Arte, Cultura & Spettacoli

Vienna celebra Caravaggio e Bernini

Due geni (e tanto sentimento) al Kunsthistorisches Museum

(Vienna, 28 novembre 2019) - Il 29 settembre 1571 nasce a Milano Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: morirà presto, nel 1610, alle soglie dei 40 anni non ancora compiuti, dopo una vita burrascosa finita tragicamente, ma sufficiente a lasciare un profondo rinnovamento della tecnica pittorica: luce e ombra erano la sua specialità.

La tecnica che usa è nuova: la preparazione della tela è scura, sempre in doppio strato, composta da terre di diverso tipo, pigmenti e olio. Caravaggio parte dal nero e aggiunge soltanto i chiari e i mezzi toni, dipingendo solo le parti in luce. Di fatto non dipinge le figure nella loro interezza, ma solo una parte: non c'è pittura, c'è genio.

Vienna sta celebrando il Caravaggio con una mostra in cui alle sue opere del sono affiancate quelle di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) altro genio del suo tempo, ma in scultura. Il Kunsthistorisches Museum di Vienna ospita la mostra fino al 19 gennaio 2020 a cura di Gudrun Swoboda. Dopo la tappa viennese, l'esposizione si trasferirà dal 14 febbraio al 7 giugno al Rijksmuseum di Amsterdam.

L'uno bergamasco, l'altro napoletano, hanno in comune  il merito di aver portato pathos ed eros nell'arte del periodo. In piena controriforma, cambiarono radicalmente il modo di rappresentare i santi, riportandoli a terra, raffigurandoli con le loro paure e sentimenti, cercando e trovando l'uomo che era in loro per colpire l'occhio umano che si trovava al cospetto della loro umanità-divina. Era  'la scoperta dei sentimenti' ed anche  il riabilitare il coraggio umano di essere santi, qualcosa che oggi piacerebbe anche a Papa Francesco.

Circa un'ottantina di opere narrano la rivoluzione artistica dei due artisti in epoca barocca. Per l'occasione sono giunte nella capitale austriaca opere dagli Stati Uniti alla Russia, dall'Olanda all'Italia.

La mostra  prende  le mosse dalla testa  di un giovane  (forse l'Arcangelo Gabriele) scolpita nel 1605 da Francesco Mochi. Il giovanetto ha riccioli uniforni, eccettuato un ciuffo ribelle e scomposto che sembra dare il “la” a quella rivoluzione estetica di cui Caravaggio a Bernini furono protagonisti proprio ad inizio '600. A Mochi offre un contraltare la testa della Medusa scolpita da Bernini, dove la smorfia impressa sul volto trova spiegazione nei serpenti che - pur immobili nella pietra - sembrano disturbare  la Medusa.

Accanto alla Medusa c'è il Narciso di Caravaggio, colto in un altro moto: il turbamento d'amore... per sé. Con la mano sinistra accarezza l'acqua dove contempla la propria immagine. Turbamento, carne, scherzo, passione emergono dalle opere che ben sintetizzano la rivoluzione introdotta nella estetica del tempo. Il “fanciullo punto da una lucertola” venuto da Firenze, concentra l'azione su un altro sussulto che provoca lo scivolamento della veste, per il piacere del pittore che non disdegnava ...di accompagnarsi ai giovanetti.

Le opere di Bernini e Caravaggio sono contrapposte ad altre coeve che attingono al mito o alla religione e che con altre soluzioni formali destano pathos. E' il caso del “Massacro degli innocenti” di Guido Reni che mantiene l'eleganza di stampo rinascimentale pur nella drammaticità del contesto. Ci sono poi tre opere su Davide e Golia, ma Caravaggio, contrapposto  ad analoghe opere di Antonio d'Enrico e a quello di Valentin de Boulogne, mantiene una indiscussa superiorità.

Incorreggibile il Caravaggio nella tentazione di andare sempre controcorrente, come quando dipinge un anomalo Giovanni Battista, piccolo e nudo. Nell'estasi di San Francesco è un tenero angelo a sorreggere e confortare il santo ferito e sofferente. Il tutto si confronta con le estasi erotiche di Santa Teresa e Maria Maddalena, una delle quali opere di Artemisia Gentileschi l'unica pittrice documentata in mostra, una delle poche del periodo e certamente quella che meglio raccoglie la lezione di Caravaggio. 

Tra sacro e profano la mostra raduna Guercino, Poussin, Saraceni e Carracci. Bernini giganteggia come scultore ma anche come pittore regalando ai posteri non solo busti di notabili e cardinali, ma anche un autoritratto a 35 anni che rivela la sua bravura (l'opera fu acquisita dal cardinale Leopoldo de Medici nel 1674). A poca distanza dalla sua composta raffigurazione c'è l'opera più istituzionale (almeno nello stile) di  Caravaggio, anche se l'artista non rinuncia al suo guizzo ritraendo il futuro papa Urbano VIII distratto dalla lettura di alcune rime amorose che  - con le dita sulla pagina -  tiene il segno. E' quella attenzione psicologica che fa di Caravaggio il vero innovatore.

Il  Kunsthistorisches Museum di Vienna conserva di Caravaggio l'imponente ''Madonna del Rosario'' dove non si capisce bene chi vede davvero la Madonna, se chi la indica (San Domenico) o chi la venera (il popolo), ed il ''Cristo incoronato di spine'' dove chi assiste, chi infligge e chi è inflitto costituiscono un fermo immagine di grande emotività lirica. La curatrice Gudrun Swoboda segnala proprio in questa l'opera più significativa del periodo.

E' dunque una mostra assolutamente imperdibile che sta già richiamando moltissimi turisti europei, ed anche italiani, perchè è la più grande sinora realizzata su Caravaggio. Infatti se si considera che lavorò solo 15 anni e che di lui sono note 60 opere, esattamente 11 sono a Vienna: mai le mostre sinora realizzate su Caravaggio ne avevano ospitate altrettante.

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