Arte, Cultura & Spettacoli

Dedo, detto Modì

Amedeo Modigliani celebrato nella mostra della Fondazione Magnani Rocca

Chiuse gli occhi giovane e in povertà, senza sapere che il mondo lo avrebbe annoverato tra i grandi e che la casa d'aste Sotheby's - un giorno - avrebbe battuto per 31 milioni di dollari un suo quadro: accadde a New York nel novembre 2006.

Amedeo Modigliani, detto "Dedo", a Livorno  è nato e cresciuto. A Parigi lo chiamavano Modì. Uno straordinario protagonista della storia dell'arte "artista maledetto"  ancora oggi considerato uno dei grandi interpreti della pittura europea del Novecento. Nella memoria collettiva sta nei volti delle sue donne: tante, dentro una vita fatta di amori, tradimenti, sregolatezze.

L'artista vene celebrato nella mostra "Amedeo Modigliani. Opere dal Musée de Grenoble" allestita fino al 18 luglio alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo (Pr) e visibile al pubblico non appena sarà consentita la riapertura dei musei (27 aprile).

Il 24 gennaio 2020 si sono celebrati i 100 anni della morte di Amedeo Modigliani e Livorno ha reso omaggio al suo cittadino più conosciuto, anche con un francobollo commemorativo. Lo ha ricordato come l'uomo che ha rotto gli schemi razionali e conservatori del suo tempo e che ha dedicato la sua breve vita alla ricerca di una personale dimensione artistica.

Era il 22 gennaio 1920 quando Amedeo Modigliani veniva ricoverato, incosciente, all'ospedale della Carità di Parigi dove muore, due giorni dopo, all'età di 36 anni, di meningite tubercolare, malattia incurabile al tempo, che era riuscito, miracolosamente, a sconfiggere vent'anni prima.

Parigi fu teatro della sua grande, seppur breve, stagione artistica. Nei quartieri di Montparnasse e di Montmartre, Modigliani aveva stretto amicizia con Guillaume Apollinaire, Paul Guillaume, Maurice Utrillo. Era da tutti ammirato per la sua cultura, il suo fascino e il suo carisma. Grande rivale di Modì, così era conosciuto Amedeo a Parigi, era Pablo Picasso, che il pittore di Livorno ammirava e odiava. Picasso era però affascinato dal giovane artista italiano, e dalle sue opere in cui si rispecchiava tutta la bellezza dell’arte rinascimentale espressa con un linguaggio assolutamente moderno.

Modì incantava per il suo talento geniale e l'approccio intransigente all'arte, per la sua bellezza e per la sua passionalità mediterranea. La sua vita era però anche prigioniera dell’alcol e delle droghe e  “sopra le righe”: tante amanti, tra le quali le poetesse Anna Akhmatova e Beatrice Hastings,la sua giovane compagna, Jeanne Hébuterne, artista di talento che tutti adoravano, decide di accompagnarlo nella morte, nonostante aspettasse il secondo figlio da Amedeo.

Elvira era la musa-modella, "la Quique": intimamente legata al pittore tanto da comparire in numerosi dei suoi nudi, è intrigante (senza mai perdere in castità) . Quando non posava, frequentava con lui la Parigi bohemienne in cui il bel pittore italiano si era fatto notare per gli eccessi e la creatività.  Ciò che divise la modella prediletta dal suo artista fu un tradimento: Amedeo si invaghisce della bella e disinibita Beatrice figlia di un  filatore  londinese. "Non volermene" disse Amedeo ad Elvira. "Devo seguire il mio istinto come nell'arte rincorro l'ispirazione, ho bisogno di avventurarmi nell'universo femminile, esplorarlo, carpirne i segreti". Questo era Modì.

Nella Ville Lumière, immergendosi nell’avanguardia artistica di allora,  aveva trovato l’energia necessaria per essere invincibile, come artista, ma a Livorno Modigliani restò sempre legato, tanto da tornarci più volte nel corso della sua breve vita.


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)