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Castro, l'approdo di Enea

Puglia, alla scoperta della casa di Minerva

Nella costa adriatica tra Otranto e Leuca, c'è un gioiello: Castro. Oltre al mare per cui è noto è oggi una delle aree di maggiore interesse archeologico della Puglia.  Castro sarebbe, secondo alcuni studiosi, il luogo in cui Enea sbarcò in Italia la prima volta, lo sbarco sarebbe avvenuto nelle vicinanze del  tempio di Minerva anche se altri studi sostengono invece che lo sbarco sai avvenuto a Porto Badisco o Roca Vecchia. Ma a sostenere la tesi fu nientemeno che Virgilio, nel terzo libro dell' Eneide, quando scrive che il primo approdo di Enea in Italia avvenne nella Castrum Minervae, di fronte a Butroto nell' Epiro. Nei versi si legge "...le brezze bramate crescono ed ormai più vicino si apre il porto e sulla rocca appare il tempio di Minerva".  Secondo Virgilio, Enea aveva attraversato l'Adriatico da Butrinto fino a Castro. Da qui la tradizione secondo la quale a Castro c'era un tempio, i cui resti sono stati effettivamente rinvenuti in seguito a dei lavori di restauro e di consolidamento del castello e delle mura

Situata lungo le Serre Salentine su un promontorio di formazione calcarenitica, è il porto più vicino alla Grecia: a soli 80 Km c'è l'isola di Phano, poco oltre c'è Corfù. Il luogo era frequentato già in epoca protostorica, come attestato dai numerosi rinvenimenti. Castro fu centro messapico e poi colonia romana nel 123 a.C. con il nome di Castrum Minervae.

Il castello di Castro posto al culmine del promontorio, figurava nei registri angioini del 1282 come inespugnabile. Sin dagli scavi condotti nel 1980 dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, si è rivelato essere centro di antiche civiltà (era abitata già nell'età del Ferro) ma negli anni le indagini sono proseguite. Nel 2000 grazie al protocollo di intesa tra il Comune di Castro e la Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia con l'Università del Salento sono state avviate indagini archeologiche sistematiche a cura dell'equipe diretta dal professor Francesco D'Andria e il territorio di Castro ha restituito con generosità reperti importantissimi sia dell'era preistorica che dell'era ellenica e arcaica.

Ma la collina sulla quale sorge Castro, in zona Capanne custodiva un altro tesoro: il busto in pietra di Minerva ritrovato nel corso di questa estate, frutto paziente di una campagna di scavi avviata nel 2007 a ridosso della porta est delle Mura dove è stata individuata un' area di culto.

Del tutto casualmente nel 2007 venne rinvenuto tra i materiali votivi il piccolo bronzetto di Atena che ha confermato l'ipotesi dell'esistenza di un santuario.  Il professor Francesco D'Andria lo diceva ormai da anni. "La Castrum Minervae di cui parla Virgilio nel III libro dell'Eneide è proprio Castro". Dopo il fortuito ritrovamento del 2007, gli scavi dell'estate 2015 gli hanno dato ragione quando l'equipe vide affiorare un colossale busto celato sotto un ristretto anfratto di pietra con accanto alcuni frammenti del tempio che sorgeva sull’acropoli di Castro.Questo eccezionale ritrovamento è avvenuto quasi per caso: si scavava per le condutture della fogna, quando emersero antichi reperti. I lavori, grazie anche al’intervento di Luigi Capraro, allora assessore e archeologo allievo di D’Andria, furono subito bloccati con l’apertura del cantiere di scavo che ha riportato alla luce le più alte mura delle città messapiche giunte in perfetto stato di conservazione fino a noi.

“Siamo al centro del Mediterraneo”, spiega il professore D’Andria, “e Castro era un emporio con un importante porto dove avvenivano scambi commerciali e culturali all’ombra del grande tempio dedicato alla Dea Minerva, che venne realizzato dai Tarantini in terra messapica. Il Tempio stava a proteggere i trattati commerciali e i contratti, ma è anche l’affermazione della potenza di Taranto”.

“Quando abbiamo trovato la statua, abbiamo toccato il cielo con un dito”, raccontano Emanuele Ciullo e Amedeo, i giovani archeologi che lavorano sul cantiere di cui il professore D’Andria è responsabile scientifico.

E' alta un metro e dieci, avvolta nella sua veste a pieghe con grandi seni (fatto inconsueto per una Dea come lei). Non ha testa e dalla posizione delle braccia se ne intuisce il gesto, ma il professore DAndria è convinto: si riuscirà a trovarne il capo.

"Venne sepolta in età tardo repubblicana sotto un lastrone di pietra dove è stata ritrovata" spiega la dottoressa Laura Masiello, della Sovrintendenza Beni archeologici della Puglia. "Come se chi lo avesse fatto non avesse intenzione di distruggere la statua, ma provasse ancora un profondo senso di rispetto verso la Divinità".

I frammenti del tempio sono decorati con motivi floreali simili a quelli che adornano i vasi attici nel museo di Brindisi. Queste importanti scoperte archeologiche arricchiscono un'area che è baciata da un mare cristallino Bandiera Blu e meta degli amanti della Grotta Zinzulusa.
"Il turismo culturale è una grande leva per destagionalizzare il Salento" affermano gli amministratori locali che alla campagna di scavi stanno dando la giusta e dovuta attenzione anche con l'attività museale della rocca di castro, una fortezza maestosa che oggi custodisce il bronzetto e in una sala accessibile a pochi anche il recentissimo reperto che ha avuto l'attenzione dei media internazionali.

novembre 2015

 


Autore: Corona Perer

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