Arte, Cultura & Spettacoli

Palazzo Fortuny a Venezia

Un museo, una casa, quasi una leggenda

Costruito nel Quattrocento, l’edificio è stato ampliato e trasformato nel corso dei secoli. Colpisce subito per l’imponenza della sua facciata sul rio di Ca’ Michiel  ma si entra dal campo di San Beneto. E' architettura veneziana di  pregio: ammaliano le due eptafore del primo e del secondo piano nobile, e nelle sue sale si respira una luce speciale.

Sviluppato su di un edificio precedente, sorto come fondaco commerciale, presenta interni raffinati, architravi lignei e  pilastri in marmo scolpito. Nelle sue stanze si diedero numerose e memorabili feste, tra arredi di grande pregio.

Notevoli le opere d’arte che la famiglia Pesaro vi aveva raccolto e che si potevano ammirare al suo interno: ma  verso la fine del XVII secolo la discendenza si divise tra quella maschile dei Pesaro di S.Beneto e quella femminile di  Elena Pesaro, ultima erede diretta dei Pesare di S.Stae. Dal 1720 al 1825 circa il palazzo risulta affittato: ospitò tra gli altri la Tipografia Albrizzi, ma anche società musicali come l’ ”Accademia degli Orfei” dal 1786, e poi la “Società Apolinnea” in seguito trasferitasi presso il Teatro “La Fenice”.

Nella seconda metà dell’Ottocento l’edificio venne frazionato in numerosi appartamenti con la conseguente creazione di nuove comunicazioni verticali e orizzontali per ospitare circa 350 persone di umili condizioni. E’ Mariano Fortuny Madrazo, pittore, stilista, scenografo e designer spagnolo naturalizzato italiano, ad esserne attratto. Arriva in questa bellezza architettonica nel 1898, occupando una enorme stanza posta nel sottotetto dell’edificio (rimasta intatta). Ne fece il proprio studio iniziando passo dopo passo un lavoro di recupero dell’edificio e riportando equilibrio e proporzione.

Dopo un primo utilizzo dedicato alle sue sperimentazioni artistiche e scenotecniche, Fortuny elesse il palazzo Pesaro-Orfei a propria dimora. Installato un piccolo laboratorio nel 1907, assieme alla sua compagna e musa ispiratrice Henriette Nigrin che sposerà nel 1924, trasforma in poco tempo due interi piani del palazzo in atelier per la creazione e la stampa di abiti e tessuti in seta e velluto.

Mariano Fortuny creava mentre Henriette dirigeva il laboratorio curandone la parte più difficile, quella della colorazione. Dopo la morte di Fortuny, avvenuta nel 1949 Il palazzo fu donato nel 1956 al Comune di Venezia per essere “utilizzato perpetuamente come centro di cultura in rapporto con l’arte”, com’è espressamente indicato nell’atto notarile; l’amministrazione cittadina di fatto ne ebbe pieno possesso solo nel 1965, data della morte della vedova Henriette.

Nel 1975 divenne museo, e nel corso degli anni centro di attività espositive dedicate alle arti visive, conservando però intatte le caratteristiche di ciò che fu lo studio preferito al primo piano nobile di Mariano Fortuny. Cosi come intatta è la sua preziosa biblioteca ricchissima anch’essa di arredi, di oggetti e di preziosi volumi d’arte e di tecnica.

Dalla raccolta dei dipinti, ai preziosi tessuti che rivestono interamente le pareti, alle celebri lampade, tutto è testimonianza della geniale ispirazione dell’artista tra sperimentazione e innovazione, tutto è testimonianza della sua presenza sulla scena intellettuale e artistica internazionale a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Una visita a Palazzo Fortuny è secondo noi la tappa obbligata di qualsiasi viaggio a Venezia.

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