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Peggy Guggenheim ''Tancredi Parmeggiani? Il migliore''

La parabola breve, ma folgorante, di questo artista stupisce ancora oggi

"Tancredi è il miglior pittore italiano, dai Futuristi in poi. Nel suo periodo migliore, ai tempi in cui io lo proteggevo, dal 1952 al 1957, i suoi quadri avevano una qualità magica. Qualità mai raggiunta da nessun pittore italiano, né prima né dopo allora". Parola di Peggy Guggenheim.

La parabola breve, ma folgorante, di questo interprete dell’arte del secondo dopoguerra stupisce ancora oggi. Istintivo, intellettuale Tancredi Parmeggiani (Feltre 1927 – Roma 1964), fu tra gli interpreti più originali e intensi della scena artistica italiana della seconda metà del ‘900.

 

Venne scoperto e incoraggiato dalla mecenate americana Peggy Guggenheim. Nei primi anni '50 l'incontro cruciale: diventa un suo protégé. E' stato l’unico artista, dopo Jackson Pollock, con il quale Peggy Guggenheim stringe un contratto, promuovendone l’opera, facendola conoscere ai grandi musei e collezionisti d’oltreoceano e organizzando alcune mostre, come quella del 1954 proprio a Palazzo Venier dei Leoni.

Lei lo porta ad avere un proprio studio a Palazzo Venier dei Leoni. Questo significativo legame è documentato dal consistente numero di lavori appartenenti alla collezione di Peggy ed è proprio grazie al rapporto privilegiato che instaura con Peggy che il lavoro di Tancredi acquisisce un respiro internazionale, tanto da farlo diventare molto noto in età giovanissima. È in questo periodo che l’artista giunge a concepire una pittura personale, micro-spaziale e policromatica, definita da alcuni “molecolare”. Una mostra personale si tenne proprio a Palazzo Venier dei Leoni nel 1954 l'anno prima del divorzio artistico dall'estrosa mecenate.

La produzione artistica degli anni ’60, momento di crisi e di completa revisione della propria pittura, a cui Tancredi vuole dare un senso esistenziale e politico. Ed è così che la vena della polemica e della tensione di quegli anni di guerra fredda emergono nel titolo della mostra “La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba”, frase con cui Tancredi risponde agli innumerevoli conflitti dell’epoca. Da questo momento fondamentale nel suo percorso artistico, scaturiscono tre dipinti della serie Hiroshima (1962).

 

I collage-dipinti, eseguiti tra il 1962 e il 1963, i cosiddetti Diari paesani e i Fiori dipinti da me e da altri al 101%, che a ragione possono essere definiti la vera rivelazione di questa retrospettiva e che sono da considerarsi esempi di eccezionale vigore creativo e drammatica euforia.

La sua vita fu un'avventura professionale unica. Nato a Feltre, trascorre l'infanzia a Belluno (dove frequentò il liceo presso il collegio dei Salesiani), nel 1943 interruppe gli studi classici per iscriversi al Liceo artistico di Venezia, che completerà due anni dopo. Nel 1946 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia per seguire i corsi della Scuola Libera del nudo tenuti da Armando Pizzinato. In questo periodo conosce e stringe amicizia con Emilio Vedova.
Alla fine del 1947 il pittore si reca a Parigi dove conosce le avanguardie europee della prima metà del secolo. Tra il 1948 e 1949 vive e lavora fra Feltre e Venezia.
Nel 1950 soggiorna a Roma, dove si lega al gruppo Age d'Or, che organizza esposizioni ed edizioni dell'avanguardia internazionale. L'anno seguente partecipa alla 1°Mostra dell'Arte Astratta Italiana alla Galleria d'Arte Moderna di Roma. Di lì a poco ritorna a Venezia, dove conosce Peggy Guggenheim che gli fornisce uno studio e ne acquista le opere. Nel 1952, sempre a Venezia, gli viene assegnato il Premio Graziano per la pittura; ancora nello stesso anno insieme ad altri artisti sottoscrive il manifesto dello Spazialismo, un movimento fondato a Milano intorno al 1947 da Lucio Fontana.

Nel 1955 saluta Peggy Guggenheim approda a Parigi, dove espone in una collettiva alla Galerie Stadler. A Parigi conosce Dubuffet, Asger Jorn, Karel Appel. Negli anni seguenti espone alla Saidenberg Gallery di New York, all'Hannover Gallery di Londra, alla Galleria Selecta di Roma e partecipa al Carniege International di Pittsburgh.

Nel 1958 si sposa con la pittrice norvegese Tove Dietrichson. Nel 1962, dopo un viaggio in Svezia, espone alla Galleria veneziana del Canale e alla Galleria Levi di Milano, inoltre riceve il Premio Marzotto a Valdagno.

Alla fine dell'anno ha una crisi nervosa e viene ricoverato a Villa Tigli di Monza con diagnosi di schizofrenia paranoide. Soggiorna brevemente a Roma nel 1963 e poco dopo la nascita del figlio Alessandro, ritorna a Venezia dalla sorella. Un nuovo ricovero in ospedale, espone ancora nel 1964 alla Biennale di Venezia e dopo un breve viaggio in Svezia con la moglie, ritorna nuovamente a Roma dal fratello. Qui, all'alba del 27 settembre 1964 si toglie la vita gettandosi nel Tevere.


Autore: Corona Perer

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