Arte, Cultura & Spettacoli

L'uomo ha sempre avuto bisogno di idoli

I reperti della Fondazione Giancarlo Ligabue

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito la necessità di rappresentare la figura umana: con i graffiti e le pitture murali, ma anche in forma tridimensionale. Da quei lontanissimi tempi, fin dall’età paleolitica, ci è giunta un’immensa quantità di statuette realizzate in diversi materiali riproducenti tratti umani.

Quale fosse il loro significato - valore simbolico, religioso o di testimonianza, espressione di concetti metafisici, funzione rituale o “politica” - e quali soggetti realmente rappresentassero, rimane ancora un mistero. Quello che invece è certo risiede nel bisogno dell’individuo in ogni tempo di eprimersi, nei suoi sogni e nelle sue paure.

Nel cammino di questa necessità di rappresentare l'indicibile, si trovano dapprima figure femminili, poi con l’affermarsi di società sempre più strutturate, saranno soprattutto gli uomini a divenire protagonisti: dei, sovrani, eroi. Ma è spesso la donna a dominare come le famose “Dee Madri” (raffigurazioni femminili particolarmente prospere nei seni e nei fianchi, simbolo forse del potere della Terra, della Maternità e della Fertilità) -provenienti dalle Isole Cicladi, dall’Anatolia Occidentale, dalla Sardegna, ma anche dall’Egitto, dalla Spagna, dalla Mesopotamia o dalla Siria.

Di questa necessità culturale quasi innata, ha dato conto la mostra ''Idoli'' (dal greco eídolon, immagine) - promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, curata da Annie Caubet, conservatrice onoraria del Musée du Louvre, un viaggio affascinante nel tempo e nello spazio: il primo tentativo di confronto dall’Oriente all’Occidente, di opere raffiguranti il corpo umano del 4000-2000 a.C.

Attraverso 100 straordinari reperti – alcuni eccezionali per l’importanza storico-scientifica e la rarità – e grazie ad un apparato didattico coinvolgente, è stato possibile percorrere un ampio spazio geografico, che si estende dalla Penisola Iberica alla Valle dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico fino ai remoti confini dell’Estremo Oriente, in un’epoca di grande transizione, in cui i villaggi del Neolitico si evolvono a poco a poco nelle società urbane dell’Età del Bronzo. Per dimostrare ancora una volta l'importanza che le rappresentazioni della figura umana hanno avuto nello sviluppo della cultura dei popoli indoeuropei.

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