Arte, Cultura & Spettacoli

Ferdinandeum Museum, passeggiata nella storia

Innsbruck da scoprire: la pinacoteca vanta una deliziosa collezione fiamminga

E' un angolo italiano la facciata del museo in stile neorinascimentale fiorentino: una nota anomala nella asburgica Innsbruck. L'edificio che ospita il  Tiroler Landesmuseum chiamato "Ferdinandeum" è architettonicamente armonico colpisce per la cupola che richiama lo stile della città e racchiude l'aula centrale rotonda  pensata come sala per esporre le figure della fontana di Leopoldo. E' infatti museo sin dalla sua fondazione (1823) e in questo denota l'attenzione che già al tempo c'era per il patrimonio storico tirolese.

Non meno interessante la storia culturale conservata al Tiroler Ferdinandeum: nella quale è un piccolo quadro a calamitare gli sguardi: è il "vecchio con berretto in pelliccia"  che Rembrandt annoverava tra gli studi di teste. Tra i ritratti ci sono anche dipinti del Craffonara e il Claudio Monteverdi musicista dipinto nel 1630 da Bernardo Strozzi.

Al piano interrato la collezione Archeologica ospita reperti importanti dell'area tirolese orientale. Tra questi la più antica raffigurazione di una caccia alle lepri. Al primo piano si accede al Medioevo tra reliquari istoriati, arredi sacri e statue devozionali fino al gioiello: l'altare di Castel Tirolo (1370), il più antico altare a portelle di tutta l'area alpina.

Tra violini antichi del mestro Jakob Steiner e antichi pianoforti, il Ferdinandeum annovera capolavori di arte orafa del periodo barocco e deliziose stoviglie tra cui bicchieri d'epoca Biedermeier, fino ad arrivare alla sezione dedicata ai maestri del diciannovesimo secolo. E qui l'occhio spazia tra Oskar Kokoschka, Egon Schiele, Gustav Klimt e molti altri, fino ad arrivare alla sezione contemporanea. Qui purtroppo si sente subito la nostalgia e la voglia di tornare ...indietro: per riattingere all'armonia.

Tra le recenti mostre il 2018 è stato dedicato al "deserto fiorito" di Lucas Cranach, noto come Cranach il Vecchio, artista del '500. Amava il deserto, tanto che lo fece fiorire in selva, animata da belve docili, con un santo che traduceva la Bibbia: San Gerolamo ritratto in un paesaggio roccioso nel 1515  (una pittura su legno di Tiglio splendidamente conservata nei suoi colori originali) nella quale l'artista fa emergere ciò che le meditazioni del santo potevano produrre. L'arte di Cranach trasferisce la persona in un meta-tempo e in un meta-luogo tra fiere docili pienamente coinvolte nella gioia del traduttore della Bibbia. Il deserto fiorisce, si avvicina all'occhio dei contemporanei dell'artista, rimanda ad un deserto interiore che chiunque può sperimentare.

Cranach il Vecchio è annoverato accanto ad Albrecht Durer fra i pittori rinascimentali più significativi. Di lui si conoscono le nude dee dell'amore, i ritratti di Lutero e le Madonne (una di queste è l'immagine ritenuta miracolosa di Maria Ausiliatrice conservata nell'altare maggiore del Duomo fra le immagini più riprodotte dell'intero Arco Alpino). Ma c'è anche un Cranach completamente diverso, attratto dalla rappresentazione attenta della natura.

Era una moda del '400 raffigurare piante ed animali in contesti religiosi: il motivo risiede nel concetto stesso della creazione. La natura nel suo complesso riflette il soprannaturale, la fauna e la flora possono dunque trasmettere contenuti di ordine teologico o morale in forma di metafora in particolare vizi e virtù vengono associati a simboli legati alla natura. Cranach il vecchio fa suo il trend del tempo e concretizza la vittoria sui peccati da parte del penitente che torna tra le fiere, bestia tra le bestie, in una rappresentazione realistica assai dettagliata delle specie naturali. Il Rinascimento fu anche l'epoca delle scoperte caratterizzato dalla ricerca scientifica: opere di zoologia, manuali sulle piante ufficiali, erbari impegnano monaci e studiosi e gli studi di animali realizzati dalla bottega di Cranach testimonia un'attenta osservazione della natura vera e propria, specialità del pittore di corte divenne quindi (e soprattutto) la rappresentazione degli animali selvatici.

 

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Autore: Corona Perer

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