Arte, Cultura & Spettacoli

Caravaggio, vita spericolata

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

Il 29 settembre 1571 nasce a Milano Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: morirà presto, nel 1610, alle soglie dei 40 anni non ancora compiuti, dopo una vita burrascosa finita tragicamente, ma sufficiente a lasciare un profondo rinnovamento della tecnica pittorica: luce e ombra erano la sua specialità. La tecnica che usa è nuova: la preparazione della tela è scura, sempre in doppio strato, composta da terre di diverso tipo, pigmenti e olio. Caravaggio parte dal nero e aggiunge soltanto i chiari e i mezzi toni, dipingendo solo le parti in luce. Di fatto non dipinge le figure nella loro interezza, ma solo una parte: non c'è pittura, c'è genio.

"Caravaggio – racconta Vittorio Sgarbi  - è doppiamente contemporaneo. È contemporaneo perché c'è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l'importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l'Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un'epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un'attualizzazione, un'interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio."

La rivoluzione estetica di cui Caravaggio fu  protagonista assoluto ad inizio '600 si nota nel Narciso  colto nel turbamento di sé. Con la mano sinistra accarezza l'acqua dove contempla la propria immagine. Turbamento, carne, scherzo, passione emergono dalle opere che ben sintetizzano la rivoluzione introdotta nella estetica del tempo. Il “fanciullo morso da un ramarro” concentra l'azione su un altro sussulto che provoca lo scivolamento della veste, per il piacere del pittore che non disdegnava ...di accompagnarsi ai giovanetti.

L'arte di Caravaggio è celebrata ovunque nel mondo.

A Vienna il  Kunsthistorisches Museum (a cui si riferscono le immagini di questa pagina) gli ha dedicato una straordinaria mostra  a cura di Gudrun Swoboda in cui alle sue opere sono state affiancate quelle di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) altro genio del suo tempo, ma in scultura.

L'uno bergamasco, l'altro napoletano, hanno in comune  il merito di aver portato pathos ed eros nell'arte del periodo. In piena controriforma, cambiarono radicalmente il modo di rappresentare i santi, riportandoli a terra, raffigurandoli con le loro paure e sentimenti, cercando e trovando l'uomo che era in loro per colpire l'occhio umano che si trovava al cospetto della loro umanità-divina. Era  'la scoperta dei sentimenti' ed anche  il riabilitare il coraggio umano di essere santi, qualcosa che oggi piacerebbe anche a Papa Francesco.

Il  Kunsthistorisches Museum di Vienna conserva di Caravaggio l'imponente ''Madonna del Rosario'' dove non si capisce bene chi vede davvero la Madonna, se chi la indica (San Domenico) o chi la venera (il popolo), ed il ''Cristo incoronato di spine'' dove chi assiste, chi infligge e chi è inflitto costituiscono un fermo immagine di grande emotività lirica. La curatrice Gudrun Swoboda segnala proprio in questa l'opera più significativa del periodo.

Incorreggibile il Caravaggio nella tentazione di andare sempre controcorrente, come quando dipinge un anomalo Giovanni Battista, piccolo e nudo. Nell'estasi di San Francesco è un tenero angelo a sorreggere e confortare il santo ferito e sofferente.  A Vienna l'opera è stata posta accanto alle estasi erotiche di Santa Teresa e Maria Maddalena, una delle quali opere di Artemisia Gentileschi l'unica pittrice documentata in mostra, una delle poche del periodo e certamente quella che meglio raccoglie la lezione di Caravaggio che non rinuncia mai al suo guizzo: ad esempio ritraendo il futuro papa Urbano VIII distratto dalla lettura di alcune rime amorose che  - con le dita sulla pagina -  tiene il segno. E' quella attenzione psicologica che fa di Caravaggio il vero innovatore.

Le opere di Caravaggio che abbiamo visto a Vienna oltre che essere affiancate a quelle del Bernini sono state contrapposte ad altre coeve che attingono al mito o alla religione e che con altre soluzioni formali destano pathos. E' il caso del “Massacro degli innocenti” di Guido Reni che mantiene l'eleganza di stampo rinascimentale pur nella drammaticità del contesto. La mostra a Vienna ha richiamato moltissimi turisti europei, ed anche italiani, essendo la più grande sinora realizzata su Caravaggio. Infatti se si considera che lavorò solo 15 anni e che di lui sono note 60 opere, esattamente 11 sono a Vienna: mai le mostre sinora realizzate su Caravaggio ne avevano ospitate altrettante.

Dopo la tappa viennese (alla quale si riferiscono le nostre immagini), l'esposizione è poi andata al Rijksmuseum di Amsterdam.
(corona perer)

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