjordeid  (centro amministrativo del comune di Eid nella contea di Sogn og Fjordane) e oggi è l'Information Center Sagastad che oltre ad esporre la barca, consente ai visitatori di conoscere storia e tradizione vichinga. Un attrattore culturale che ha colto l'anima del territorio e l'ha trasformata in offerta culturale e turistica. Al suo interno, postazioni interattive narrano usi e costumi e spiegano il segreto del popolo vichingo basato su navi che erano la prima forma di High-Tecnology del tempo.

Le navi vichinghe erano solide e in legno di quercia, quindi resistenti, con assi inchiodate tra loro con  pece mista a peli di animali. La loro architettura era la chiave del successo: lunghe e affusolate, erano velocissime e concepite per tagliare le acque, infilarsi in un fiordo ma anche penetrare il fiume di un popolo da conquistare. I loro attacchi erano improvvisi e inaspettati, le loro manovre non davano tempo al nemico di organizzarsi. Erano a doppia punta per permettere di invertire la direzione senza la necessità di doversi girare. Prua e poppa non esistevano e questo era un vantaggio significativo in un mare pieno di iceberg e ghiacci. Lo scafo stretto e affusolato dava velocità, e le loro navi potevano navigare in acque poco profonde. Erano alimentate da remi lungo tutta la lunghezza della barca e dalla potenza del vento che soffiava nelle loro vele. In una giornata favorevole i rematori potevano viaggiare da 15 a 17 nodi circa.  Fu grazie a questa tecnica che i Vichinghi poterono unificare le tribù esistenti fino a farne un unico stato.

A Oslo c'è il Museo delle navi vichinghe e a Bergen (seconda città della Norvegia), c'è il Museo Marittimo he narra la storia della navigazione moderna, ma in un altro piccolo museo - l'Hordamuseet - si spiega come la tecnica vichinga sia stata usata fino al 1800 per costruire le barche che servivano per spostarsi da un fiordo all'altro, anche per andare a messa la domenica o dal medico. Si trova nella immediata periferia di Bergen, a Hordnesvegen e conserva 26 barche originali, ma nei suoi spazi esterni si possono visitare case antiche e tradizionali, sorte nei pressi di un antichissimo insediamento vichingo, dove è stata rivenuta la sepoltura di un guerriero.

Si tocca con mano lo spirito vichingo nell'isola di Selja  nei pressi di un antico monastero benedettino costruito nei primi anni del 1100 in devozione a Santa Sunniva: nelle sue baie è documentato il passaggio dei vichinghi e una stele ricorda il re che unificò la fede, Olav.

Per chi volesse assaggiare davvero l'atmosfera del tempo basterebbe andare a Flåm e prendere una delle crociere che risalgono il SogneFjord per raggiungere  Gudvangen, il villaggio Njardarheimr dove un gruppo di persone ha scelto di vivere come i vichinghi: la loro è una scelta di vita, primitiva ed essenziale. Qui si produce  tutto quello che occorre: abiti e scarpe, si caccia le numerose renne del circondario, si allevano animali da cortile, si vive in comunità. C'è anche internet: ma serve a tenere collegati tra loro i gruppi vichinghi sparsi in Norvegia e in altre parti del Nord Europa.

L'anno fondativo di questa civiltà è fissato al 793 con il primo assalto: l’attacco al monastero di Lindisfarne in Inghilterra. E' invece l’uccisione del re Harald Hardråde, lo Spietato, nella battaglia di Stamford Bridge del 1066 a segnare la fine dell'Era Vichinga, collocata tra l’800 e il 1050 circa. Due secoli e mezzo di scorrerie in tutta l’Europa continentale fino all'Asia, per accrescere potere e dominazioni. Le loro navi attraversarono il Mar Baltico, discesero i fiumi della Russia fino al Mar Nero e al Mar Caspio, raggiunsero Bisanzio e il Califfato di Baghdad. Furono i primi a raggiungere la Groenlandia e il Nord America.

Solitamente celebriamo Cristoforo Colombo per aver scoperto l'America, ma non è andata esattamente così: l’esploratore vichingo Leiv Eiriksson salpò verso le coste dell’America intorno all’anno 1000, ben 500 anni prima di  Colombo.

Dalla loro i Vichinghi norvegesi avevano il coraggio: attratti dal rischio, facevano razzie e non si fermavano davanti a nulla, neanche alle pesanti perdite umane che le spedizioni per mare producevano. Ma seppero anche costruire una società dalle regole moderne: le donne vichinghe avevano diritti al tempo sconosciuti nel resto d'Europa. Potevano ad esempio divorziare o ereditare le proprietà del marito, essere a capo della fattoria quando l'uomo erano lontano. Ed erano protette per legge contro le molestie sessuali perchè dovendo restare sole a lungo, erano esposte al rischio. Da qui un sistema di leggi a loro protezione. Intanto i loro uomini fondavano città e colonie, tra queste Dublino (l'Irlanda è stata loro insediamento per più di tre secoli). Colonizzarono Normandia e Islanda, e da qui mossero alla conquista della Groenlandia. 

Se la loro forza era stata l'unità e la loro sete di conquista, il punto debole fu la differenza. Dopo aver navigato nell’Europa continentale, importando ricchezze e culture, verso il 1100 dispute interne indebolirono il regno e iniziò la decadenza.

All' Information Center di Sagastad si racconta la storia dei sette re vichinghi le loro tradizioni stanziali. Quando moriva un notabile, veniva posto in una nave funeraria con abiti, gioielli e persino con i suoi animali. Il giorno dell'inaugurazione un signore dello staff si aggirava tra la gente per raccogliere i rifiuti con il gilet giallo dello staff: era il Sindaco Alfred Bjørlo ovvero la persona che in questi ultimi tre anni con le sue politiche e le sue scelte ha favorito il recupero di questa identità che diventerà un forte attrattore turistico. Ha cioè valorizzato l'anima del territorio.

Trovo in queste storie una bella testimonianza di chi sa cosa è il "bene comune".

 

www.visitnorway.it


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)