Scienza, Ambiente & Salute

Alzheimer, speranze dalla proteina Tau

Demenza e degrado cognitivo: come affrontarle

La proteina Tau nel cervello di un paziente con diagnosi confermata di Alzheimer è stata identificata e fotografata. A scattare l'immagine ad alta definizione è stato un team di scienziati del Laboratorio di biologia molecolare del Medical Research Council (Mrc) nel Regno Unito e dell'Indiana University School of Medicine.

Lo studio ha una firma italiana Bernardino Ghetti che con Holly Garringer,  su 'Nature', hanno spiegato la scoperta , una delle più importanti degli ultimi 25 anni nel campo della ricerca sulla malattia di Alzheimer. In sostanza nel cervello dei malati di Alzheimer, la proteina Tau viene modificata in modo che, invece di adempiere alle sue funzioni normali, formi filamenti che si accumulano in grovigli, danneggiando le cellule nervose.

Di queste recenti acquisizioni si è discusso anche all'Alzheimer Fest svoltasi a  Levico Terme (14 - 16 settembre). La manifestazione nata nel 2017 pone al centro i bisogni e i desideri di una parte sempre più vasta di popolazione che soffre di una forma di demenza e vive il dramma del degrado cognitivo. Per sensibilizzare la comunità, far sentire meno soli i malati e le loro famiglie in modo più lieve e senza dimenticare quanto siano seri gli argomenti di cui si parla.

In Trentino i malati di Alzheimer sono circa 8mila (quasi tutti oltre i 65-70 anni) e si stima che nel 2030 saranno circa 10.600.

”La malattia non toglie di mezzo la vita” è il tema scelto per l’edizione di quest’anno, la seconda in assoluto e la prima in Trentino per una manifestazione che vuole porre al centro i bisogni e i desideri di una parte sempre più vasta di popolazione che soffre di una forma di demenza e vive il dramma del degrado cognitivo. L'evento ha radunato realtà sanitarie assistenziali, le associazioni di familiari, medici, operatori ed anche artisti con l’obiettivo di sensibilizzare la società sui bisogni dei malati di Alzheimer o delle persone che hanno altre forme di demenza.

 

 

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Commenti (0)

Articoli correlati