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Parole da ridefinire: progresso

Darsi Pace - di Marco Guzzi*

Per alcuni secoli, almeno a partire dalla svolta storica che inaugura il tempo moderno, i popoli europei sono stati abbastanza sicuri di andare in avanti, e cioè di progredire verso il meglio. Eravamo convinti che lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecniche, insieme all’ampliamento delle libertà politiche e delle garanzie sociali, corrispondesse alla direzione stessa della Storia.

Tutte le lotte culturali e religiose e rivoluzionarie dal XVI al XX secolo ruotano perciò attorno ai concetti contrapposti di progresso e reazione, di avanguardia e passatismo, di novità rivoluzionaria e ancien régime.

Dove incontriamo oggi le direzioni di un vero progresso? Nella globalizzazione finanziaria di Bruxelles e di Wall Street o nelle rinnovate difese delle identità nazionali come accaduto in Catalogna? Nell’ulteriore precarizzazione, detta “flessibilità”, del lavoro, oppure nella tutela dei “vecchi” diritti sindacali? Nella piena liberalizzazione del mercato dei corpi, degli uteri e dei materiali genetici, o nella riscoperta di una nuova ecologia dell’uomo? Nella legittimazione dei matrimoni gay, o nel considerarli “un regresso antropologico”, come dice Papa Francesco?

E ancora: nella chiesa chi va davvero in avanti e chi si sta invece semplicemente perdendo per strada? Sbaglia chi nega il peccato originale, i miracoli, e la presenza del Satana nella storia, o chi riscopre il mistero di Maria? Chi è cioè davvero “moderno” e chi sta dalla parte della vera crescita dell’uomo?

La nostra civiltà vaga disorientata nel deserto dei suoi giorni in quanto non possiede più una direzione condivisa, non sa dove andare, se avanti o indietro o magari se spostarsi di lato, né perché andarvi.

Oggi viviamo una situazione davvero paradossale e confusa. Da una parte la cultura postmoderna e nichilistica, secondo cui dobbiamo acquietarci in una temporalità ciclica, di tipo naturalistico, e perciò sostanzialmente priva di direzioni e insensata.

Dall’altra parte il discorso politico persevera ad utilizzare con disinvoltura le categorie del progresso, dello sviluppo, e della crescita, senza mai chiarirci bene quale sia il contenuto sostanziale di questo andare avanti, e quali le categorie fondamentali che definiscano l’avanzamento e l’arretramento in generale.

Ecco perché la nostra società è così fiacca e sfilacciata e paurosamente noiosa, ecco perché mancano visioni e voci convincenti.

Eppure io credo che lo schema fondamentale rilanciato dalla cultura moderna, e cioè l’idea di una novità evolutiva che si faccia strada, sia pure molto faticosamente e ambiguamente, dentro la carne della storia per migliorarla, sia tuttora vivo e pregno di potenzialità creative.

La vera sfida che abbiamo davanti, se vogliamo uscire dalle sabbie mobili di questa depressione mentale/mondiale, è la ridefinizione dei contenuti del processo/progresso reale. Dobbiamo cioè ricomprendere e ridefinire innanzitutto quale sia la mèta dello sviluppo della nostra umanità, e poi in che cosa consista la nostra crescita, che – in una società sempre più virtuale - non può superare a piè pari la relazione, primo fondamentale requisito dell'essere uomini. E' relazione preoccuparsi del bene del prossimo, amarlo, occuparsi delle sacche crescenti di povertà. Ecco allora come la parola “progresso” possa essere declinata da chi ha nelle mani le leve del potere.

* filosofo


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Autore: Marco Guzzi

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