Arte, Cultura & Spettacoli

Caravaggio e Bernini sono ora ad Amsterdam

I due geni fino al 7 giugno 2020 al Rijksmuseum

Il 29 settembre 1571 nasce a Milano Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: morirà presto, nel 1610, alle soglie dei 40 anni non ancora compiuti, dopo una vita burrascosa finita tragicamente, ma sufficiente a lasciare un profondo rinnovamento della tecnica pittorica: luce e ombra erano la sua specialità. La tecnica che usa è nuova: la preparazione della tela è scura, sempre in doppio strato, composta da terre di diverso tipo, pigmenti e olio. Caravaggio parte dal nero e aggiunge soltanto i chiari e i mezzi toni, dipingendo solo le parti in luce. Di fatto non dipinge le figure nella loro interezza, ma solo una parte: non c'è pittura, c'è genio.

L'arte di Caravaggio è stata celebrata a Vienna dal  Kunsthistorisches Museum in  una straordinaria mostra  a cura di Gudrun Swoboda in cui alle sue opere sono state affiancate quelle di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) altro genio del suo tempo, ma in scultura. Dopo la tappa viennese (alla quale si riferiscono le nostre immagini), l'esposizione si è trasferita dal 14 febbraio 2020 al Rijksmuseum di Amsterdam dove resterà fino al 7 giugno per "Caravaggio - Bernini: Baroque in Rome".

L'uno bergamasco, l'altro napoletano, hanno in comune  il merito di aver portato pathos ed eros nell'arte del periodo. In piena controriforma, cambiarono radicalmente il modo di rappresentare i santi, riportandoli a terra, raffigurandoli con le loro paure e sentimenti, cercando e trovando l'uomo che era in loro per colpire l'occhio umano che si trovava al cospetto della loro umanità-divina. Era  'la scoperta dei sentimenti' ed anche  il riabilitare il coraggio umano di essere santi, qualcosa che oggi piacerebbe anche a Papa Francesco.

Circa un'ottantina di opere narrano la rivoluzione artistica dei due artisti in epoca barocca. Per l'occasione sono giunte nella capitale austriaca opere dagli Stati Uniti alla Russia, dall'Olanda all'Italia.

Gudrun Swoboda ha fatto partire la narrazione dalla testa  di un giovane  (forse l'Arcangelo Gabriele) scolpita nel 1605 da Francesco Mochi. Il giovanetto ha riccioli uniforni, eccettuato un ciuffo ribelle e scomposto che sembra dare il “la” a quella rivoluzione estetica di cui Caravaggio a Bernini furono protagonisti proprio ad inizio '600. A Mochi offre un contraltare la testa della Medusa scolpita da Bernini, dove la smorfia impressa sul volto trova spiegazione nei serpenti che - pur immobili nella pietra - sembrano disturbare  la Medusa.

Alla Medusa fa eco il Narciso di Caravaggio, colto nel turbamento di sé. Con la mano sinistra accarezza l'acqua dove contempla la propria immagine. Turbamento, carne, scherzo, passione emergono dalle opere che ben sintetizzano la rivoluzione introdotta nella estetica del tempo. Il “fanciullo punto da una lucertola” venuto da Firenze, concentra l'azione su un altro sussulto che provoca lo scivolamento della veste, per il piacere del pittore che non disdegnava ...di accompagnarsi ai giovanetti.

Le opere di Bernini e Caravaggio a Vienna sono state contrapposte ad altre coeve che attingono al mito o alla religione e che con altre soluzioni formali destano pathos. E' il caso del “Massacro degli innocenti” di Guido Reni che mantiene l'eleganza di stampo rinascimentale pur nella drammaticità del contesto. Ci sono poi tre opere su Davide e Golia, ma Caravaggio, contrapposto  ad analoghe opere di Antonio d'Enrico e a quello di Valentin de Boulogne, mantiene una indiscussa superiorità.

Incorreggibile il Caravaggio nella tentazione di andare sempre controcorrente, come quando dipinge un anomalo Giovanni Battista, piccolo e nudo. Nell'estasi di San Francesco è un tenero angelo a sorreggere e confortare il santo ferito e sofferente. Il tutto si confronta con le estasi erotiche di Santa Teresa e Maria Maddalena, una delle quali opere di Artemisia Gentileschi l'unica pittrice documentata in mostra, una delle poche del periodo e certamente quella che meglio raccoglie la lezione di Caravaggio. 

Il  Kunsthistorisches Museum di Vienna conserva di Caravaggio l'imponente ''Madonna del Rosario'' dove non si capisce bene chi vede davvero la Madonna, se chi la indica (San Domenico) o chi la venera (il popolo), ed il ''Cristo incoronato di spine'' dove chi assiste, chi infligge e chi è inflitto costituiscono un fermo immagine di grande emotività lirica. La curatrice Gudrun Swoboda segnala proprio in questa l'opera più significativa del periodo.

Tra sacro e profano lGuercino, Poussin, Saraceni e Carracci, Bernini giganteggia come scultore ma anche come pittore regalando ai posteri non solo busti di notabili e cardinali, ma anche un autoritratto a 35 anni che rivela la sua bravura (l'opera fu acquisita dal cardinale Leopoldo de Medici nel 1674).  Caravaggio, non rinuncia mai al suo guizzo ritraendo il futuro papa Urbano VIII distratto dalla lettura di alcune rime amorose che  - con le dita sulla pagina -  tiene il segno. E' quella attenzione psicologica che fa di Caravaggio il vero innovatore.

La mostra a Vienna ha richiamato moltissimi turisti europei, ed anche italiani, essendo la più grande sinora realizzata su Caravaggio. Infatti se si considera che lavorò solo 15 anni e che di lui sono note 60 opere, esattamente 11 sono a Vienna: mai le mostre sinora realizzate su Caravaggio ne avevano ospitate altrettante.

Lo stesso successo non mancherà ad Amsterdam.
(corona perer)

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