Arte, Cultura & Spettacoli

Raffaello divin pittore

All’Accademia di San Luca di Roma per i 500 anni dalla morte

Quando il 6 aprile 1520 si sparge la notizia della morte di Raffaello, Roma sembra fermarsi nella commozione e nel rimpianto, mentre la notizia della scomparsa si diffonde con incredibile rapidità in tutte le corti europee. S’interrompeva non solo un percorso artistico senza precedenti, ma anche l’ambizioso progetto di ricostruzione grafica della Roma antica, commissionato dal pontefice, che avrebbe riscattato dopo secoli di oblio e rovina la grandezza e la nobiltà della capitale dei Cesari, affermando inoltre una nuova idea di tutela.

Quando Raffaello muore a Roma, a trentasette anni, preda di una febbre che non gli lasciò scampo, era già celebrato tra i grandi del Rinascimento.

La sua arte brilla nell'ultima mostra a lui dedicata all’Accademia di San Luca di Roma: "RAFFAELLO - L'Accademia di San Luca e il mito dell'Urbinate" (22 ottobre 2020 - 30 gennaio 2021). L’iniziativa si inserisce all’interno delle celebrazioni dell’anno raffaellesco promosse dal Comitato Nazionale per i cinquecento anni dalla morte di Raffaello Sanzio.

La mostra a cura di Francesco Moschini, Valeria Rotili, Stefania Ventra espone opere della collezione e significativi prestiti esterni. Già dal Cinquecento l’Accademia sceglie come propria icona la pala raffigurante San Luca che dipinge la Vergine, tradizionalmente attribuita a Raffaello, ritratto nell’opera accanto al santo patrono dei pittori e chiaramente indicato ai giovani che si affacciano ai mestieri dell’arte come riferimento principale a cui rivolgere lo sguardo.

Onorato come nessuno prima di lui, Raffaello Sanzio (1483-1520), fu definito da Giorgio Vasari modello di riferimento. Una statura universalmente riconosciuta nel corso dei secoli successivi. Sepolto secondo le sue ultime volontà nel Pantheon, simbolo della continuità fra diverse tradizioni di culto, forse l’esempio più emblematico dell’architettura classica, Raffaello diviene immediatamente oggetto di un processo di divinizzazione, mai veramente interrotto, che ci consegna oggi la perfezione e l’armonia della sua arte. Un genio unversale.

La storia di Raffaello si intreccia con quella di tutta la cultura figurativa occidentale che l’ha considerato un modello imprescindibile. L’avventura creativa di Raffaello, muove da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alla nativa Urbino. La sua massima espansione creativa si manifesta negli anni di Leone X con quel linguaggio classico che solo a Roma, assimilata nel profondo la lezione dell’antico, si sviluppò con una pienezza che non ha precedenti nella storia dell’arte.

Tra i protagonisti dell’esposizione dell'Accademia di San Luca sarà il Putto reggifestone approdato nella galleria accademica nel 1834 e accolto da artisti e amatori come l’unico affresco di Raffaello che fosse possibile osservare da vicino, dando vita a una vera e propria mania per la copia di questo soggetto. Il suo breve e luminoso percorso ha cambiato per sempre la storia delle arti e del gusto.
Raffaello fu davvero un genio universale. Lo ha raccontato anche la mostra organizzata dalle Scuderie del Quirinale con le Gallerie degli Uffizi che aveva dovuto fermarsi a pochi giorni dall'apertura, per colpa della pandemia. La febbre sembra essere una costante nella storia di Raffaello.

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