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Delta del Po: tra terra e cielo

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di Mariella Morosi

il Parco del Delta del Po, con il suo inconfondibile intreccio di terre e acque, di isole e canali è diventato Patrimonio Unesco. Il riconoscimento ufficiale è arrivato dal Comitato internazionale del programma Mab (Man and the biosphere) dell’Unesco, che ha decretato il Parco del Delta del Po Riserva della Biosfera dell’Unesco. Una vasta area geografica di circa 140 mila ettari, con una popolazione di 120 mila abitanti, che dal Veneto arriva fino a Ravenna, in un susseguirsi di ambienti, tra boschi, valli d’acqua dolce e salmastre, saline, dune e pinete di rara bellezza. Un vero e proprio mosaico di ecosistemi, che con oltre 300 specie di uccelli segnalate negli ultimi decenni, di cui oltre 150 nidificanti e più di 180 svernanti, fa del Parco del Delta del Po una delle aree ornitologiche più rilevanti d’Europa.

In Polesine, la natura e l’uomo si sono fronteggiati  per secoli. Il Po, correndo verso il mare, poteva creare nuove terre con i suoi depositi, ma anche distruggerne lungo il suo passaggio, mettendo a rischio  la sopravvivenza delle genti del fiume.

Già negli anni Quaranta grandi registi come Visconti, Antonioni e Rossellini avevano colto il fascino di questi luoghi, scegliendoli come set per i loro film. Poi, più recentemente, ne furono incantati altri come Soldati, Montaldo, Vancini, Avati,  Mazzacurati. Ma nella memoria di tutti è Scano Boa, raccontato nel libro di Cibotto e in tre film. Paradiso della biodiversità, questo lembo di terra conserva ancora gli ultimi casoni da pesca di canna palustre.

Oggi  che emerge prepotente il desiderio del viaggiatore di riavvicinarsi alla natura e sentirsene parte, questa terra, dominata dai colori verde e azzurro come nelle tele dei veneziani Guglielmo e Giuseppe Ciardi, merita di essere conosciuta e riscoperta, come un grande museo a cielo aperto. I sindaci di sette comuni rodigiani del Delta del Po, Porto Tolle, Taglio di Po, Melara, Fiesso Umbertiano, Occhiobello, Polesella e Castelnuovo Bariano lo hanno compreso e hanno messo a punto un articolato progetto di valorizzazione turistica del Parco Regionale con il supporto della Regione Veneto e del Gal Delta Po.

Oggi infatti i parchi e le riserve non sono più riservati a scopi naturalistici e scientifici. Con l’affermazione di valori culturali, storici o delle tradizioni popolari  - tutti fattori che ne potenziano la caratteristiche naturali- anche le zone protette entrano nel circuito di beni produttivi di servizi,  anche economicamente apprezzabili. Chissà, forse proprio le immagini in bianco e nero della tragica alluvione del 1951 che hanno fatto il giro del mondo hanno fatto a lungo ritenere il Polesine una meta non appetibile.

Appartati, segreti, questi luoghi riservati a chi è sensibile alla bellezza possono dare molte emozioni con una natura incontaminata e una storia che chiede di essere riscoperta. Pochissimo antropizzata per la massiccia emigrazione negli anni dell’urbanizzazione di massa, il Polesine ha subìto pochi affronti edilizi e si è persino opposto all’estrazione del metano di cui il sottosuolo è ricco perché a rischio di subsidenza, cioè  l’abbassamento del territorio.
E’ un luogo davvero unico dove  – si dice- “...i pesci nuotano più in alto di quanto volano gli uccelli...” perché le terre sono di alcuni metri al di sotto del livello del mare, un po’ come accade in Olanda, ma ben protette da robusti argini su cui corrono strade e ciclovie.

Sono molti  gli itinerari possibili per una conoscenza completa della frastagliata geografia fluviale, che comprende i rami attivi del Delta del grande fiume: Po di di Levante, Po di Maistra , Po di Venezia, Po di Pila , Po delle Tolle Po di Gnocca. Ne fa parte anche un tratto del Po di Goro,  che rientra nella tutela dell’Emilia Romagna.
Una terra vergine e rigogliosa, da visitare in barca, in bicicletta,  a cavallo o semplicemente a piedi. Per comprendere gli equilibri della vasta zona del Delta polesano è imperdibile una visita al  Museo regionale della Bonifica a Cà Vendramin di Taglio di Po, un ex impianto idrovoro alimentato da caldaie a vapore con una ciminiera alta 60 metri.

Fin dal Seicento la necessità di regolare le acque fluviali si incrociò con gli interessi della storia. Venezia, per evitare l’interramento della città che avrebbe messo fine ai suoi commerci e alla  conseguente ricchezza, nel 1604 riuscì persino a deviare il corso del fiume. Allora il Polesine era il suo granaio e i nobili della Serenissima,  ben attenti alle rendite agrarie, edificavano le loro ville altrove.
Tuttavia il Polesine ne comprende alcune bellissime, come Villa Morosini, Villa Armellini o Cà Rosetta ed  edifici nobiliari, come il Palazzone, come è chiamata Villa Selmi, oltre a tanti luoghi di culto come l’Oratorio del Rosario in Val Siera, la Chiesa della Natività di Maria di Raccano o la Basilica di Maria Santissima del Rosario.

Grazie ai diari di un sacerdote, don Luigi Selmi, vissuto nell’Ottocento, il Comune di Polesella ha promosso la conoscenza della storia non solo locale ma nazionale con la pubblicazione di alcuni volumi. Ci sono l’unificazione dell’Italia, le opere di bonifica, vizi e virtù della società di allora, l’introduzione delle colture del riso e del mais bianco biancoperla.

Un grande “orto del mare” è la Sacca degli Scardovari, ex risaia sommersa dalle acque è ora una valle da pesca  dove una piccola comunità di pescatori alleva frutti di mare: vongole, cozze e ostriche.Le lagune pescose, il riso, il mais, gli ortaggi e la caccia –anche se controllatissima- offrono una gastronomia di livello, che ha saputo conservare una sua identità pur inglobando cibi e tradizioni mantovane e ferraresi, veronesi e padovane.

A Bergantino, paese di giostrai, c’è un museo particolarissimo, unico in Italia: quello Storico della Giostra e dello Spettacolo popolare. Consente  un viaggio immaginario nei luoghi della fantasia e nel gioco. E naturalmente è anche il capoluogo Rovigo ad offrire tanti stimoli culturali. L’ultima grande mostra nello storico Palazzo Roverella “Ossessione nordica” ha avuto un grandissimo successo.

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